DIFENDI LE TUE IDEE

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venerdì 27 ottobre 2017

Senza popolo e senza leader

Un articolo da leggere, Marcello Veneziani con un pizzico di ironia spiega questo obrobrio di Legge Elettorale partorita dalle menti dei cosiddetti Moderati, gli uomini della sciagura dei nostri tempi...

Sebastiano Campo


Senza popolo e senza leader




Evviva, habemus Rosatellum. Giuro che non vi infliggerò un’ennesima immersione, da palombari, nei segreti sommersi della legge elettorale, nei suoi meccanismi infernali e nella contabilità su chi ci guadagna e chi ci perde, chi è rimasto fregato e chi crede di averci guadagnato e invece sarà beffato, o viceversa.
No, vorrei tornare in superficie, e recuperare una visione politica d’insieme.
Da una legge elettorale noi ci aspettiamo due requisiti: che garantisca la rappresentanza e la governabilità. Il primo requisito coincide con la volontà popolare, il secondo con la certezza che dalle urne esca un governo o quantomeno una maggioranza di governo.
La legge Rosato che è stata approvata ieri dal Senato in via definitiva (ma non eterna, vedrete che sarà presto rimessa in discussione), non garantisce né l’una né l’altra. Non si tratta di vedere chi se ne avvantaggia e chi ci rimette, perché la questione più grave investe l’Italia e il popolo sovrano.
La rappresentanza, come ormai è ben chiaro, non viene scelta dall’elettore se non in piccola parte e in modo assai indiretto; sono le oligarchie, i capi partito a decidere chi mandare in parlamento. E grazie all’alchimia dei dosaggi, delle liste e delle coalizioni, un voto passa da così tante rifrazioni che entra in un modo ed esce in un altro. La volontà popolare si riduce dunque a La Traviata.
Però, noi disperati elettori, ci accontenteremmo almeno di mezzo risultato: almeno ci darà un governo, cioè una maggioranza che avrà i numeri per governare senza trescare e inciuciare, un leader che viene designato come premier, un governo che abbia le premesse per durare l’arco di una legislatura? Macché.
In questo quadro tripolare e frammentato, più frattaglie sparse, la legge elettorale non garantisce che chi prende un voto più degli altri, partito o coalizione che sia, abbia poi i numeri per governare.
E non c’è nemmeno il paracadute del doppio turno per cui se la situazione esce spezzettata al primo colpo, c’è perlomeno un secondo turno in cui si decreta un vincitore. No. L’apparentamento non avviene prima del voto ma dopo.
Questa legge sembra fatta apposta per il compromesso, per la grande coalizione al centro tra renziani e berlusconiani, più contorno di centrini e chicista, un partito governativo che nasce sempre, a conti fatti.
Ora, noi scafati e ormai provati da ogni esperienza, non ci lasciamo spaventare nemmeno da questa prospettiva e diciamo: va bene, nasce un bel governone di unità nazionale. Ma per far cosa? Qual è la linea su cui convergerebbero, il grande disegno politico, le riforme da approvare insieme, la leadership riconosciuta su cui puntare? Silenzio.
Non ci sarebbe una linea ma un accrocco, non c’è un disegno se non quello di andare al governo in condominio e spartirsi un po’ di ministeri, non ci sono riforme condivise perché verranno rimandate a quel domani impossibile quando “governeremo da soli”; e non c’è un leader riconosciuto da entrambi ma si dovrà arrivare a un vicario, un non-leader di compromesso, un profilo basso, se non una mezzacalzetta, che sia pronto a obbedire ai suoi due grandi elettori, senza scontentare gli altri mandanti del governo.
Ecco il quadro.
Siamo preoccupati? Ma no, dai, come fai a essere ancora preoccupato dopo tante delusioni e fallimenti, come fai a sentirti in pericolo se hai la certezza che la cosa non andrà avanti per molto?
Dunque, niente. Aspettando godot, cioè la politica, quella seria, quella che decide e rappresenta i popoli, ci limitiamo a vivere alla giornata e vedremo passare davanti a noi, sul Tevere, dopo averle viste armate per il conflitto tra loro, carcasse di destra, di centro, di sinistra, trascinate insieme dalla corrente. Più qualche gorgo a cinque stelle.
Va’ dove ti porta il quorum.

MV, Il Tempo 27 ottobre 2017

lunedì 23 ottobre 2017

LA GLOBALIZZAZIONE, IL CETA E LA FINE DELL' UTOPIA MADE IN USA

CETA , il nuovo trattato di scambio merci e professioni tra Europa e Canada, un modo per aggirare il fallimento del TTP, in questo modo le multinazionali più note degli Stati Uniti potranno con un' estrema facilità aggirare i dazi , creando , se già non hanno, la loro sede legale in Canada.
 Il tutto viene fatto negli interessi di questi colossi industriali a discapito dei consumatori, dei lavoratori e delle piccole e medie aziende .

Sebastiano Campo




LA GLOBALIZZAZIONE, IL CETA E LA FINE DELL' UTOPIA MADE IN USA. SE N'E' DISCUSSO A LEFT LAB.



- "Il CETA è un accordo quadro che intende proseguire sulla stessa strada dove il Ttip ha fallito, con un' impronta tutta statunitense, che tuttavia dovrà tenere conto anche di altre globalizzazioni nel mondo". 
E' questo, in estrema sintesi, il sunto di quanto spiegato dal professor Fabrizio Ghilardi venerdì sera nella sede di Left Lab, in via filippino, in occasione del primo appuntamento nazionale con un accademico a solo un mese dalla approvazione del trattato commerciale.
Ghilardi, spronato dal collega Lucarini, ha sottolineato la scarsa democraticità dell'accordo: "Il Ceta, del quale ancora non si sa molto, considerato che è ancora in una fase di sperimentazione, viene criticato da più parti, per esempio da Coldiretti, perché penalizzerebbe e metterebbe in crisi alcuni settori come quello agricolo, della carne, del grano, etc... , tuttavia uno degli aspetti più importanti, ma soprattutto densi di conseguenze per noi europei e per la stessa Unione, è che questo trattato, che prevede la liberalizzazione dei commerci tra i paesi della UE e appunto il Canada, di fatto finisce per favorire quasi esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti. In pochi, infatti, hanno chiaro che gli USA c'entrano eccome, perché quasi tutte le multinazionali statunitensi hanno la sede legale appunto in Canada, spesso al confine, quindi attraverso il Canada possono arrivare con le loro merci in Europa senza problemi, visto l'abbattimento del 98% dei dazi doganali tra Canada e Europa, sfruttando appunto il CETA. Anche nel caso in cui Trump ponesse dazi alle merci europee.
Ghilardi, dopo aver ricordato che vi sarà una liberalizzazione anche nella libera professione (ha portato l'esempio degli avvocati), ha spiegato come non si tratti del primo accordo tra queste 2 aree del pianeta, infatti negli anni ' 70, quindi circa 40 anni fa, aveva già fatto qualcosa di simile con le allora comunità europee. Ci sarebbe dunque da domandarsi se quel trattato di allora funzionò oppure no. La risposta di Ghilardi è un NI, qui entra nel dibattito la differenza di opinioni che il professore ha nei confronti dell' attuale primo ministro Justin Trudeau e suo padre, Pierre Elliott Trudeau, il leggendario e carismatico primo ministro canadese tra i settanta e gli ottanta del secolo scorso: sostanzialmente negativo sul primo, positivo sul padre (che Ghilardi ha conosciuto e incontrato personalmente). "Direi che non si puo' dire tale padre e tale figlio - ha detto Ghilardi - in tal caso, anzi, perché se l'attuale premier, per carità molto popolare e fotogenico, fa una politica soltanto a parole a favore dell'ecologia e dell'interesse generale, ma in realtà si sottopone agli interessi di Washington, ebbene il padre sapeva anche dire dei no agli Stati Uniti e alla politica statunitense.
Si torna quindi un' altra volta al cuore del problema: che lo si chiami Ttip, Ceta o Nafta, la questione è che tutti questi trattati sono parte di un' unica ideologia, quella della globalizzazione made in Usa, che come tale persegue gli interessi degli Stati Uniti, lasciando ai partner solo le briciole. "Alla Conferenza di Bretton Woods - ha spiegato l'accademico - gli Stati Uniti dettarono le regole mondiali, certamente a favore dei propri interessi, ma con un' utopia positiva che nel corso degli anni si è persa. Dalla fine della guerra fredda - continua Ghilardi - nel biennio 1989/1991 con l'ideologia della globalizzazione statunitense, che attenzione è solo una delle tante globalizzazioni, non certo l'unica, si sono fatti da parte statunitense una serie di errori madornali che hanno portato all'attuale situazione geopolitica: dal rapporto con la Russia, alla strategia in Siria. Non è un caso che una presenza del gigante russo nel Mediterraneo contrasti con l'idea di globalizzazione che hanno in mente a Washington". Ghilardi ha anche ricordato come in fondo la stessa ISIS in Iraq e in Siria, in Medio Oriente, sia nata e sia cresciuta anche per gli errori della Clinton, che hanno portato per mettere in crisi la stessa NATO con tutto quello che sta succedendo nella Turchia di Erdoğan.
Ghilardi ha speso una parola per criticare chi dà una visione troppo ideologica della questione dei trattati: "Spesso sento criticare accordi commerciali come il Ceta, appunto, il Ttip o il Nafta, soprattutto da un punto di vista ideologico e con una certa dose di superficialità, quando invece secondo me il problema è ancora più profondo rispetto a un generico anti americanismo di maniera, poiché è in gioco addirittura la stessa democrazia". "Mi pare che oggi - ha continuato Ghilardi - il governato sia addirittura felice di assoggettarsi al governante", citando "Il Discorso sulla servitù volontaria, forse l'opera più nota di Étienne de La Boétie.
Infine, e qui almeno a parere di chi scrive, l'accademico dà il meglio di sé, un audace ma centrato paragone storico tra l'attualità e la politica dell' ENI sotto Enrico Mattei: Ghilardi osserva come nel mondo attuale non esista un' unica globalizzazione a stelle e strisce, ma come vi sia anche un altro modello di globalizzazione, ovvero quello della via della seta, quello pensato in Cina. "Esistono altre prospettive a livello globale, per esempio in Cina, dove rispetto al Ceta e all'ideologia statunitense o occidentale, ebbene esiste un' altra proposta di globalizzazione, che proprio come nel caso di Mattei, prevede numerosi vantaggi in più per i paesi coinvolti nella globalizzazione cinese. Da punto di vista sembra quindi essere molto più pragmatica e forse anche più efficace e attrattiva".


Marco Toccafondi

Prove tecniche di separazione

Questo articolo di Marcello Veneziani mette a nudo tutte le contraddizioni Italiche, c’è poi un passaggio che avvalora la mia tesi e che cerco sempre di far notare : la nascita delle Regioni, il trasferimento di competenze e poteri a livello regionale, è stata l’inizio del declino Italiano .

Sebastiano Campo

Prove tecniche di separazione


Oggi noi italiani di Roma, del sud, del centro-nord, del nord-ovest e delle isole, saremo spettatori inermi del referendum lombardo-veneto per l’autonomia delle due regioni.
In un paese serio, visti i risultati disastrosi delle regioni a statuto autonomo, a partire dalla Sicilia, si farebbe il processo inverso: abolire l’autonomia e i privilegi concessi a 5 e poi a 6 regioni italiane.
Da noi, invece, si indice un referendum per allargare l’autonomia alle due regioni più ricche; e per tenere buoni noialtri del piano di sotto, noi restanti quattro quinti d’Italia, ci promettono che poi l’autonomia verrà estesa a tutto il Paese.
Io vorrei fare un discorso sul passato e uno sul futuro. Se dovessimo giudicare dall’esperienza passata, la nascita delle regioni, il trasferimento di competenze e poteri a livello regionale, è stata l’inizio del declino italiano.
Un paese che bene o male era cresciuto, si era unificato, alfabetizzato e modernizzato con uno stato centrale più un centinaio di province e di prefetture, cominciò a sfasciarsi quando furono introdotte le regioni nel 1970. E la marcia proseguì quando furono potenziate e accresciute le loro competenze con le modifiche del titolo quinto della Costituzione.
L’esperienza dunque ci dice che dare più autonomia e più poteri alle regioni è stata una sciagura progressiva; perseverare ora su quella linea è diabolico.
L’esperienza passata poi ci ricorda che chi ora reclama l’autonomia delle Regioni fino a pochi anni fa credeva in un’entità misteriosa detta Padania e aveva un sogno nel cassetto, la Secessione.
Ora se glielo ricordi ti danno del matto; ma erano loro, giuro che erano proprio loro, gli stessi autonomisti di oggi, a chiedere la secessione. È lecito pensare, visti i loro precedenti, che il referendum rientra nelle prove tecniche di separazione?
E qui dai ricordi del passato passiamo nel futuro transitando dal presente.
Avete presente quel che sta succedendo in Catalogna? Beh, tutto cominciò con la richiesta di maggiore autonomia; e poi si è arrivati a questa mezza guerra civile, a questa guerra di secessione fuori tempo e fuori luogo, che sta creando più danni che vantaggi non solo al resto della Spagna ma anche alla Catalogna medesima.
E allora mettendo insieme l’aspirazione del passato, l’esperienza delle regioni, e in particolare quelle a statuto speciale, più gli esempi del presente catalano, dico: ma dove pensate che porti alla fine della fiera la richiesta di autonomia?
A uno sfilarsi delle due regioni-locomotiva, come sono definite dai loro apologeti, dal resto del treno.
È ragionevole ridiscutere l’uso e l’abuso delle risorse fiscali ed è ragionevole studiare e varare una maggiore corrispondenza tra territorio e prelievo; ma se la parola chiave è autonomia, sai dove comincia e non sai dove va a finire.
Vivendo poi in un paese malato di egoismo, di fuga nel privato, di liberismo selvatico, seppure con protezione statale, l’autonomia regionale sottende la tentazione della separazione in casa. L’Italia va male? Scarichiamoci dell’Italia, pensiamo alla Lombardia, al Veneto, via via restringendo sempre più il nostro orizzonte.
Meno siamo meglio stiamo.
Per questo da italiano, da romano, da meridionale, da nazionalista ma anche da europeista, mi dico contrario all’autonomia e mi auguro che questo referendum serva più a scoraggiare che a incoraggiare il processo di frantumazione dell’Italia.
Un paese spappolato, spacchettato, sfasciato conta ancor meno a livello internazionale ed europeo e riesce sempre meno a opporre un argine alla colonizzazione economica, alla speculazione finanziaria e agli sbarchi di migranti.
Mi spiace per Zaia e Maroni che sono due buoni governatori, e mi spiace per tutti coloro che per ragioni etnico-elettorali, da Salvini a Berlusconi alla destra lombardo-veneta, ai giornali milanesi, più qualche romano in cerca di candidatura leghista, sostengono compatti questo referendum.
C’è persino la ridicola pensata del Pd che esprime un “si critico” al referendum e non ho capito come si esprime sulla scheda elettorale: tracceranno una croce ricamatata a uncinetto sul si, accluderanno obiezioni e arabeschi alla scheda, apriranno un dibbbattito con gli scrutatori?
Meglio non andare a votare, meglio esprimere netta e lineare la propria contrarietà. O se siete di sinistra inventatevi un “no critico”, cioè state a casa anziché andare al seggio ma discutete tutto il giorno sul referendum. Ma una cosa sia chiara.
L’Italia non è una cucina scomponibile, da smontare all’occorrenza. È una patria, non un mobile Ikea.

MV, Il Tempo 21 ottobre 2017

giovedì 19 ottobre 2017

Una valigia di speranze

Una valigia di speranze

Emigrazione italiana

Ormai 5 milioni gli Italiani residenti all'estero

Emigrante, una parola che, per uno strano quanto inconcepibile pudore, si stenta a pronunciare, eppure l’anno scorso 124.076 Italiani hanno riempito la loro valigia di speranze trasformandosi in emigranti.
Si raggiunge così il considerevole numero di 4.973.942 connazionali iscrittisi all’anagrafe dei residenti all’estero, un popolo che rappresenta l’8,2% della popolazione residente in Italia. 
La Lombardia, con 22.981 unità, è la regione con il maggior numero di espatri nel 2016, la seguono il Veneto (11.611), la Sicilia (11.501), il Lazio (11.114), il Piemonte (9.022), l'Emilia Romagna (8.826) la Campania (8.074) e la Toscana (6.502).
Dove sono andati?
Le nazioni che hanno registrato i nostri maggiori arrivi state il Regno Unito (24.771), la Germania (19.178), la Svizzera (11.759) e la Francia (11.108). L'Argentina resta comunque la terra con il maggior numero di nostri emigrati (804.696) seguita dalla Germania (723.846) e dalla Svizzera (606.578).
E' quanto rilevato alla data 1 gennaio 2017 e reso pubblico oggi dalla Fondazione Migrantes presentando la XII edizione del suo Rapporto Italiani nel mondo (curatrice Delfina Licata a cui nove mesi fa venne conferito il Premio ASI Italiani nel mondo), un volume di oltre 500 pagine che non trascura un aspetto altamente preoccupante: 48.600 di questi 124.076 nostri emigranti sono di età compresa tra i 18 e i 34 anni: risorse che perdiamo. 
Alquanto debole la definizione di taluni: "I nostri giovani sono ormai cittadini del mondo"; no, sono emigranti che, come i loro nonni e bisnonni, stanno affidando ad altri Paesi quei sogni e prospettive che non offre il nostro, e con la qualità della loro opera ne contribuiscono alla crescita.
Con soddisfazione rilevo che anche importanti testate come Repubblica e La Stampa usano il termine più appropriato definendoli talenti in fuga, perchè all'estero c'è ormai spazio solo per talenti e noi ne abbiamo, ma il nostro mondo economico, comunque espresso, non rappresenta più il loro campo dove coltivare progetti per il futuro. Accanto ai giovani anche il 9,7% di nostri connazionali tra i 50 e i 64 anni che, senza occupazione, si rimettono in gioco affrontando il futuro fuori dall'Italia. 
Numeri che non debbono restare un semplice dato statistico ma fare riflettere, così come  quanto dichiarato da Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes: "Auspico un mondo solidale dove nessuno sia costretto a partire, ma ognuno possa scegliere dove costruire la propria vita".

Gianmaria  Italia

mercoledì 4 ottobre 2017

ORA E' CONFERMATO DALLA TELEVISIONE: IL POLITICO CORROTTO VA BENE E LA MAGISTRATURA E' INUTILE

Accendiamo la televisione e pensiamo di poter vedere dei programmi da cui ottenere delle informazioni, novità e indicazioni sociali esenti da faziosità di alcun genere, ma come accade ormai da tanti anni tutto questo resta una utopia.
Purtroppo ne abbiamo avuto una ulteriore conferma nel programma di Floris “di Martedì” dove
nella puntata di ieri c’erano dei personaggi che rappresentano il mondo della magistratura, del giornalismo ed un ex politico di sinistra:
voi chiederete: “cosa è successo di così eclatante”?
una parodia, o sembrava tale: in collegamento c’era la giornalista Ilaria D’Amico che interviene in una discussione quantomeno paradossale (anche se in questa italia la realtà e più tragica della finzione) in cui si affronta “l’annoso” dilemma se i politici devono essere onesti o bravi, sull’altro fronte avevamo un magistrato il quale indica giustamente che il politico deve essere onesto.
Cosa risponde la Signora D’Amico cercando sulla scrivania dove pensava di trovare una parola persa? Che è migliore un politico capace ma corrotto che un governo rotto;
la prima cosa che lascia interdetti è il fatto che la giornalista cercasse degli appunti sulla propria scrivania dando la sensazione che avesse sotto il naso il copione delle risposte (ma è una supposizione), ed i termini esatti da utilizzare, ma la cosa vergognosa è il pazzesco messaggio del programma a sostegno di una categoria definibili solo politicanti e non politici, seduti abusivamente su uno scranno che non gli compete.
Sicuramente oggi possiamo toccare con mano la pochezza degli attuali politicanti e la loro provata mancanza di moralità, ma addirittura arrivare a proporre che sono indispensabili per qualità, mi sembra una vera parodia, degna delle migliori battute comiche.
Per confermare l’alta qualità dei personaggi presenti nel programma è bastato l’intervento del Signor Cacciari (ex politico), il quale, ponendosi come il messaggero di verità e saggezza, ha dato, anche se con una dialettica raffinata, degli incapaci e degli inutili ai magistrati, ottenendo da parte del magistrato presente la piena conferma e veridicità delle parole dette.
Quindi, facendo un  riepilogo ci hanno proposto di sostenere dei politicanti corrotti e di non dare valore o sperare nell’operato della magistratura.
Questa conclusione non è figlia di pensieri personali, ma è pura realtà che potrete verificare guardando il video proposto.
L’invito però non e solo quello di valutare i messaggi televisivi con attenzione, ma valutare la pericolosità della situazione in cui si trova l’attuale politica, le affermazioni dei personaggi e delle varie trasmissioni televisive (telegiornali compresi) propongono una situazione che rafforza sempre di più la finanza, libera di continuare a prevalere su una massa di fannulloni, incapaci e corrotti come i nostri politicanti (non mi si dica che i termini sono offensivi in quanto pienamente confermati dai loro portavoce televisivi).




Video tratto da "Il Fatto Quotidiano"

sabato 16 settembre 2017

LA VERGOGNA ANPI SULLA STORIA DI GIUSEPPINA GHERSI

Questa è una notizia che ,oltre ad indignare, denota la cattiveria Umana di chi oggi come ieri pensa di rappresentare l’Associazione dei Partigiani Italiani . Come può una mente sana dichiarare “ Siamo assolutamente contrari alla targa, Giuseppina Ghersi era una Fascista “ , No cari ” Idioti Partigiani” era una Bambina di soli 13 anni che i Vostri rappresentanti ed esaltati eroi hanno prima stuprato e poi ucciso . L’ANPI non conosce vergogna, oggi Giuseppina Ghersi ha avuto la sua rivincita .......ha dimostrato che chi l’ha uccisa e violentata non era un Eroe ma un fottuto coglione e Pedofilo,  come chi ha dichiarato che una Bambina di 13 anni deve essere violentata e uccisa perchè Fascista....

Sebastiano Campo



Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da partigiani a 13 anni, la targa diventa un caso

Proposta a Noli dal centrodestra. Anpi: 'Era una fascista'




 La storia di Giuseppina Ghersi, tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la liberazione, torna di attualità. E fa discutere a Noli l'iniziativa di un consigliere comunale di centrodestra di ricordare una ragazzina violentata e uccisa dai partigiani con una targa nella piazza dedicata ai fratelli Rosselli. A proporre la targa, che sarà inaugurata il 30 settembre, Enrico Pollero, di centrodestra e con un padre partigiano. "Dopo aver letto la storia di Giuseppina ho pensato che bisognava fare qualcosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo". Pollero punta ad una "vera riappacificazione" sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d'oro della resistenza. L'associazione partigiani è insorta. "Siamo assolutamente contrari. Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune e la prefettura" dice Samuele Rago, presidente provinciale dell'Anpi.  "Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili", sostiene.

Fonte ANSA

mercoledì 13 settembre 2017

PARLA IL PADRE DEGLI STUPRATORI DI RIMINI

Questo è il pensiero del Padre dei due Fratelli Marocchini che hanno perpretato lo stupro di Rimini; oltretutto questo signore è agli arresti domiciliari per altri reati.........Da questo si dimostra la debolezza e l’inconsistenza della Giustizia Italiana........Povera Italia .....

Sebastiano Campo


Rimini, il padre degli stupratori: "Tra due anni i miei figli saranno liberi"


13 Settembre 2017

Occhio alla frase: "I miei figli faranno due o tre anni di carcere poi usciranno puliti, si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli". Chi parla, ripreso dal quotidiano Il Giorno, è il 51enne Mohamed, padre dei due fratelli minorenni marocchini finiti in carcere per lo stupro di Rimini. le ha pronunciate nientemeno che in tv, a Matrix. "Mi spiace per quella ragazza, ma i miei figli hanno imparato la lezione, non avranno più brutte amicizie e si comporteranno bene" ha aggiunto poi. Mohamed non è lui stesso uno stinco di santo, visto che è ai domiciliari. Ma parla a ragion veduta, perchè pur non essendo in Italia da molti anni conosce bene la debolezza della giustizia italiana e la sua benevolenza nei confronti di reati gravissimi, che in altre parti del mondo civilizzato verrebbero puniti con pene pesantissime.

Fonte Quotidiano “LIBERO”

martedì 12 settembre 2017

OGGI IL PARLAMENTO VOTA LE SANZIONI PER CHI FA APOLOGIA DI FASCISMO

Oggi si discute in Parlamento di Bandire qualsiasi riferimento al Ventennio Fascista e punire chi fa Apologia di Fascismo ; beh ! Mi permetto di porre all’attenzione dei Cittadini Italiani la situazione in cui versa il nostro Paese, in modo da valutare chi vada bandito dal Panorama Politico Nazionale .....



SITUAZIONE SOCIO/ECONOMICA ITALIANA

Disoccupazione Totale dal 9% al 10% , secondo i dati ISTAT (quindi sicuramente falsi , per salvaguardare chi Governa )

Disoccupazione Giovanile dal 37% al 40% , secondo i dati ISTAT (quindi sicuramente falsi , per salvaguardare chi Governa )

Dimezzato il potere di acquisto delle buste paga salariali, sia nel privato che nel Pubblico

In Italia 5 Milioni di Poveri assoluti e 1,6 Milioni di Famiglie indigenti, 819.000 nel 2005, sempre secondo i dati ISTAT (quindi sicuramente falsi , per salvaguardare chi Governa ) .

Italiani emigrati allì’Estero oltre 5 Milioni e 200 mila,gran parte ragazzi laureati e diplomati ,stranieri arrivati in Italia (Regolari) 5 Milioni e 26 mila, gran parte bassa manovalanza, sempre secondo i dati ISTAT (quindi sicuramente falsi , per salvaguardare chi Governa ) .

In Italia chiudono 390 imprese al giorno, 16 ogni ora, sempre secondo i dati ISTAT (quindi sicuramente falsi , per salvaguardare chi Governa ).

Chi ha governato il Paese negli ultimi 30 Anni ?


XVII Legislatura (dal 15 marzo 2013)
elezioni politiche 24 e 25 febbraio 2013
Governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016)
Governo Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016)
Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014)
XVI Legislatura (dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012)
elezioni politiche 13 e 14 aprile 2008
Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013)
Governo Berlusconi IV (dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
XV Legislatura (28 aprile 2006 - 6 febbraio 2008)
elezioni politiche 9 e 10 aprile 2006
Governo Prodi II (dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008)
XIV Legislatura (30 maggio 2001 - 27 aprile 2006)
elezioni politiche il 13 maggio 2001
Governo Berlusconi III聽(dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006)
Governo Berlusconi II (dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005)
XIII Legislatura (9 maggio 1996 - 9 marzo 2001)
elezioni politiche il 21 aprile 1996
Governo Amato II
Governo D'Alema II
Governo D'Alema
Governo Prodi
XII Legislatura (15 aprile 1994 - 16 febbraio 1996)
elezioni politiche il 27 marzo 1994
Governo Dini
Governo Berlusconi
XI Legislatura (23 aprile 1992 - 16 gennaio 1994)
elezioni politiche il 4 aprile 1992
Governo Ciampi
Governo Amato
X Legislatura (2 luglio 1987 - 2 febbraio 1992)
elezioni politiche il 14 giugno 1987
Governo Andreotti VII
Governo Andreotti VI
Governo De Mita
Governo Goria
IX Legislatura (12 luglio 1983 - 28 aprile 1987)
elezioni politiche il 26 giugno 1983
Governo Fanfani VI
Governo Craxi II
Governo Craxi

Dopo aver constatato lo scempio prodotto da questi Governanti che si fanno chiamare Moderati , oltre il fallimento Economico dell'Italia ,chi va bandito dal panorama Politico Nazionale ? Loro o chi Goliardicamente espone simboli o inneggia al Ventennio Fascista ?

Credo non ci siano dubbi in merito.......i Moderati vanno eliminati dalla Politica Nazionale..... Gli altri forse educati.......

Sebastiano Campo



SKY TG24