DIFENDI LE TUE IDEE

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venerdì 24 giugno 2016

PROBABILE GOLPE SU BREXIT

Questa è una notizia, se corrisponde al vero, molto pericolosa per la democrazia continentale.  Uno schiaffo sonoro alla volontà popolare, un fatto del genere potrebbe inscenare un odio viscerale verso i burocrati della Comunità Europea che potrebbe rivelarsi molto più pericolosa di un’uscita indolore della Gran Bretagna.

Sebastiano Campo


QUOTIDIANO LIBERO del 24 Giugno 2016

DEMOCRAZIA CALPESTATA
"Clamoroso, referendum cancellato": Brexit, verso il golpe dell'euro-vergogna


Il referendum sulla Brexit? Abbiamo scherzato. Già, perché il voto del Regno Unito che ha sancito l'uscita dall'Unione Europea potrebbe essere disatteso. A fare il punto della situazione è Simon Tilford, vicedirettore del think-tank Centro per le riforme europee, il quale premette che ciò che è successo configura "una situazione disastrosa". Secondo Tilford, la recessione che interesserà la Gran Bretagna durerà anni, anche se "nessuno però può ancora valutarne la portata, ma comunque lascerà il Paese permanentemente più povero". Poi, un po' sornione, aggiunge: "Cosa succederà al Paese dipenderà dalla tipologia di accordo che la Gran Bretagna riuscirà a fare con l'Unione europea, sempre che uscirà davvero".

Ed eccoci, dunque, all'"abbiamo scherzato". Già, esiste ancora un cavillo per annullare tutto. Il voto sulla Brexit è soltanto consultivo: perché diventi efficace occorre infatti che il governo britannico chieda ufficialmente di uscire e che faccia scattare l'articolo del Trattato di Libsona. "Ma non è ancora detto che succeda - spiega Tilford -. Oltre il 70% del parlamento britannico è contrario ad un'uscita dall'Unione europea ed è proprio il parlamento che deve ratificare l'uscita. Esiste la concreta possibilità che non voti a favore dell'uscita e che possa essere convocato un referendum". L'esperto, insomma, parla di "concreta possibilità" di cancellare la consultazione democratica con un tratto di penna.
Cosa prevedono i trattati

Ma cosa prevedono, i trattati, in casi specifici come questo? Tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno il diritto di abbandonarla, come ha deciso di fare la Gran Bretagna. Finora non era mai successo, anche se la Groenlandia, membro autonomo del Regno di Danimarca, ha lasciato la Comunità Economica Europea, il predecessore dell’Ue, nel 1985, dopo aver ottenuto l’autogoverno, in disaccordo con la regolamentazione Ue in materia di pesca e con il bando dei prodotti in pelle di foca. Anche l’Algeria è uscita nel 1962, dopo essersi liberata dal dominio coloniale francese. Nel 1975 il Regno Unito tenne un altro referendum per decidere se ritirarsi dalla Cee, in cui era entrata due anni prima sotto il governo Tory guidato da Edward Heath: allora vinse il fronte del ’Remain’.

A regolare la materia è l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea, una delle due parti del Trattato di Lisbona del 2007, quello che ha creato l’Ue, sostituendo il trattato costituzionale bocciato dagli elettori francesi e olandesi nel 2005. "Qualsiasi Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione", recita il primo comma. "Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio Europeo (la cui riunione è prevista il 28 e 29 giugno a Bruxelles, appositamente rinviata per fare in modo di tenerlo dopo il referendum britannico, ndr). Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio Europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Ue".

"L’accordo - prevede ancora il trattato - è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione al Parlamento Europeo. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica, salvo che il Consiglio Europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine".

I due anni valgono come limite per stabilire le modalità di recesso dall’Ue, e non per rinegoziare i rapporti con l’Unione, cosa questa che potrebbe richiedere anni (le stime variano da cinque fino a nove-dieci). Naturalmente, lo Stato che recede "non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio Europeo e del Consiglio che lo riguardano".


La secessione dall’Ue è definitiva, tanto che, se lo Stato ex Ue dovesse decidere di aderire di nuovo, dovrebbe ripercorrere tutta la procedura prevista dall’articolo 49: il Paese fa domanda, il Parlamento Europeo e i Parlamenti nazionali dell’Ue ne vengono informati; lo Stato trasmette domanda al Consiglio, "che si pronuncia all’unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento Europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono". L’accordo di adesione deve poi essere ratificato da tutti gli Stati membri, secondo le rispettive norme costituzionali.

BREXIT

Ieri il Popolo Britannico ha bocciato questa Europa, non si può biasimare chi si è stufato di questa nomenclatura di burocrati al servizio del potere della Finanza che non ha a cuore il destino dei cittadini e non si preoccupa della loro sofferenza. Ora si va incontro ad un effetto domino naturale, vediamo cosa sta accadendo in Francia, dove i lavoratori sono sul piede di guerra per la riforma del lavoro che emanato il governo transalpino, su imposizione della comunità Europea, tipo il job  acts fatto in Italia; per non parlare della situazione della Grecia di cui non si fa più menzione. Era logico che prima o poi qualcuno si ribellasse alla situazione, oggi o l’Europa diventa l’Europa dei popoli oppure è destinata a svanire .

Sebastiano Campo


Brexit, Ue: “Rispettiamo il voto, ora uscita sia veloce”. Padoan: “Rischio effetto domino”. Le Pen: “Se vinceremo, referendum anche in Francia”


Esulta il fronte antieuropeista dopo il "leave" del Regno Unito dalla Ue. Convocata "riunione informale" da parte del presidente del Consiglio europeo Tusk che parla di "momento drammatico" per discutere degli effetti. Farage: "Ci siamo ripresi il Paese, ora Cameron deve dimettersi". Obama: "Ue e Uk partner essenziali per Usa"
di F. Q. | 24 giugno 2016

“Il popolo britannico con un processo libero e democratico ha espresso la volontà di lasciare l’Unione europea. Siamo dispiaciuti, ma lo rispettiamo. Questa è una situazione senza precedenti, ma siamo uniti nella nostra risposta“. A poche ore dall’esito del referendum sulla Brexit, che ha determinato l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il presidente di turno, il premier olandese Mark Rutte spiegano di rispettare l’esito della consultazione, ma sono allo stesso tempo netti: l’uscita effettiva inizia fin da ora.

Primo passo: “non entrerà in vigore e cessa di esistere” l’accordo raggiunto dal premier David Cameron con la Ue nel vertice del 19 febbraio scorso con le concessioni per lo ‘statuto speciale’. “Ogni ritardo” nel negoziato con la Gran Bretagna “prolungherebbe l’incertezza senza necessità” quindi, proseguono, “ci aspettiamo che il governo del Regno Unito dia effetto alla decisione del popolo britannico al più presto possibile, per quanto doloroso il processo potrà essere il processo”. Tusk ha quindi proposto un “incontro informale dei 27 a margine del Consiglio Europeo (del 28-29 giugno, ndr)” per parlare di “tutte le procedure per l’uscita del Regno Unito dall’Ue sono chiarite dai trattati. E – ha aggiunto – ho anche proposto ai leader di iniziarSe l’Europa esprime preoccupazione, i pro-Brexit non vedono né il profondo rosso delle borse né ostacoli nel percorso di uscita da Bruxelles. “Ci siamo ripresi il Paese, questa è una vittoria della gente vera, della gente normale, della gente dignitosa” ha detto Nigel Farage, leader del Partito indipendentista Ukip. La sua prossima mossa è già sul tavolo: “Dimissioni immediate di David Cameron“. Che, di fatto, arrivano in mattinata. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avverte di un possibile “effetto domino” e della necessità di una nuova leadership in Europa, e tra i 27 Paesi dell’Unione c’è chi vuole replicare la consultazione britannica. In particolare Francia e Olanda, che propongono rispettivamente Frexit e Nexit (da Netherlands). Dall’altra parte dell’Atlantico, la Fed annuncia eventuali conseguenze per l’economia americana e si dichiara “pronta a fornire liquidità e a fronteggiare possibili effetti avversi”. Parla anche il presidente Usa Obama, che nel comunicato diffuso dalla Casa Bianca sottolinea che “il Regno Unito e l’Unione Europea resteranno partner indispensabili degli Stati Uniti anche mentre inizieranno a negoziare il loro rapporto per garantire continuità alla stabilità, sicurezza e prosperità per l’Europa, per la Gran Bretagna, il Nord Irlanda e il mondo”.

Il fronte pro-Brexit da Marine Le Pen a Matteo Salvini – Capofila degli entusiasti del risultato la leader del Front national francese, Marine Le Pen, secondo cui si apre ora uno scenario inedito. “Vittoria della libertà!”, twitta. “E’ una giornata storica, adesso la realtà si è imposta: uscire dall’Unione europea è possibile”. E annuncia che, in caso di vittoria alle presidenziali del 2017, entro sei mesi chiederà di indire un referendum per la Frexit, ovvero l’uscita della Francia dall’Unione europea. “Lo chiedo dal 2013 – ha annunciato nel suo quartier generale a Nanterre – è una consultazione per recuperare le quattro sovranità principali della Francia, territoriale, legislativa, monetaria, economica”. La Le Pen ricorda che sono previsti “6 mesi di negoziati con la Ue” prima di tenere il referendum, poi i francesi “potranno scegliere questa strada che restituirà loro la libertà”.

Esulta anche sua nipote, nuova star del partito, Marion Le Pen: “Vittoria. Dalla Brexit alla Frexit: è ormai ora di importare la democrazia nel nostro paese. I francesi devono avere il diritto di scegliere!”. Esulta per “il coraggio dei liberi cittadini” il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che su Twitter scrive: “Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit”. Sulla stessa scia di Salvini è Geert Wilders, leader degli euroscettici olandesi, che prefigura una Nexit dopo la Brexit: “Hurrah per i britannici. Ora è il nostro turno. E’ tempo per un referendum olandese”. “Tempo maturo per una nuova Europa” anche per la leader del partito nazional-populista ed anti-Ue tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd), Frauke Petry, secondo cui “l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è un segnale al Politburo di Bruxelles e ai suoi burocratici sostenitori. Se l’Europa non abbandona finalmente l’errato esperimento para-socialista di approfondimento dell’integrazione politica – prosegue Petry – altri popoli europei riconquisteranno la propria sovranità sull’esempio inglese”. Felice dell’esito referendario anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump. “E’ una grande notizia” che i britannici si siano “ripresi il loro paese”, ha detto dalla località scozzese di Ayrshire, dove è andato per inaugurare il suo esclusivo resort e golf club ‘Trump Turnberry’.

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La preoccupazione di Bruxelles. Tusk: “Non cediamo a reazioni isteriche” - Se il fronte pro Brexit esulta, dalle istituzioni europee emergono solo preoccupazione e delusione per il risultato del referendum. Germania e Francia già sabato 25 giugno presentano a Berlino, nell’incontro tra i sei ministri degli Esteri dei Paesi fondatori della Ue dopo il sì alla Brexit, un documento comune, già pronto, sul futuro della Ue. “L’Europa ha bisogno di un orientamento, e Germania e Francia in questo momento hanno una speciale responsabilità”, rileva il capo della diplomazia tedesca. Da Bruxelles il presidente del parlamento europeo, il socialista Martin Schulz si dice “deluso e triste” per la “brutta notizia” dell’esito del referendum e guarda al “subbuglio dei mercati sulla valuta britannica”, aggiungendo che “i messaggi di insoddisfazione” che provengono dalla Gran Bretagna “si verificano anche in altri Paesi”. “Ora prevedo che il governo britannico prenda sul serio la volontà degli elettori e che si comincia a negoziare l’uscita in base all’art. 50 del Trattato“, ha sottolineato Schulz, che ha concluso: “Per 40 anni la relazione tra la Gran Bretagna e l’Ue è stata ambigua, ora è chiara. La volontà degli elettori deve essere rispettata. Ora c’è bisogno di un negoziato chiaro e veloce per l’uscita. Dobbiamo rispettare la volontà sovrana del Regno Unito. E’ un Paese che ha sempre oscillato e adesso hanno deciso per l’uscita. Escono dal mercato unico più grande del mondo. Basta pensare alla quotazione della sterlina, che ha raggiunto i minimi storici. Si prevedono periodi difficili“.

Parla invece di “momento drammatico” il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, che ha sottolineato che l’Unione europea “è determinata a mantenere l’unità a 27″, invitando a non cedere a “reazioni isteriche“. Perché l’Ue “è preparata anche per questo scenario negativo” e “tutte le procedure per il ritiro del Regno Unito dalla Ue sono chiare e scritte nei Trattati“. E’ netto, però, sull’impossibilità di una rinegoziazione dopo la vittoria del ‘Leave’ il leader del Ppe all’Europarlamento, il tedesco Manfred Weber. “Rispettiamo e deploriamo la decisione degli elettori britannici” che “provoca un danno maggiore a entrambe le parti, ma in prima battuta alla Gran Bretagna“, per questo “non ci può essere nessun trattamento speciale per il Regno Unito” e quindi “i negoziati di uscita devono concludersi entro due anni“. E sollecita un “momento di riflessione” per l’Europa che “vogliamo migliore e più intelligente”. Intanto in giornata sono previsti incontri e vertici fra i vari organi istituzionali per mettere a punto la prima risposta ufficiale da dare alla Brexit e a Lussemburgo, per il primo pomeriggio, è poi prevista la riunione del Consiglio affari generali.

Germania: “Brutto giorno per l’Europa” - Dello stesso tono, tra la preoccupazione e lo stupore, le reazioni che arrivano dai 27 Paesi Ue. “Maledizione, un brutto giorno per l’Europa“, ha detto il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha definito “le notizie dalla Gran Bretagna davvero deludenti”. In Germania Angela Merkel ha invitato i partiti e i capigruppo parlamentari del Bundestag a un confronto sulla vittoria della Brexit nel referendum britannico. E dal Belgio il premier belga Charles Michel invita gli omologhi Ue a convocare al più presto un ‘conclave’ senza il Regno Unito. Il presidente francese Francois Hollande parla di “scelta dolorosa che deploro profondamente per la Gran Bretagna e per l’Unione europea”. Ma, aggiunge, “è la loro scelta, dobbiamo rispettarla, e trarne tutte le conseguenze. La Gran Bretagna non farà più parte dell’Ue”. Stessa posizione espressa anche da Matteo Renzi. “Il popolo britannico ha scelto, noi rispettiamo la decisione. Ora si volta pagina”. ma pur riconoscendo che “l’Europa è la nostra casa, la casa nostra e dei nostri figli e nipoti”, è “convinto” che “la casa vada ristrutturata, forse rinfrescata ma è la casa del nostro domani”. Intanto la direzione del Pd, prevista per questo pomeriggio, è stata rinviata probabilmente a venerdì della prossima settimana. La decisione, si apprende da fonti del partito, è collegata all’esito del referendum sulla Brexit.

Putin: “Conseguenze per il mondo e per la Russia”. Turchia: “Brexit negativa” – Da Mosca, Vladimir Putin dichiara che “il risultato del referendum in Gran Bretagna avrà senz’altro conseguenze per il mondo e per la Russia“, ma contesta Cameron, secondo cui la Brexit avrebbe fatto “felice” il presidente russo. Si tratta di un “tentativo scorretto di influenzare l’opinione pubblica” e “manifestazione di un basso livello di cultura politica”, ha detto il capo del Cremlino, assicurando che “la Russia non ha mai interferito, non sta interferendo e non interferirà nella scelta della Gran Bretagna“. Ankara invece punta il dito contro l’Unione europea, che non è riuscita a risolvere problemi interni che hanno creato insoddisfazione tra i cittadini. A parlare è il ministro turco degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che ha ribadito che la Turchia “ha interesse nell’adesione all’Ue” ed è pronta a “soddisfare i criteri tecnici” necessari, ma senza “doppi standard” e senza ostacoli politici. Dal canto suo, il ministro turco per Affari Ue, Omer Celik, ha invece affermato che la Brexit è “negativa per l’Europa“. “L’isolazionismo – ha detto – può distruggere i valori europei. La Turchia ha lavorato con l‘Ue per affrontare la crisi dei rifugiati, una delle sfide più grandi con cui si confronta oggi l’Europa. Quello di cui l’Europa ha bisogno è un nuovo inizio, che includa e aggiorni i meccanismi esistenti. Rispettiamo la decisione del popolo britannico, ma è una decisione negativa per l’Europa”.e riflessioni più ampie sul futuro dell’Ue“.


giovedì 23 giugno 2016

LA VERGOGNA DELLA RICHIESTA DI CONTROLLO ANTIDOPING ALLA CONSEGNA DEL TRICOLORE

Ciò che è successo ieri durante la cerimonia di consegna del Tricolore è quantomeno assurdo, l’Associazione Internazionale delle Federazione di atletica (IAAF) ha presentato suoi funzionari al Quirinale per un controllo antidoping all’atleta Azzurra Elisa Rigaudo. Oggi si legge che il Presidente del CONI Malagò , dopo un colloquio con il Presidente dello IAAF  Sebastian Coe,  riferisce che il Presidente dell’Associazione era all’oscuro di tutto e presenterà le proprie scuse. Io penso invece che questa dichiarazione ha del grottesco, pensano che le persone siano stupide e possano raccontarci che i Funzionari si siano presentati ad una cerimonia senza aver avuto un mandato ad operare ? Che questi signori non sapevano di che tipo di cerimonia si trattasse ? Il sig. Malagò dovrebbe chiedere non solo le scuse del sig. Coe , ma anche una sospensione della Sua attività per manifesta incapacità ed arroganza. Se poi vuole insistere nelle formalità di scuse verso il suo collega Britannico è bene che anche Lui si faccia da parte, lo sport Italiano non ha bisogno di Camerieri, ma esige dei fieri condottieri.
Sebastiano Campo



Doping, blitz Iaaf a Quirinale per Rigaudo. Malagò: “Federazione invierà sue scuse”

Il presidente del Coni sull'arrivo degli ispettori durante la cerimonia di consegna del Tricolore da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle portabandiera azzurre: "Ho sentito Sebastian Coe (capo dell'Associazione internazionale delle federazioni di atletica, ndr), era all'oscuro di tutto. Quello che è avvenuto è qualcosa tra il grottesco e l'assurdo"
di F. Q. | 23 giugno 2016

“Credo che a brevissimo arriverà una lettera di scuse perché tutto si voleva fare tranne che mancare di rispetto all’occasione”. Con queste parole il presidente del Coni, Giovanni Malagò, si è detto sicuro che l’Associazione internazionale delle federazioni di atletica invierà delle scuse formali al Comitato olimpico italiano dopo il controllo antidoping alla marciatrice azzurra Elisa Rigaudo al Quirinale, avvenuto nello stesso giorno in cui l’olimpionico Alex Schwazer è stato accusato di essere risultato di nuovo positivo ad un test di controllo in vista dei Giochi Olimpici di Rio.

Il blitz degli agenti della Iaaf è avvenuto durante la cerimonia di consegna del Tricolore italiano da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alle porta-bandiere azzurre Federica Pellegrini e Martino Caironi, in rappresentanza rispettivamente delle atlete e degli atleti che parteciperanno delle Olimpiadi e Paralimpiadi che si terranno in Brasile, dal 5 al 21 agosto. “Ho sentito Sebastian Coe (presidente della Iaaf eletto il 19 agosto 2015, ndr) ieri sera, era all’oscuro di tutto e incolpevole – sottolinea il numero uno dello sport italiano a margine della conferenza stampa di presentazione del Premio fair-play Menarini – certo che quello che è avvenuto è qualcosa tra il grottesco e l’assurdo. Un fatto grave per la mancanza di rispetto istituzionale”.


giovedì 16 giugno 2016

PERCHE' UCCIDERE PER UN REFERENDUM PRATICAMENTE QUASI VINTO ?

Perché uccidere per un referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità Europea ? Questo gesto è incomprensibile, considerando che la maggioranza della Popolazione Britannica è favorevole alla fuoriuscita….Questa persona deve essere una persona fortemente psicolabile oppure ….qualcosa non torna…..
Sebastiano Campo

Uk, uomo spara e accoltella deputata laburista Jo Cox: è morta. Sospese campagne su referendum Brexit

La parlamentare attaccata in strada vicino a Leeds. Pare si sia trattato di un agguato, ma le ricostruzioni sono ancora confuse. Arrestato l'aggressore, ha 52 anni. Cameron: "E' una tragedia". Secondo i vertici del suo partito, poteva diventare la prossima candidata per la carica di primo ministro
di F. Q. | 16 giugno 2016

E’ stata accoltellata più volte e colpita con tre spari al grido di “Britain first”, cioé “prima la Gran Bretagna“, slogan politico usato in chiave nazionalista e anti immigrati. Una delle pallottole è arrivata “vicina alla testa”. La parlamentare laburista Jo Cox, 41 anni e madre di due bambini, è morta al Leeds General Infirmary a seguito di un’aggressione avvenuta nel suo collegio elettorale nello Yorkshire. Era ospite di un evento nella biblioteca in Market Street, nella cittadina di Birstall. “La morte di Jo Cox è una tragedia” per la Gran Bretagna, ha detto il premier David Cameron. “Era una parlamentare impegnata e premurosa, i miei pensieri vanno a suo marito Brendan e ai suoi due figli piccoli”.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze pare sia stato un agguato, visto che l’aggressore l’avrebbe aspettata fuori dall’edificio. L’uomo, 52 anni, è stato arrestato. Si chiama Tommy Mair e la sua abitazione è stata posta sotto sequestro dalla polizia che sta effettuando delle perquisizioni all’interno della casa e sta ispezionando il giardino. I vicini hanno riferito che abita lì da oltre 30 anni, dei quali gli ultimi venti da solo, dopo la morte della madre e della nonna.
A fronte di una dinamica ancora confusa, la polizia britannica, mantiene per ora il riserbo sul possibile movente e non conferma né smentisce che l’uomo, prima di colpire, sia stato sentito gridare “Britain first”. Secondo quanto però scrive The Independent, l’attacco sarebbe collegata alle posizioni politiche della donna, che è schierata contro la Brexit in vista del referendum britannico sull’Ue del 23 giugno e a favore dell’immigrazione. Gli agenti hanno comunque invitato ogni testimone a farsi avanti, precisando che sono state recuperate “alcune armi”.
Sospese campagne su referendum Brexit – L. Boris Johnson, ex sindaco di Londra, una volta appresa la notizia del ferimento della deputata ha sospeso il tour sul bus della campagna referendaria Vote Leave. Fra i maggiori esponenti euroscettici, Johnson ha definito il fatto come ”assolutamente orribile”. Stop anche alla campagna contrapposta Remain. Una decisione apprezzata dal primo ministro David Cameron che ha cancellato il suo comizio pro Ue a Gibilterra. “Scioccato” dalla notizia dell’aggressione anche il neo eletto sindaco di Londra, Sadiq Khan, così come il leader dei laburisti britannici, Jeremy Corbyn. E una volta appresa la notizia della morte, Nigel Farage, leader dell’Ukip, si è detto in un tweet “profondamente rattristato”. Nello stesso messaggio, ha offerto “le più sincere condoglianze alla sua famiglia”.
Jayda Fransen, numero due di Britain First, partitino di estrema destra britannico nato da una costola degli ultranazionalisti del Bnp per iniziativa di un vecchio militante unionista protestante reduce dell’Ulster, si è detta “estremamente scioccata” da quanto accaduto e dalle parole pronunciate dall’aggressore prima di sparare. “E’ ovvio che per ora si tratta di chiacchiere”, ha detto Fransen citata dal Guardian online, “aspettiamo le conferme”. In ogni caso ha assicurato che il suo movimento non c’entra e che “non è assolutamente il tipo di comportamento che noi giustifichiamo“.
L’incidente: le testimonianze – L’intero incidente sarebbe durato fra 15 e 20 minuti. L’aggressore “le dava calci anche mentre era distesa a terra”, ha raccontato a Press Association il testimone Hichem Ben Abdallah, aggiungendo che l’uomo ha estratto la pistola e ha sparato due colpi contro la deputata dopo l’intervento di un passante a favore della vittima. Ben Abdallah, 56 anni, si trovava nel bar accanto alla biblioteca quando ha sentito urlare ed è uscito fuori. “C’era un tipo che si comportava in modo molto coraggioso e un altro tipo con un cappellino da baseball bianco che lui stava provando a mettere sotto controllo; l’uomo con il cappellino da baseball all’improvviso ha estratto una pistola dalla borsa”, ha raccontato a Press Association, aggiungendo che il passante che provava a frapporsi ha continuato a farlo anche dopo avere visto la pistola.

Secondo Abdallah, la persona intervenuta a difesa della vittima, è un “uomo molto coraggioso della lavanderia a secco, che ha provato a fermare l’aggressore ma non ha potuto perché all’improvviso lui ha estratto la pistola”. “Stava litigando e lottando con lei e la pistola ha sparato due colpi; lei è caduta fra due auto e io sono arrivato e l’ho vista sanguinare a terra”, ha proseguito il testimone. “Era un bersaglio facile per lui quando le ha sparato“, ha detto ancora Abdallah. Il proprietario del bar riferisce che dopo 15 minuti sono arrivati i servizi di emergenza e l’hanno soccorsa con una flebo.

Ben Abdallah racconta inoltre di avere saputo da un altro passante che la deputata è stata anche accoltellata. Ed effettivamente un altro testimone oculare, Clarke Rothwell che gestisce un bar vicino, ha detto alla Bbc che ritiene che la deputata sia stata raggiunta da spari e accoltellata diverse volte. Lui parla però di tre spari e non di due: “È stata raggiunta da tre spari, una prima volta quando è caduta al suolo e poi altre due volte. La terza volta lui si è avvicinato per spararle in direzione della testa”. “Nel frattempo – aggiunge – la accoltellava anche, con il suo coltello”. Alla domanda se ritenga che Cox possa essere intervenuta in una lite, Rothwell ha detto di ritenere che la lite è stata “sempre fra il tipo che aveva la pistola e la donna che è stata raggiunta dagli spari”.
Chi era Jo Fox – Helen Joanne Cox, meglio conosciuta come Jo, Era in in Parlamento da poco più di un anno, ma si era già costruita la fama di oratrice schietta e valida lavoratrice. Relativamente giovane per gli standard politici britannici, con i suoi 42 anni da compiere mercoledì prossimo, la deputata laburista era vista come possibile candidata a Downing Street. Strenua sostenitrice della campagna per il ‘remain’, la permanenza del Regno Unito nell’Unione europea nel referendum del 23 giugno, Fox era sposata e aveva due figli.

Nel 1995 si è laureata all’università di Cambridge e ha lavorato per anni per Oxfam, l’organizzazione non governativa e umanitaria, prima di essere eletta l’anno scorso come deputata per il seggio di Batley e Spen. È stata inoltre consulente della moglie dell’ex premier Gordon Brown, Sarah e per la baronessa Kinnock. Da pacifista, è difensore delle vittime della guerra civile siriana ed è presidente dell’associazione parlamentare Amici della Siria. Per questo, nello scorso autunno si astenne dalla votazione a Westminster sui raid aerei britannici contro lo Stato islamico in Siria, insistendo sulla necessità di una soluzione di più ampio respiro al conflitto.

Presidente della Rete Donne laburiste, Cox ha nominato Jeremy Corbyn per la leadership del partito l’anno scorso per poi votare alla fine per la candidata di Tony Blair, Liz Kendall. Cox è sempre stata impegnata in politica con il Labour e ha portato avanti diverse campagne, come quella contro le morti premature dei bambini e quella per il benessere delle donne in gravidanza. È stata anche consulente per la Bill e Melinda Gates Foundation e per la fondazione anti-schiavista The Freedom Fund. Secondo la leadership laburista poteva diventare la prossima candidata labour per la carica di primo ministro.


GLI ATTORI MIOPI DEL FILM POLITICO




In questo periodo elettorale, come Movimento abbiamo deciso di non scrivere niente in merito, ma le ultime esternazioni di personaggi un’po’ invecchiati della politica nazionale, vedi D’Alema, oppure giovani rampanti prestati alla politica , vedi il Ministro (non votato) Boschi, credo meriti un minimo di analisi.
Gli attori della Politica contemporanea non hanno capito che stanno cambiando i blocchi  di interesse e i cittadini li guardano sempre con più sospetto. Prima c’erano due blocchi contrapposti, il centrosinistra e il centrodestra, che per venti anni si sono alternati alla guida del Paese con risultati drammatici , vedi la situazione odierna; poi il potere finanziario ha deciso di muoversi in prima persona ed ha mosso i suoi enormi tentacoli, media televisivi e della carta stampata, le sue principali Organizzazioni Mondiali, Bilderberg e Trilaterale; ha imposto i suoi burattini a capo del Governo, prima Monti, poi Letta, infine Renzi. Oggi la Politica è una contrapposizione fra chi vuole mantenere questo sistema (gli attuali partiti) e chi lo vuole modificare.
Continuare a parlare di centrodestra e centrosinistra è anacronistico, anche il Movimento 5 Stelle non riesce a capire la trasformazione in atto e i nuovi obiettivi sui quali concentrarsi , pensano che parlando di moralizzazione e ambiente si risolvano le situazioni, ma non si rendono conto che la Finanza vuole cambiare la struttura della Paese , ci stanno facendo invadere da un nugolo di immigrati Africani con cui hanno creato un bisness utile solo a pochi e molto costoso per la comunità italiana,creando i presupposti per un conflitto fra poveri, tutti i servizi vengono concentrati nelle mani delle banche diventate ormai, anche se private, struttura integrante dello Stato, la sanità è per gran parte a carico dei cittadini, le aziende subiscono un carico fiscale spaventoso compromettendone la capacità concorrenziale, etc., questo solo da un punto di vista dei costi.
Strutturalmente l’Italia non ha più una morale da seguire, non ha un progetto economico di rilancio, non prevede uno sviluppo sociale per il miglioramento della condizione dei propri cittadini, non è previsto nessun intervento strutturale per strade, ormai ridotte a colabrodi, e strutture urbane, non viene sviluppata una politica di sviluppo industriale per piccole e medie imprese, non viene sviluppato un progetto per il rilancio delle industrie di Stato, svendute agli stranieri, non è previsto un cambiamento di governanti per immettere capacità e moralità nella direzione del paese, etc..
Tutti i politici parlano solo del mercato europeo (detta erroneamente Europa), delle direzioni dettate dal consiglio direttivo europeo (C.Direttivo come nelle aziende!), ma se i politici italiani non hanno più libertà di progettazione e di definire le linee di sviluppo del proprio paese, tanto vale mandarli via ed immettere chi ha il coraggio di far tornare l’Italia ad essere un paese libero e non schiavo.
Certo è che il popolo italiano, facilmernte si è riempito la bocca della frase: “sono fiero di essere italiano”, ma oggi che significato ha?
Si può essere fieri di essere schiavi, di essere spolpati fino all’osso, di non avere più valenza di cittadini perchè il valore di un italiano è inferiore a quello di uno straniero ( e questa non è una presa di posizione contro i cittadini stranieri, ma contro l’annullamento dei diritti degli italiani), si può essere fieri di non avere più la possibilità di industrializzarsi o creare impresa perchè questo percorso è stato stabilito che spetta solo alle multinazionali ed ai cinesi? (niente contro i cinesi, ma sempre contro la disparità di trattamento tra italiano e straniero), si può essere fieri di non avere più diritto di formazione culturale (i costi universitari escolastici sono aumentati in maniera spropositata)?, e potremmo continuare.
Si può e si deve intraprendere un nuovo percorso sociale, con cui abbattere le cessioni dei beni di stato e rilanciare il paese, senza sperperare denaro per ingrassare chi fa affari con  l’immigrazione, a cui deve porre rimedio l’ONU, senza regalare soldi al mercato europeo se non produce uno sviluppo economico ed un sostegno al paese, uscire dal mercato europeo se non siamo in grado di sostenerlo, riprogettare le spese politiche evitando regalie ed immettendo un tetto di guadagno, eliminare tutte le pensioni d’oro di cui non risultano veri versamenti all’INPS, etc.
Bisogna tornare davvero ad una fierezza di popolo e non di singolo cittadino, tornare un paese sovrano.

Non serve a niente continuare a tenere nella sua posizione il Sig. Renzi ed i suoi amici, inutili al paese, bisogna tornare al voto con volti nuovi, non è l’attuale dittatura governativa che può modificare la Costituzione Italiana, bisogna invece prevedere come sostituire i dirigenti di oggi per ritornare ad un sistema pulito, morale e funzionale.

sabato 11 giugno 2016

DAL BALLOTTAGGIO ALLE CARCERI, SENZA PASSARE DALLA POLTRONA .

Siamo alle comiche finali ! Oramai le persone si candidano in Politica pensando di risolvere i loro problemi giudiziari, quello che continuo a non capire è come i partiti politici possono non sapere che soggetti candidano, in questo caso  addirittura a Sindaco. Sicuramente in questo periodo storico c’è la corsa al cosiddetto personaggio della società civile, anche se quest’ultima ha dimostrato di essere di gran lunga peggiore della società  incivile Politica, dimostra il fatto che in questi ultimi venti anni (molti di questi presi dalla società civile) i nuovi avventori della cosa pubblica hanno rubato in maniera spasmodica, sputtanando in maniera definitiva la Politica Nazionale.

Sebastiano Campo


Comunali, doveva andare al ballottaggio in provincia di Taranto. Ma è finito in carcere per frode



Donato Antonio Ponzetta avrebbe partecipato al secondo turno per diventare primo cittadino di San Giorgio Ionico. Ma l'autorità giudiziaria tedesca ha spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto europeo. Aveva ottenuto al primo turno 1763 voti grazie al sostegno di tre liste civiche e del movimento Conservatori e Riformisti che fa capo all’ex ministro Raffaele Fitto
di Francesco Casula | 11 giugno 2016  Il Fatto Quotidiano

Avrebbe dovuto partecipare al ballottaggio il prossimo 19 giugno per concorrere alla poltrona di primo cittadino del piccolo comune di San Giorgio Ionico, alle porte di Taranto, e invece l’imprenditore Donato Antonio Ponzetta è in una cella del carcere pugliese in esecuzione di un mandato d’arresto europeo. Sono stati gli uomini della Polizia di Stato a notificargli un mandato di arresto europeo firmato dall’autorità giudiziaria della Germania: stando alle prime indiscrezioni l’ipotesi di reato formulata dai magistrati tedeschi è di frode in commercio.

Ponzetta, infatti, imprenditore nel settore di import-export alimentare era da poco rientrato nella provincia ionica dopo anche se la sua famiglia è ancora all’estero e lui stesso non avrebbe ancora la residenza in Italia. Sui dettagli della vicenda giudiziaria, però, al momento vige il più stretto riserbo, probabilmente anche perché gli atti della magistratura tedesca dovranno essere tradotti in italiano.
Ponzetta aveva ottenuto al primo turno 1763 voti grazie al sostegno di tre liste civiche e del movimento Conservatori e Riformisti che fa capo all’ex ministro Raffaele Fitto. La notizia ha animato il dibattito politico del piccolo comune della provincia tarantina gettando, tuttavia, un’ombra tragicomica sul prossimo appuntamento amministrativo. Donato Antonio Ponzetta, infatti, era arrivato secondo con un scarto di circa 1500 voti dal candidato Mino Fabbiano e aveva staccato di soli tre (esattamente tre) voti in più il terzo candidato Pierluigi Morelli, avvocato sostenuto dal Pd e da altre liste civiche.

L’arresto di un candidato che ha superato il primo turno, però, è una novità per l’Italia intera. A sentire gli esperti pare che addirittura non sia contemplato nei regolamenti. Cosa accadrà ora? “Aspettiamo delle indicazioni – spiega a ilfattoquotidiano.it il terzo arrivato Morelli – dalla Prefettura di Taranto e dal Ministero: è ovvio che si tratti un caso anomalo. Non sappiamo se il primo candidato ora debba concorrere da solo, ma pare altamente improbabile. Non sappiamo se Ponzetta abbia rinunciato e quindi io come terzo più votato posso accedere al ballottaggio. Qualcuno sostiene che addirittura ci sia il rischio che si debba tornare di nuovo a votare”. Insomma San Giorgio Ionico ora aspetta di sapere che succederà. E forse anche Ponzetta.


sabato 4 giugno 2016

LA VERA TRUFFA DEL TTIP

Molti si preoccupano che l’accordo USA/Europa per il trattato TTIP porti dissesti in materia agro/alimentare, ma da questo articolo si scopre che il loro reale obiettivo è un’ altro, evitare che Tribunali di diversi Paesi Europei condannino le megabanche Statunitensi a risarcire svariati milioni di Dollari di azioni spazzatura rifilate a investitori del vecchio continente. Da questo si evince che i burattini della politica sono al servizio della grande finanza, se ancora qualcuno non se ne fosse accorto, calpestando gli interessi della povera gente.
Sebastiano Campo

Ambasciatore Usa: il Ttip proteggerà le truffe delle banche


Il 7 maggio, “Deutsche Wirtschafts Nachrichten” titolava: “Gli Usa pianficano un attacco frontale alle Corti in Europa via Ttip”, e argomentava che «l’urgenza dell’America di firmare il Ttip con l’Europa ha un motivo solido: le megabanche devono proteggersi da richieste da parte degli investitori europei che sostengono di essere stati truffati durante la crisi del debito… L’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia ha rivelato il relae motivo – probabilmente involontariamente». In questo caso particolare, la megabanca che è stata citata in giudizio non è americana, ma tedesca, la Deutsche Bank, che l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, ha citato come esempio da difendere, forse per fare appello ai tedeschi per proteggere le loro megabanche contro azioni legali da parte di investitori esteri (come gli italiani) che si lamentano. L’amministrazione Obama sembra dunque voler dire che, senza il Ttip, le megabanche in Europa (e le agenzie di rating Usa S&P, Moody’s e Fitch) potranno essere citate in giudizio da parte degli investitori truffati, proprio come è avvenuto con le banche americane come Jp Morgan Chase e Goldman Sachs negli Stati Uniti, che – dal momento che il Tttip non è ancora in vigore, nemmeno egli Stati Uniti – sono state costrette a pagare miliardi agli investitori truffati investitori.L’argomento qui, anche se solo implicitamente, sembra essere che il Ttip è il modo per proteggere megabanche e le agenzie di rating. Se questo è il punto dietro le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense in Italia, allora le sue parole parole vanno lette come un avvetimento agli europei: se il Ttip non viene firmato, anche le loro grandi banche potrebbero vedersi costrette a pagare miliardi di dollari agli investitori truffati. Citato dalla “Reuters”, John Phillips ha dichiarato che «è molto improbabile che un caso come quello di Deutsche Bank si ripeta e venga portato fuori dai centri finanziari principali, dove i procuratori hanno la conoscenza ed esperienza giuridica in casi di frodi sui mercati» del genere. Phillips sostiene chiaramente che le piccole procure come quella di Trani non sono abbastanza esperte da poter garantire la protezione delle grandi banche. “Dwn” sostiene che nel quadro del Ttip il problema probabilmente non sarebbe nemmeno sollevato davanti ad una corte, ma sarebbe semplicemente finito davanti ad un collegio arbitrale, dove gli investitori danneggiati non esercitano alcuna influenza e i diritti di questi investitori non verrebbero sicuramente protetti.Un altro esempio citato è quello della città tedesca di Pforzheim, che ha citato in giudizio con successo, presso la Corte federale di giustizia la megabamca Jp Morgan Chase, e dove il giudice ha permesso a Pforzheim di rifarsi di “danni accumulati per 57 milioni di euro”. Sotto Ttip, una megabanca multata in questo modo potrebbe a sua volta fare causa ai contribuenti della nazione per rifarsi della perdita. Sotto il Tttip, l’azienda multata potrebbe sostenere che la legge in base alla quale è stata multata viola il Ttip e costituisce una violazione di tale trattato. Se il collegio arbitrale si esprime in favore della megabanca il governo potrebbe ritrovarsi a dover pagare una multa, e, dal momento che non esiste nessuna corte d’appello per questi collegi arbitrali, queste sentenze sono definitive. Obama e altri sostenitori di questo sistema, che si chiama Isds, Meccanismo per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, dicono che si tratta di un modo più efficace di trattare tali controversie. Negli affari commerciali internazionali, non solo elimina le Corti d’Appello, elimina gradualmente la democrazia, per multare il governo fino alla sottomissione definitiva a questi pannelli di tre arbitri internazionali, sempre più inclini verso le grandi aziende.(“Ttip necessario per proteggere le grandi banche, parola di ambasciatore Usa in Italia”, da “L’Antidiplomatico” del 10 maggio 2016).

mercoledì 1 giugno 2016

ADERISCI - NO ALLA DITTATURA - RIPRENDIAMOCI L'ITALIA


IL PAPA BACCHETTATO DAL DALAI LAMA

Non si può che condividere le opinioni del Dalai Lama , la logica impone questo tipo di riflessioni, gli interessi delle lobby sono altri , altrimenti non si spiega il motivo per cui l’ONU non prende in considerazione alcun tipo di intervento per limitare questo esodo e questa strage di esseri umani nel Mediterraneo (880, secondo stime, solo questa settimana), essendo l’unico organo che può intervenire in materia, Come  si evince dallo Statuto,  e può chiedere il posizionamento ,nei  luoghi da dove partono questi migranti, dei centri di accoglienza e di identificazione  senza ledere la sovranità dei Paesi in questione……non si spiega il motivo per cui nessun capo di Stato ha il coraggio di denunciare l’ONU e il suo Presidente di strage umanitaria.
Sebastiano Campo





Pure il Dalai Lama bastona il Papa: "Così diventate un Paese arabo"
QUOTIDIANO “LIBERO” del 01 Giugno 2016         di Andrea Morigi


«Anche da un punto di vista morale», il Dalai Lama è convinto che «i rifugiati dovrebbero essere ammessi soltanto temporaneamente» e «l’obiettivo dovrebbe essere che ritornino e aiutino a ricostruire i loro Paesi».
L’argomento è scottante, il terreno è scivoloso, ma lui non ha paura a dichiararlo pubblicamente, in un’intervista alla tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, consapevole che sta per farsi dei nemici. A partire dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, a cui sembra rivolto il messaggio visto il mezzo di comunicazione, ma anche le parole scelte per parlare dell’emergenza migranti: «Ce ne sono troppi adesso», ha aggiunto.
Se lo avessero detto Marine Le Pen, Matteo Salvini o qualche leader di Pegida, nessuno ci avrebbe fatto caso. Che le loro opinioni siano condivise da una delle personalità più note e stimate del mondo, sconcerta. Potrà risultare anche sorprendente che un religioso mantenga il proprio attaccamento a una tradizione minacciata dalla globalizzazione, eppure il Dalai Lama sa quel che dice quando ci mette sul chi va là, spiegando che l’Europa, in particolare la Germania non può diventare un Paese arabo. La Germania è la Germania».
Certo, «quando guardiamo il volto di ogni rifugiato, ma specialmente quelli di donne e bambini, percepiamo la loro sofferenza e un essere umano che è un pochino più fortunato ha il dovere di aiutarli ma ce ne sono così tanti che in pratica è diventato difficile».
Certo, i templi e i monasteri buddisti non sono noti come succursali della Caritas, ma ognuno ha la propria vocazione e in ogni caso Tenzin Gyatso, l’81enne leader mondiale del buddismo tibetano, è lui stesso un profugo, che ha scelto l’esilio dal 1959, a causa dell’invasione del Tibet da parte della Cina comunista nel 1950 e della successiva persecuzione della religione buddista. Già questa sua posizione politica ha contribuito un po’ a dipingere il Dalai Lama come un bieco reazionario e lo ha reso sgradito a molti che con Pechino desiderano a tutti i costi fare affari, dispostissimi a chiudere due occhi davanti ai campi di concentramento, alle esecuzioni capitali e alla mancanza di democrazia. Magari tenteranno di togliergli anche il Nobel per la Pace, che gli era stato assegnato nel 1989, di dargli dello xenofobo se non proprio del nazista, scoprendo che fra i simboli buddisti si trova anche una svastica.


SKY TG24