Oggi il
Presidente della Banca d’Italia si autoassolve dalle truffe perpetuate ai danni
dei cittadini Italiani, sostenendo che l’istituto ha pochi strumenti per
assolvere al controllo . Beh ! Sig. Visco come possono fidarsi allora i
risparmiatori degli istituti di credito ? Chi tutela i loro risparmi ? Forse
farebbe bene a dire che controllato e controllore sono la medesima
organizzazione (la Banca d’Italia è di proprietà delle Banche e delle
Assicurazioni ) e quindi siete in difficoltà a prendere provvedimenti. Non
sarebbe il caso di rinazionalizzare la Banca d’Italia e renderla al proprio
popolo ? Forse si troverebbe il modo di tutelare i cittadini e sicuramente
riusciremo a rilanciare il comparto produttivo nazionale, finanziando chi
produce nel nostro Paese e creando di conseguenza nuovi posti di lavoro.
Sebastiano
Campo
Crisi bancarie, anche Visco si autoassolve:
“Individuare irregolarità non è agevole e Bankitalia ha pochi strumenti”
Il governatore di via Nazionale, durante le
considerazioni finali all'assemblea, ha detto la Vigilanza può solo
"ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino
e a contenerne le ricadute". Ma non può "sostituirsi nelle scelte
gestionali" degli istituti. E "quando rileva ipotesi di reato"
l'opinione pubblica non ne viene informata per evitare "effetti
destabilizzanti"
Come il numero uno della Consob Giuseppe Vegas, anche il
governatore di Bankitalia Ignazio Visco assolve se stesso e l’istituto dalle
responsabilità legate alla insufficiente vigilanza sulle banche andate in crisi
negli ultimi mesi facendo evaporare i risparmi di obbligazionisti subordinati e
azionisti. “La Vigilanza è chiamata a ridurre per quanto possibile la
probabilità che i dissesti si verifichino e a contenerne le ricadute“, ha detto
il numero uno di Palazzo Koch durante le considerazioni finali lette
all’assemblea, mentre fuori Adusbef e Federconsumatori protestavano accusando
l’istituzione di mancata vigilanza. Ma, ha sostenuto, individuare “anomalie e
irregolarità“, “talvolta abilmente celate“, “non è agevole” e “talora può non
essere immediato”, perché la Banca d’Italia “non dispone degli strumenti
riservati all’Autorità giudiziaria, come sequestri o perquisizioni“.
“Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo subito le
competenti Procure“, ha poi spiegato, ma “l’opinione pubblica non ne viene in
generale a conoscenza“. Come dire: gli interventi ci sono, ma passano sotto
silenzio. Questo perché, secondo il governatore, bisogna evitare “effetti
destabilizzanti” sul sistema. Nonostante, come riconosciuto dallo stesso Visco,
“in non pochi casi agli effetti di una recessione lunga e profonda si siano
sommati quelli di comportamenti imprudenti e a volte fraudolentiPubblicità
da parte di
amministratori e dirigenti”.
In ultima analisi il governatore – che lo scorso dicembre
aveva ripetuto lo stesso concetto anche in diretta tv da Fabio Fazio – ritiene
che l’operato di via Nazionale sia stato del tutto corretto. Anche se come è
noto Bankitalia ha il potere di imporre ai vertici degli istituti di leggere le
proprie missive nel corso dell’assemblea dei soci. E avrebbe potuto esercitarlo
nei confronti dei cda di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, i cui piccoli
azionisti ora hanno perso praticamente tutto il proprio investimento, e di
quelli di Banca Etruria, Banca Marche, Carife, Carichieti, dove a rimetterci i
risparmi sono stati i detentori di bond subordinati. Una lettera di
avvertimento sulle modalità di fissazione del prezzo delle azioni nel primo
caso e sui rischi delle obbligazioni subordinate nel secondo avrebbe fatto
alzare la guardia a tanti risparmiatori ora sul lastrico.
L’autodifesa di Visco, che pure in conclusione si è detto
“aperto alle critiche costruttive“, è partita dalla considerazione che “gli
ordinamenti e il modello di vigilanza prudenziale che si sono andati affermando
(…) valorizzano l’autonomia imprenditoriale delle banche. L’autorità di
vigilanza non può sostituirsi sistematicamente nelle loro scelte gestionali”.
Inoltre, appunto, la Banca non ha gli strumenti dell’autorità giudiziaria per
cui, “individuata una situazione problematica”, può solo “porre i presupposti
per il suo riequilibrio”. Come? “Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo
subito le competenti Procure. L’opinione pubblica non ne viene in generale a
conoscenza: la legge impone che, salvo limitate eccezioni, le notizie, le
informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua
attività di vigilanza siano coperti da segreto d’ufficio. Anche questa norma ha
una ratio precisa: impedire che notizie relative a fenomeni circoscritti
peggiorino problemi temporanei o risolvibili e abbiano effetti destabilizzanti
con gravi danni per la collettività“.
Il governatore ha poi vantato che “negli ultimi venti anni
abbiamo gestito, con il ricorso al commissariamento, le crisi di 125
intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni, di cui 56 negli ultimi
sette anni. Le procedure si sono concluse con la restituzione delle banche alla
gestione ordinaria in oltre la metà dei casi. Le banche liquidate sono state
circa un terzo; quasi sempre la liquidazione è stata accompagnata dalla
cessione di attività e passività a un altro intermediario, garantendo in tal
modo la continuità dei rapporti con la clientela”. E la zavorra dei 200
miliardi di sofferenze, su cui vista la scarsa portata della garanzia pubblica
concessa dal governo dovrebbero ora intervenire il fondo Atlante e forse la
nuova bad bank pubblica creata dall’ultimo decreto in materia? “Non vanno
sottovalutate delle loro problematicità ma nemmeno sopravvalutate“.
Nella visione di Visco, se ci sono colpe vanno cercate a
Bruxelles che non ha consentito l’intervento del Fondo interbancario per
soccorrere gli istituti in crisi: “La posizione assunta dalla Commissione
europea in materia di aiuti di stato esclude l’utilizzo, a fini preventivi e di
ordinata gestione delle crisi, degli schemi di assicurazione obbligatoria dei
depositi, sebbene tali fondi siano di natura privata, essendo finanziati e
autonomamente gestiti dagli intermediari”. Un errore secondo il governatore,
che auspica “l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione” e non vede “motivo
per considerare come impropri aiuti di stato iniziative che contribuiscono a
correggere fallimenti del mercato senza ledere la concorrenza“. E le pecche
della Commissione non finiscono qui: “Un’interpretazione rigida della normativa
sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria, ha anche
ostacolato l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti
deteriorati delle banche italiane”.
Inoltre la Ue non ne vuol sapere di rivedere la normativa
sul bail in – votata al Parlamento Ue da tutti i maggiori partiti italiani
compreso il Pd - o rimandarne l’applicazione”. Invece per Visco nell’applicare
le regole che in caso di crisi bancaria prevedono il sacrificio di azionisti,
obbligazionisti subordinati e correntisti con più di 100mila euro sul conto va
cercato “un equilibrio tra l’obiettivo” di contrastare “comportamenti
opportunistici delle banche e quello della stabilità”. Un equilibrio che
passerebbe per un recupero di “più ampi margini, per quanto di natura
eccezionale” di “un intervento pubblico tempestivo” che “può evitare
distruzione di ricchezza senza necessariamente generare perdite per lo Stato”.
Insomma, salvataggi con i soldi pubblici.













