DIFENDI LE TUE IDEE

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martedì 31 maggio 2016

PRESIDENTE DI BANKITALIA SI AUTOASSOLVE

Oggi il Presidente della Banca d’Italia si autoassolve dalle truffe perpetuate ai danni dei cittadini Italiani, sostenendo che l’istituto ha pochi strumenti per assolvere al controllo . Beh ! Sig. Visco come possono fidarsi allora i risparmiatori degli istituti di credito ? Chi tutela i loro risparmi ? Forse farebbe bene a dire che controllato e controllore sono la medesima organizzazione (la Banca d’Italia è di proprietà delle Banche e delle Assicurazioni ) e quindi siete in difficoltà a prendere provvedimenti. Non sarebbe il caso di rinazionalizzare la Banca d’Italia e renderla al proprio popolo ? Forse si troverebbe il modo di tutelare i cittadini e sicuramente riusciremo a rilanciare il comparto produttivo nazionale, finanziando chi produce nel nostro Paese e creando di conseguenza nuovi posti di lavoro.
Sebastiano Campo


Crisi bancarie, anche Visco si autoassolve: “Individuare irregolarità non è agevole e Bankitalia ha pochi strumenti”


Il governatore di via Nazionale, durante le considerazioni finali all'assemblea, ha detto la Vigilanza può solo "ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino e a contenerne le ricadute". Ma non può "sostituirsi nelle scelte gestionali" degli istituti. E "quando rileva ipotesi di reato" l'opinione pubblica non ne viene informata per evitare "effetti destabilizzanti"
di F. Q. | 31 maggio 2016

Come il numero uno della Consob Giuseppe Vegas, anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco assolve se stesso e l’istituto dalle responsabilità legate alla insufficiente vigilanza sulle banche andate in crisi negli ultimi mesi facendo evaporare i risparmi di obbligazionisti subordinati e azionisti. “La Vigilanza è chiamata a ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino e a contenerne le ricadute“, ha detto il numero uno di Palazzo Koch durante le considerazioni finali lette all’assemblea, mentre fuori Adusbef e Federconsumatori protestavano accusando l’istituzione di mancata vigilanza. Ma, ha sostenuto, individuare “anomalie e irregolarità“, “talvolta abilmente celate“, “non è agevole” e “talora può non essere immediato”, perché la Banca d’Italia “non dispone degli strumenti riservati all’Autorità giudiziaria, come sequestri o perquisizioni“.
“Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo subito le competenti Procure“, ha poi spiegato, ma “l’opinione pubblica non ne viene in generale a conoscenza“. Come dire: gli interventi ci sono, ma passano sotto silenzio. Questo perché, secondo il governatore, bisogna evitare “effetti destabilizzanti” sul sistema. Nonostante, come riconosciuto dallo stesso Visco, “in non pochi casi agli effetti di una recessione lunga e profonda si siano sommati quelli di comportamenti imprudenti e a volte fraudolentiPubblicità
 da parte di amministratori e dirigenti”.
In ultima analisi il governatore – che lo scorso dicembre aveva ripetuto lo stesso concetto anche in diretta tv da Fabio Fazio – ritiene che l’operato di via Nazionale sia stato del tutto corretto. Anche se come è noto Bankitalia ha il potere di imporre ai vertici degli istituti di leggere le proprie missive nel corso dell’assemblea dei soci. E avrebbe potuto esercitarlo nei confronti dei cda di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, i cui piccoli azionisti ora hanno perso praticamente tutto il proprio investimento, e di quelli di Banca Etruria, Banca Marche, Carife, Carichieti, dove a rimetterci i risparmi sono stati i detentori di bond subordinati. Una lettera di avvertimento sulle modalità di fissazione del prezzo delle azioni nel primo caso e sui rischi delle obbligazioni subordinate nel secondo avrebbe fatto alzare la guardia a tanti risparmiatori ora sul lastrico.

L’autodifesa di Visco, che pure in conclusione si è detto “aperto alle critiche costruttive“, è partita dalla considerazione che “gli ordinamenti e il modello di vigilanza prudenziale che si sono andati affermando (…) valorizzano l’autonomia imprenditoriale delle banche. L’autorità di vigilanza non può sostituirsi sistematicamente nelle loro scelte gestionali”. Inoltre, appunto, la Banca non ha gli strumenti dell’autorità giudiziaria per cui, “individuata una situazione problematica”, può solo “porre i presupposti per il suo riequilibrio”. Come? “Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo subito le competenti Procure. L’opinione pubblica non ne viene in generale a conoscenza: la legge impone che, salvo limitate eccezioni, le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza siano coperti da segreto d’ufficio. Anche questa norma ha una ratio precisa: impedire che notizie relative a fenomeni circoscritti peggiorino problemi temporanei o risolvibili e abbiano effetti destabilizzanti con gravi danni per la collettività“.

Il governatore ha poi vantato che “negli ultimi venti anni abbiamo gestito, con il ricorso al commissariamento, le crisi di 125 intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni, di cui 56 negli ultimi sette anni. Le procedure si sono concluse con la restituzione delle banche alla gestione ordinaria in oltre la metà dei casi. Le banche liquidate sono state circa un terzo; quasi sempre la liquidazione è stata accompagnata dalla cessione di attività e passività a un altro intermediario, garantendo in tal modo la continuità dei rapporti con la clientela”. E la zavorra dei 200 miliardi di sofferenze, su cui vista la scarsa portata della garanzia pubblica concessa dal governo dovrebbero ora intervenire il fondo Atlante e forse la nuova bad bank pubblica creata dall’ultimo decreto in materia? “Non vanno sottovalutate delle loro problematicità ma nemmeno sopravvalutate“.

Nella visione di Visco, se ci sono colpe vanno cercate a Bruxelles che non ha consentito l’intervento del Fondo interbancario per soccorrere gli istituti in crisi: “La posizione assunta dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato esclude l’utilizzo, a fini preventivi e di ordinata gestione delle crisi, degli schemi di assicurazione obbligatoria dei depositi, sebbene tali fondi siano di natura privata, essendo finanziati e autonomamente gestiti dagli intermediari”. Un errore secondo il governatore, che auspica “l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione” e non vede “motivo per considerare come impropri aiuti di stato iniziative che contribuiscono a correggere fallimenti del mercato senza ledere la concorrenza“. E le pecche della Commissione non finiscono qui: “Un’interpretazione rigida della normativa sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria, ha anche ostacolato l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane”.


Inoltre la Ue non ne vuol sapere di rivedere la normativa sul bail in – votata al Parlamento Ue da tutti i maggiori partiti italiani compreso il Pd - o rimandarne l’applicazione”. Invece per Visco nell’applicare le regole che in caso di crisi bancaria prevedono il sacrificio di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con più di 100mila euro sul conto va cercato “un equilibrio tra l’obiettivo” di contrastare “comportamenti opportunistici delle banche e quello della stabilità”. Un equilibrio che passerebbe per un recupero di “più ampi margini, per quanto di natura eccezionale” di “un intervento pubblico tempestivo” che “può evitare distruzione di ricchezza senza necessariamente generare perdite per lo Stato”. Insomma, salvataggi con i soldi pubblici.

lunedì 23 maggio 2016

RICORDO DELLA STRAGE DI CAPACI 23 MAGGIO 1992

RICORDO DELLA STRAGE DI CAPACI 23 MAGGIO 1992



Oggi cade l’anniversario della strage di Capaci 23 Maggio 1992, uno dei momenti più bui e controversi della storia nazionale. Per chi come me è di origine siciliana è stato un giorno di rabbia e frustrazione, sembrava la sconfitta dello Stato e la vittoria dei delinquenti mafiosi, ma per molti siciliani onesti è stata la riscossa e la ribellione verso questi ignobili personaggi, ancora a distanza di 24 anni la battaglia continua , ma la coscienza di molti cittadini Siciliani è cambiata. Bisogna sempre alimentare il ricordo di quel giorno dove sull’Autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci a pochi chilometri da Palermo perirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre Agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, perché la Mafia deve essere spazzata via dalle terre della Sicilia e della Penisola . Dopo due mesi hanno ucciso anche Paolo Borsellino, il 19 Luglio 1992, anche quella data sarà ricordata dal sottoscritto e dal Movimento come pietra miliare per tenere sempre in vita questi eroi che hanno combattuto e indicato la strada per sconfiggere la Mafia.
Sebastiano  Campo 


venerdì 20 maggio 2016

TUTTA LA POLITICA ITALIANA TACE IN ACCORDO CON RENZI PER REGALARE L’ITALIA ALLA BCE

TUTTA LA POLITICA ITALIANA TACE IN ACCORDO CON RENZI PER REGALARE L’ITALIA ALLA BCE
Oggi prendiamo in esame una nuova fregatura ai danni dei cittadini Italiani, l’ERF (Fondo di Redenzione Europea ) .
Un fondo che costringerà ad utilizzare il nostro patrimonio nazionale, in pegno per la creazione di una sorta di Eurobond che per l’Italia non produrrà nessun vantaggio, noi dovremo impegnarci per 950 Miliardi di Euro, come spiegato nell’articolo…..Beh a questo punto dovremo mettere in discussione il metodo di valuta della moneta, perché dovremo considerare il valore della moneta in base al PIL (Prodotto Interno Lordo) e non invece come storicamente avveniva, secondo il valore mobiliare, immobiliare e aureo di un Paese? Noi siamo la Nazione più ricca, il valore stimato è di 9.500 Miliardi di Euro, per cui potremmo rinazionalizzare la Banca d’Italia e stampare moneta fino alla cifra stimata di 9.500 Miliardi senza che la nostra moneta subisca svalutazione di alcun genere…..e senza l’esigenza di mettere in pegno il nostro patrimonio nazionale.


Vogliamo davvero regalare il patrimonio italiano e fare la solita ed ormai continuata figura dei coglioni? 


Dal Fiscal Compact all’ERF, ecco come l’Italia rischia di perdere tutti i suoi beni per consegnarli alla banca europea BCE
Dopo il Fiscal Compact potrebbe arrivare l’ERF, il Fondo di Redenzione Europea, che potrebbe costarci caro. Il rischio? La vendita del nostro patrimonio nazionale. Ecco che cos’è e cosa prevede
C’è una cosa di cui siamo assolutamente sicuri: i vertici europei non si annoiano mai. Ogni giorno infatti da Bruxelles arriva una novità diversa. Prima il Fiscal Compact e i suoi assurdi parametri, poi il TTIP portato avanti nella massima segretezza, ma che potrebbe sconvolgere totalmente le vite dei cittadini europei, abolendo regole e uniformando leggi allo scopo di creare un mercato comune tra USA e UE.
Ora arriva l’ultima ideona escogitata dai burocrati comunitari per costringere gli Stati Membri a rispettare i “propri impegni”. Si chiama ERF, acronimo di European Redemption Fund (Fondo Europeo di Redenzione) e ci costringerà ad utilizzare il nostro patrimonio nazionale, dalle aziende all’oro, come garanzia per la creazione di una sorta di eurobond, col rischio che anche questo perda completamente il suo valore ed i beni passano così sotto il controllo bancario.
Ma andiamo con ordine.

Che cos’è l’ERF?
Il Fondo Europeo di Redenzione rappresenta una specie di “evoluzione” del Fiscal Compact. Gli Stati Membri che hanno un debito pubblico superiore al 60% del PIL (l’Italia è al 133%) fanno conferire all’interno del Fondo la parte eccedente il limite imposto dal Trattato di Maastricht del ‘92 in primis, da quello di Lisbona in secundis, e dal Fiscal Compact per completare l’opera.

Parlando dell’Italia, secondo un’analisi condotta da alcuni esperti tedeschi, il nostro Paese dovrebbe quindi contribuire per il 40% che si traduce in 950 miliardi di euro (almeno).

Nello stesso tempo, l’ERF, per finanziarsi, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di Eurobond e, grazie alla tripla A concessa dalle agenzie di rating alle emissioni della UE, i tassi saranno decisamente più bassi.

Ma ovviamente tutto questo avrà un prezzo. Ogni Nazione dovrà infatti porre come garanzia i propri beni patrimoniali. Nel nostro caso parliamo di aziende come Eni, Enel, Finmeccanica, ma anche di riserve valutarie, di riserve auree e di una parte del gettito fiscale.

Detto in poche parole: se l’Italia non riuscirà a rispettare i parametri imposti dal Fiscal Compact (che prevede di ridurre annualmente il rapporto debito/PIL di un 20esimo della parte eccedente per i prossimi 20 anni), l’UE potrà utilizzare i suoi beni patrimoniali per far calare “forzosamente” il debito pubblico, ed ecco la consegna dei beni citati alla BCE.

Una sorta di asta in cui lo Stato debitore rinuncerà ai propri fiori all’occhiello in nome di un valore che ormai in Europa sembra diventato religione: la riduzione del debito pubblico.

Per la cronaca, ogni anno l’eccedenza nostrana di debito ammonta a circa 1.170 miliardi di euro, pari al 73% del PIL.

Le norme comunitarie (regole del mercato europeo e non leggi europee)
Insomma nel caso in cui l’ERF andasse in porto, l’Italia rischierebbe di mettere nelle mani dell’Unione Europea (leggibile anche come mercato europeo) anche l’ultimo residuo di sovranità nazionale rimasta, rappresentato dal suo patrimonio mobiliare e immobiliare.

Questo potrebbe succedere proprio mentre nel nostro Paese continua la polemica relativa al Fiscal Compact e a quei parametri troppo rigidi che bloccherebbero, secondo il parere di molti, qualsiasi possibilità di ripresa.

Beppe Grillo ha più volte parlato di un patto che “ammazza l’Italia”; Berlusconi, dopo aver partecipato alla sua redazione, ha candidamente proposto di non rispettarlo, il Premier Renzi voleva sfruttare il margine del 3% del deficit per finanziare alcune misure volte a far ripartire il Paese, idea subito rientrata dopo le minacce e le proteste arrivate dai vertici europei.

Per tutta risposta, questi limiti rischiano di essere rafforzati e il prezzo da pagare se non verranno soddisfatti potrebbe essere ancora più alto.

Ma forse è meglio concludere con una battuta: speriamo almeno che non si vendano pure il Colosseo; centurioni “tedeschi” o “americani” non si potrebbero proprio guardare.
Tratto da un articolo di  Vittoria Patanè   Forexinfo.it


2,2 MILIONI DI FAMIGLIE ITALIANE SENZA LAVORO

I dati forniti oggi dall’ISTAT certificano il fallimento del Governo Renzi, vediamo che balle racconterà il Presidente del Consiglio per giustificare questi numeri……..Ma gli Italiani vorranno continuare a votare i soggetti Politici che hanno portato il Paese in questo stato ? Cosa deve accadere ancora per svegliare gli animi dei cittadini ?


Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi solo la Grecia”
Nel suo rapporto annuale 2016, l'istituto di statistica spiega che un minore su cinque è in condizione di povertà, mentre cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Sei giovani su 10 vivono a casa dai genitori, uno su quattro non studia e non lavora. E si prevede che nel 2025 il tasso di occupazione resti ai livelli del 2010
di F. Q. | 20 maggio 2016

Famiglie senza lavoro in aumento, una spesa sociale inefficiente, una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Questo è il quadro fornito dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat, relativo al 2015. Ma l’istituto scatta la fotografia anche di una società italiana dove 6 giovani su 10 vivono ancora con i genitori, mentre uno su quattro non studia e non lavora. Il tutto in un contesto economico non certo esaltante, con un’inflazione molto debole e un mercato del lavoro incerto: nel 2015, l’istituto prevede che l’occupazione rimanga ferma a un livello simile al 2010.

Oltre 2 milioni di famiglie senza lavoro. Un minore su 5 in condizione di povertà - In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.
I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, scontando un peggioramento della loro condizione relativa anche rispetto alle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

La spesa sociale è inefficiente, peggio di noi solo la Grecia. E aumenta la disuguaglianza - Il sistema di protezione sociale italiano è tra quelli europei “uno dei meno efficaci“. Lo rileva il Rapporto annuale Istat 2016, evidenziando come “la spesa pensionistica comprime il resto dei trasferimenti sociali”, aumentando il rischio povertà. Nel 2014 il tasso delle persone a rischio si riduceva dopo il trasferimenti di 5,3 punti (dal 24,7% al 19,4%) a fronte di una riduzione media nell’Ue di 8,9 punti. Solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.

In Italia, sottolinea l’Istat, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito (misurata attraverso l’indice di Gini sui redditi individuali lordi da lavoro) è aumentata da 0,40 a 0,51 tra il 1990 e il 2010; si tratta dell’incremento più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati.
Sei giovani su 10 a casa dai genitori. Il 25% non studia e non lavora - La generazione dei bamboccioni non molla: nel 2014 più di 6 giovani su 10 (62,5%) tra i 18 e i 34 anni hanno vissuto ancora a casa con i genitori. Il dato ha riguardato nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto europeo l’Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei paesi mediterranei (“dove i legami sono ‘fortì”), a fronte di una media Ue del 48,1%.

Sono più di 2,3 milioni nel 2015 i giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione (Neet), di cui tre su quattro vorrebbero lavorare. I Neet sono aumentati di oltre mezzo milione sul 2008 ma diminuiscono di 64mila unità nell’ultimo anno (-2,7%). L’incidenza dei Neet sui giovani di 15-29 anni è al 25,7% (+6,4 punti percentuali su 2008 e -0,6 punti su 2014).

Dopo la laurea i giovani non cercano lavoro, ma continuano a studiare - Rispetto a una ventina di anni fa sono quasi raddoppiati i giovani che a tre anni dalla laurea non cercano lavoro, la maggior parte perché ha deciso di continuare a studiare. A tre anni dal conseguimento del titolo, nel 1991 i laureati occupati erano il 77,1%. Questo valore è sceso al 72% nel 2015, anno nel quale non cercano lavoro circa il 12,5% dei giovani laureati, quasi il doppio di quelli del 1991 (6,6%). Quest’ultimo dato va letto – spiegano i ricercatori – assieme al fenomeno della prosecuzione delle attività di formazione: nel 2015, infatti, il 78,7% di coloro che dichiarano di non cercare lavoro risultano impegnati in dottorati, master, stage o ulteriori corsi di laurea, quando nel 1991 la stessa quota era pari a 59,7%.

Mercato del lavoro incerto: nel 2025 la stessa occupazione del 2010 - Nel 2016 l’andamento dei prezzi “appare ancora molto debole” e quello del mercato del lavoro “è incerto“. Lo afferma l’Istat nell’ultimo rapporto annuale, ritenendo “plausibile”, per il primo semestre, il succedersi di periodi di debole crescita tendenziale dei prezzi e di episodi deflazionistici. La ripresa dei consumi risulta infatti insufficiente a bilanciare il calo dei prezzi energetici. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro nei primi tre mesi 2016 mostra una sostanziale stabilità degli occupati. L’Istat prevede inoltre, in un esercizio statistico, “un miglioramento piuttosto modesto del grado di utilizzo dell’offerta di lavoro” nei prossimi anni. Nel 2025 il tasso di occupazione potrebbe così restare “prossimo a quello del 2010, a meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva”.

Aumentano gli occupati, ma dal 2008 scende l’incidenza del lavoro stabile. Nel 2015 gli occupati in Italia sono 22,5 milioni, 186mila in più sull’anno (+0,8%). L’anno scorso il contratto a tempo indeterminato è stato il più diffuso: vi hanno fatto ricorso quasi due terzi delle aziende manifatturiere e del terziario. Nonostante l’aumento dei contratti fissi, l’incidenza del lavoro standard sul totale degli occupati è scesa al 73,4% nel 2015 dal 77% del 2008 con 1,3 milioni di occupati in meno. A trainare le assunzioni, in particolare nelle imprese manifatturiere, sono stati in primis gli sgravi contributivi.

La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Nel 2015 minimo storico per le nascite – Al 1 gennaio 2016 la stima della popolazione italiana è di 60,7 milioni di residenti (-139mila sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania. Nel desolante quadro demografico si inserisce il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488mila, 15mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna.


giovedì 19 maggio 2016

VIDEO INTERESSANTE CHE SPIEGA COME LE BANCHE SPONSORIZZANO LE RIFORME COSTITUZIONALI



LETTERA APERTA AL PAPA SULLO SFRUTTAMENTO E LAVORO NERO

                                     LETTERA  APERTA  AL  PAPA
Santità concordo con la Sua Omelia, chi si arricchisce con lo sfruttamento dell’essere umano e con il lavoro nero è un delinquente, ma vorrei ascoltare dalle Sue parole anche dei giudizi verso un Governo che sta riducendo alla fame il suo Popolo, un Governo che spreme gli imprenditori con tasse dirette e indirette che arrivano al 73%  sul reddito , un Governo che applica le accise più alte del mondo sui carburanti, un Governo che toglie la speranza di un fine vita decente ai Pensionati e che non permetterà alle nuove generazioni di poter avere un futuro pensionistico, un Governo che sta distruggendo la Famiglia con una legge sulle unioni civili indegna per un Paese con le nostre tradizioni e i nostri equilibri sociali…. e potrei continuare ancora, ma mi sembra abbastanza……Aspetto una Sua presa di posizione..

Sebastiano Campo

Papa Francesco: “Chi si arricchisce con sfruttamento e lavoro nero è una sanguisuga che rende schiava la gente”

Nell’omelia della messa celebrata nella cappella della sua residenza di Casa Santa Marta, Bergoglio torna a condannare la "nuova schiavitù": "E' un peccato mortale"
di Francesco Antonio Grana | 19 maggio 2016

“Chi accumula ricchezze con sfruttamento, lavoro in nero, contratti ingiusti, è una sanguisuga che rende schiava la gente”. Papa Francesco è tornato con forza a condannare il “lavoro sporco” nell’omelia della messa celebrata come ogni mattina nella cappella della sua residenza di Casa Santa Marta. “Il sangue di chi è sfruttato nel lavoro – ha affermato Bergoglio – è un grido di giustizia al Signore. Lo sfruttamento del lavoro, nuova schiavitù, è un peccato mortale. Le ricchezze in se stesse sono buone, ma sono relative. Vanno messe al giusto posto. Non si può vivere per le ricchezze. È più importante un bicchier d’acqua nel nome di Gesù che tutte le ricchezze accumulate con lo sfruttamento della gente”.

Il tema del lavoro è da sempre al centro del pontificato di Francesco. A Cagliari, nel suo secondo viaggio in Italia dopo l’elezione, incontrando i tanti disoccupati e cassa integrati Bergoglio condannò “il lavoro disumano, il lavoro schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza”, sottolineando che “non portare il pane a casa vuol dire non avere dignità”. Più volte Francesco ha denunciato che ci sono “milioni di uomini e donne e addirittura bambini schiavi del lavoro. Questo è contro Dio e contro la dignità della persona umana”. Nei suoi moniti contro lo sfruttamento delle persone, il Papa ha sempre avuto una particolare attenzione per le donne “troppe volte licenziate perché incinte” e vittime di una “scandalosa disparità di retribuzione”.
Sulla ricchezza concentrata nelle mani di molti a discapito di tanta miseria presente nel mondo, il Papa si era espresso nella catechesi dell’udienza generale del mercoledì commentando la parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro. Quest’ultimo, per Francesco, “rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi. Gesù dice che un giorno quell’uomo ricco morì: i poveri e i ricchi muoiono, hanno lo stesso destino, come tutti noi, non ci sono eccezioni a questo”. Bergoglio ha sottolineato che “ignorare il povero è disprezzare Dio! Questo dobbiamo impararlo bene: ignorare il povero è disprezzare Dio. Quante volte tanta gente fa finta di non vedere i poveri! Per loro i poveri non esistono”.

Sempre durante l’omelia della messa a Casa Santa Marta, Francesco ha affermato che “i soldi e il potere distruggono la Chiesa”. Sottolineando che “nessuno può sentirti una persona santa e pulita” perché questa “tentazione dell’arrampicarsi” si verifica in ogni istituzione della Chiesa: parrocchie, collegi, anche nei vescovadi”.

mercoledì 18 maggio 2016

Operai senegalesi sfruttati da cinesi.

Operai senegalesi sfruttati da cinesi.

Prato, 18 maggio 2016 –

 Oggi leggiamo che a Montemurlo (PO), grazie ad un controllo della polizia municipale, operai senegalesi vengono sfruttati da imprenditori cinesi. Si scopre così un  nuovo fronte dello sfruttamento della manodopera clandestina: ora i cinesi nelle proprie aziende non si avvalgono più del lavoro dei connazionali, ma si rivolgono a lavoratori di altre nazionalità. Durante dei controlli preventivi sulle nuove ditte nella zona industriale di Popolesco, gli agenti  hanno trovato una confezione condotta da cittadino cinese, dove erano a lavoro venti operai senegalesi e della Costa d’Avorio.

La cosa curiosa è che l’azienda  cinese aveva aperto da appena un mese e, per reperire la manodopera, non si era rivolta, come accade di solito, a connazionali, ma aveva preferito ingaggiare un gruppo di africani, che ogni mattina arrivavano a Montemurlo in treno dalla provincia di Pisa, dove risiedevano. A questi soggetti veniva offerto  un periodo di prova e la promessa di un contratto a tempo indeterminato. I giornali scrivono che  probabilmente  la scelta del cinese di assumere senegalesi e cittadini della Costa d’Avorio sia stata dettata dal fatto che i lavoratori africani accettassero paghe più basse  e soprattutto che il datore di lavoro non avesse l’onere di provvedere anche all’alloggio degli operai. Dei venti lavoratori, dodici sono stati accompagnati in questura, perché sprovvisti di documenti d’identità e fra questi sette, compreso un cinese che controllava il lavoro in sostituzione del titolare, sono risultati sprovvisti di permesso di soggiorno.
Noi crediamo che questa situazione debba essere vista molto più in profondità rispetto all’apparenza; l’imprenditore cinese come ha fatto a reperire manodopera clandestina in una città lontana rispetto al luogo di produzione ? La sensazione è che la criminalità organizzata cinese e quella Senegalese abbiano trovato un accordo, se questa deduzione corrisponde a verità c’è da preoccuparsi…… 

Sebastiano Campo




Il Telegraph: “L’Italia scelga fra Euro e sopravvivenza”

Ieri il giornale economico Tedesco Die Zeit ci prefigurava un imminente fallimento, oggi Il Telegraph ci consiglia di scegliere fra Euro e sopravvivenza…..Questo mi porta ad una domanda : “Ci stanno spingendo fuori dall’Europa ?”…..Io penso di Sì…. e forse sarebbe la nostra salvezza..

Sebastiano Campo



Il Telegraph: “L’Italia scelga fra Euro e sopravvivenza”
Preoccupante editoriale di Ambrose Evans-Pritchard sul futuro del Belpaese

18/05/2016 - Nel primo trimestre del 2016 la Germania è stata protagonista di una crescita del Pil dello 0,7%, al ritmo più forte in due anni, a fronte di un anemico +0,3% dell’Italia.
Di fatto, la Germania è cresciuta a un tasso più che doppio rispetto all’Italia confermandosi motore dell’economia dell’Eurozona, che invece ha fatto +0,5%, rispetto al +0,6% inizialmente reso noto.
Carsten Brzeski, economista presso ING, ha parlato in proposito di una crescita “realmente impressionante”, facendo notare tra l’altro che i fattori della crescita tedesca sono cambiati rispetto al passato. “Inizialmente sostenuta dalle esportazioni e da una forte produzione industriale, l’economia tedesca è al momento stimolata molto di più dai consumi privati, dalle costruzioni e da una fetta di esportazioni. Guardando in avanti, almeno nel breve termine, questo nuovo mix di crescita dovrebbe sostenere ulterioramente la crescita”. Brzeski ha ammesso tra l’altro che “il tessuto industriale ha subito un rallentamento significativo”.

Se la Germania fa meglio dell’Eurozona, l’Italia fa peggio.

Pochi giorfni dopo le sparate di Boris Johnson su Ue, Euro e Italia, Il Telegraph ha pubblicato proposito un’analisi di Ambrose Evans-Pritchard che sembra avere tutte le caratteristiche di una sentenza.
“Per l’economia italiana il tempo sta per scadere – si legge -. Dopo sette anni di espansione globale, il paese è ancora intrappolato in una situazione di debito-deflazione e fa ancora fronte a una crisi bancaria che non riesce a combattere, visti i limiti paralizzanti dell’Unione monetaria (..) Ogni anno, Roma spera in un calo del rapporto tra debito e Pil, e ogni anno tale rapporto sale. La ragione è sempre la stessa. Le condizioni deflazionistiche impediscono al Pil nominale di salire in modo sufficiente da superare la crescita del debito”.

Evans-Pritchard ricorda che il debito/PIl è stato del 121% nel 2011, del 123% nel 2012, del 129% nel 2013? e del 132,7% lo scorso anno. E se non è cresciuto di più è stato per il calo del petrolio, dell’euro e per la polvere magica del Quantitative easing della Bce di Mario Draghi. Ma: “questo triplo stimolo si sta già smorzando, prima che il paese riesca a sfuggire alla trappola della stagnazione”.

Tuttavia è sulle scelte future che si concentra il messaggio dell’opinionista del Telegraph:
“Italy must choose between the euro and its own economic survival”, ovvero, “l’Italia deve scegliere tra l’euro e la sua stessa sopravvivenza economica“.

Così ammette Simon Tilford del Centre for European Reform. “L’Italia è incredibilmente vulnerabile. Ha attraversato l’intera fase di recupero senza segnare alcuna crescita. L’inflazione core viaggia a livelli pericolosamente bassi. Il governo non ha quasi più alcuna munizione per combattere la recessione”.

Di qui la questione – ormai viva da anni – se rimanere o meno nell’euro. L’ultimo sondaggio Ipsos Mori mostra che il 48% degli italiani voterebbe per lasciare sia l’ UE che l’euro, se ne avesse modo.

Ma l’articolo di Evans-Pritchard è molto interessante perchè ripercorre “la disastrosa avventura con l’euro“, che è “lunga e complessa”. “Il paese vantava un grande surplus commerciale con la Germania alla metà degli anni ’90, prima che i tassi di cambio venissero trasformati in fissi, per l’eternità. Quelli erano i giorni in cui (l’Italia) poteva ancora svalutare (la lira), provocando l’irritazione delle camere di commercio della Germania.

“E’ sufficiente dire che l’Italia ha perso il 30% di competitività contro la Germania – competitività misurata dal costo del lavoro unitario – nei 15 anni successivi, sia in quanto la Germania ha messo sotto pressione i salari, per avvantaggiarsi sugli altri (paesi dell’Eurozona), sia perchè la globalizzazione ha interessato i due paesi in modi diversi. L’Italia è scivolata in una situazione di ‘equilibrio negativo‘ e la sua produttività è scesa -5,9% dal 2.000: un collasso da togliere il respiro”.

L’articolo continua, mettendo in evidenza che “l’Italia ora non può più liberarsi dalla trappola”, e che “il risultato davanti ai nostri occhi è una implosione industriale“. A ciò si aggiunge una crisi bancaria che mette in evidenza le disfunzioni dell’Unione monetaria europea, e che peggiora giorno dopo giorno. Riferimento a Unicredit, che ha “perso la metà del suo valore negli ultimi sei mesi, emblema di un settore intoccabile con 360 miliardi di crediti deteriorati, il 19% dei bilanci bancari italiani”.

martedì 17 maggio 2016

Migranti, Europol ed Interpol: “Traffico vale fino a 6 miliardi di dollari. 800mila pronti a partire dalla Libia”

Oggi Europol e Interpol si accorgono che questa migrazione sta facendo arricchire le organizzazioni criminali, meglio tardi che mai……Sono anni che denunciamo questo sistema….ma ancora nessuno parla delle responsabilità dell’ONU , quest’ultimo è l’unico organo che può intervenire in materia, Come  si evince dallo Statuto,  e può chiedere il posizionamento ,nei  luoghi da dove partono questi migranti, dei centri di accoglienza e di identificazione  senza ledere la sovranità dei Paesi in questione…… Nessuno ha il coraggio di denunciare l’ONU e il suo Presidente di strage umanitaria.

Sebastiano Campo

Migranti, Europol ed Interpol: “Traffico vale fino a 6 miliardi di dollari. 800mila pronti a partire dalla Libia”


Per arrivare in Europa, ogni migrante ha pagato fra i 3.200 e i 6.500 dollari alle organizzazioni criminali. Organizzazioni che sono una "multinazionale del crimine" che coinvolge uomini originari di più di 100 Paesi. Nessun legame sistematico fra terrorismo e migrazioni, ma cresce il rischio di foreign fighter di ritorno
di F. Q. | 17 maggio 2016

Il traffico di migranti vale fino a 6 miliardi di dollari e le persone che cercheranno di partire per raggiungere l’Unione europea aumenteranno ancora: solo dalla Libia si stimano 800mila in attesa di mettersi in viaggio. Sono questi i dati del rapporto di Interpol ed Europol del 17 maggio.

Il business dei migranti fa dei trafficanti di esseri umani una vera e propria multinazionale del crimine. Il bottino complessivo si aggira, solo per il 2015, fra i cinque e i sei miliardi di dollari. Per arrivare, in condizioni spesso disperate, in Europa, ogni migrante ha pagato fra i 3.200 e i 6.500 dollari alle organizzazioni criminali che lucrano sul traffico di migranti.  Che sono vulnerabili di sfruttamento sessuale o lavorativo, usati come mezzi per ripagare il loro debito con i trafficanti.

Traffico che coinvolge uomini originari di più di 100 paesi e può contare su una struttura formata da una serie di capi che coordinano le attività lungo le rotte migratorie, “manager” che gestiscono le attività sul posto attraverso contatti personali e facilitatori di più basso livello.
Da loro passa il 90% del flusso di migranti che provano ad entrare nel vecchio continente: è questo il “core business” della multinazionale dei trafficanti di uomini. Fatta, di solito, di gente con una storia criminale alle spalle. E se dai dati snocciolati da Interpol non emerge alcun legame sistematico fra il terrorismo e le migrazioni, il rapporto segnala un “rischio crescente” di foreign fighter che possono unirsi al flusso migratorio per rientrare nell’Unione Europea.

Le partenze dal Nord Africa, intanto, non accennano a fermarsi. La Guardia Costiera ha soccorso la scorsa notte, 40 miglia a nord delle coste libiche, 200 persone – tra loro 45 donne e 11 minori – che erano a bordo di un barcone diretto verso l’Italia. Ricevuto l’allarme, la centrale operativa di Roma della Guardia Costiera ha localizzato il natante ed ha inviato la propria nave Peluso in soccorso dei migranti.

VICINO IL FALLIMENTO DEL COMPARTO PRODUTTIVO PRATESE ED ITALIANO MA NOI VOGLIAMO EVITARLO!


VICINO IL FALLIMENTO  DEL  COMPARTO  PRODUTTIVO  PRATESE ED ITALIANO
MA NOI VOGLIAMO EVITARLO!


Cosa è successo al comparto produttivo Pratese dal 1979 ad oggi ?
Prato era in quegli anni il centro tessile più importante d’Europa, con 25 mila telai, almeno 150 finissaggi, 500 Filature cardate, senza considerare  roccature, orditure e altre lavorazioni minori .
Oggi il centro tessile di Prato dispone di 3000  telai, 40  finissaggi  e  40  filature cardate, sempre senza considerare roccature, orditure e altre lavorazioni minori.
Questa situazione ha fatto perdere pIù di 30 Mila posti di lavoro, considerando che la città di Prato censisce una popolazione di 190.000 abitanti, compreso bambini e pensionati, stiamo constatando che più del 20% della popolazione si trova senza lavoro e la percentuale come minimo raddoppia se consideriamo la forza lavoro.
Chiediamo ai sindacati e alla Politica cittadina: come sono stati ricollocati e se sono stati ricollocati questi lavoratori ?
Il tracollo del comparto tessile ha fatto sì che anche molte attività commerciali hanno dovuto abbassare le saracinesche, questa forza lavoro non l’ho considerata nel novero dei posti di lavoro persi.
E’ una situazione di impoverimento spaventosa, che riduce una città fra le più ricche d’Italia in una condizione di grande sofferenza per le famiglie che la popolano.
Come ha risposto e come risponde la Politica , sindacati compresi, per risollevare le sorti di Prato ?
Ad oggi vediamo navigare a vista, senza un progetto a breve o lungo termine, soggetti politici buoni solo a chiacchiere e ad una gestione puramente amministrativa del gettito che i cittadini sono costretti ad elargire.
Una Politica che non riesce a rinnovare la rete idrica , vediamo le continue perdite di acqua in varie parti della città, che non riesce a curare le vie della città, se non in alcune zone di interesse elettorale, oggi in molte zone conviene girare con un fuoristrada, tale è l’incuria delle strade.
Abbiamo voluto prendere in esame la città in cui abbiamo la nostra sede, ma la situazione descritta, con i dovuti cambiamenti di settori lavorativi, affligge tutta la nostra penisola:
Dopo l’accordo fatto dai “governanti” ed i sindacati CGL CSL e UIL, gli operai hanno perso la sicurezza del posto di lavoro, ma cosa più grave hanno dovuto accettare obbligatoriamente salari non in linea col costo della vita;
Le ditte più importanti che garantivano numerosi posti di lavoro continuano ad essere vendute a multinazionali straniere che sistematicamente licenziano gli italiani, per poi portare all’estero la produzione e tutto con il benestare di chi gestisce attualmente la politica; tutte le aziende di stato vengono cedute a costo zero perdendone il ricavato, ma ai cittadini viene chiesto di provvedere al pagamento dei debiti (vedi Alitalia ed altro) e l’accettazione dell’aumento dei prezzi dei servizi che queste ditte garantivano (vedi ferrovie, Alitalia, Acque, etc.).
L’Italia è oppressa ormai da un continuo impoverimento ed indebitamento, la popolazione ricorre sempre più al vecchio metodo, molto in uso nel dopoguerra, dell’impegno dei propri beni.
Purtroppo bisogna anche evidenziare il lassismo dei giovani, incapaci di impegnarsi nella difesa dei sacrifici fatti dai loro genitori, ed incapaci di controbattere a questa dittatura politica che toglie diritti dovuti e conquistati negli anni con sacrificio di tutta la comunità e col sangue.
I cittadini hanno bisogno di risposte e il nostro Movimento è a disposizione per combattere questa inefficienza e ridare un futuro ai nostri territori.

ITALIA VICINA AL FALLIMENTO USCIRA' DALL'EURO

               LA GRANDE STAMPA TEDESCA PREANNUNCIA LA CACCIATA DELL'ITALIA DALL'EUROZONA: ''POTREBBE ACCADERE GIA' A GIUGNO'' (DIE ZEIT)

LA GRANDE STAMPA TEDESCA PREANNUNCIA LA CACCIATA DELL'ITALIA DALL'EUROZONA: ''POTREBBE ACCADERE GIA' A GIUGNO'' (DIE ZEIT)



BERLINO -  In Italia è in vigore - da quando governa il Pd - la regola non scritta ma applicata con ferrea pervicacia di non dare notizie scomode all'esecutivo Renzi, specialmente se provengono dall'estero. Così è "sfuggito" anche quanto scrive in prima pagina uno dei più autorevoli quotidiani tedeschi, il Die Zeit, che senza troppi giri di parole preannuncia la cacciata dall'Italia dall'euro con tutti i cataclismi che provocherà non solo nel Belpaese, anche in tutta Europa.
"Gli storici sanno spiegare in un modo o in un altro il crollo degli imperi: il piu' delle volte succede per colpa di un allargamento geografico o militare - scrive oggi l'editorialista Jochen Bittner sul Die Zeit -. Ma qual e' il fattore o la concatenazione di cause che potrebbe portare al tramonto dell'Europa Unita?"
A questa domanda che riempie da tempo il dibattito politico in Germania, mentre in Italia si è affacendati sull'elezione dei sindaci, fatto certamente rilevante ma altrettanto certamente di minore portata, confrontato all'orizzonte del crollo dell'Unione europea, il giornale risponde in un modo che non lascia spazio a fraintendimenti: la Germania prevede l'uscita dell'Italia dall'euro.
Scrive il Die Zeit: "Ad oggi, uno scenario appare assai plausibile: il 23 giugno prossimo i cittadini britannici potrebbero votare a favore della Brexit, l'uscita dall'Unione Europea. Il loro esempio indurrebbe anche altre nazioni a fare un'analisi dei costi e dei benefici dell'appartenenza al sistema comunitario. Tra questi paesi figura senza dubbio l'Italia, schiacciata economicamente dai vincoli comunitari e in prima linea di fronte ai flussi migratori estivi dal Nord Africa, senza che dai paesi europei vicini giunga un aiuto concreto. La situazione italiana è finanziariamente ed economicamente insostenibile, in queste condizioni".
"Gia' oggi - prosegue il Die Zeit - secondo un sondaggio, il 48 per cento dei cittadini italiani si dice a favore dell'uscita dalla Ue. Poiche' l'Italia, diversamente dalla Gran Bretagna, e' un paese dell'euro, un voto a favore dell'uscita dalla Ue creerebbe una reazione apocalittica sui mercati finanziari. Gli operatori di borsa potrebbe iniziare a speculare, e alcuni si stanno già organizzando in tal senso, contro l'appartenenza del Belpaese alla Ue, portando conseguentemente il paese fortemente indebitato a non potersi piu' finanziare sui mercati".
Evidentemente, questo scenario è reputato possibile, in Germania, e non una farneticazione rispetto la quale non è il caso di perdere tempo in analisi. Se non fosse così, la stampa tedesca che non indugia mai nei modi levantini fatti di sotterfugi e retroscena, non avrebbe neppure per sbaglio dedicato spazio alla possibilità che a breve, si parla di giugno 2016, l'Italia possa essere espulsa di fatto dall'eurozona.
"Nel caso - conclude il quotidiano tedesco - di un fallimento dell'Italia, i piani di salvataggio dell'euro non basterebbero. L'Italia dovrebbe uscire dall'Unione monetaria: situazione che scatenerebbe a sua volta una lunga serie di speculazioni sul successivo paese destinato all'uscita".
Quindi, l'Italia è avvisata: il tempo sta per scadere. 

Tratto da IL NORD Redazione Milano.


lunedì 16 maggio 2016

VOUCHER "NUOVA FRONTIERA DEL PRECARIATO"

Oggi siamo ad analizzare il nuovo fenomeno dei Voucher, come sostiene , in questo caso giustamente Boeri (Presidente INPS), “La nuova frontiera del precariato”.
Uno strumento che identifica come il lavoro sia diventato una chimera per molte persone e in questo caso si denota una nuova fonte di schiavismo umano….Persone che in stato di bisogno sono costrette ad accettare ogni forma di condizione contrattuale per la loro  sopravvivenza….
Questo articolo è significativo…..
Sebastiano Campo


 Voucher, il 37% dei percettori non ha altri redditi da lavoro. E l’85% guadagna sotto i mille euro l’anno


Non solo dipendenti in cerca di arrotondare lo stipendio o pensionati impegnati in un lavoretto saltuario. Come dimostrano le cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro, nel 23% dei casi, i buoni sono usati per pagare ex occupati dell'età media di 37 anni. Tra 2013 e 2015 i prestatori sono più che raddoppiati, nell'ordine del 137%
di F. Q. | 16 maggio 2016

Non solo dipendenti in cerca di un secondo impiego per arrotondare o pensionati impegnati in un lavoretto saltuario. Come dimostrano le cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro, nel 2015 i voucher, strumento pensato per retribuire il lavoro accessorio, nel 23% dei casi sono usati per pagare lavoratori dell’età media di 37 anni, ex occupati, che in buona parte hanno perso il posto nei due anni precedenti. E un’altra fetta importante fetta di persone, il 14%, non è mai stata occupata. Risultato: nel 37% dei casi, quasi uno su quattro, quello retribuito a voucher è l’unico reddito da lavoro. E si tratta di un’entrata non certo sufficiente a mantenere una persona. Secondo la relazione, l’85% dei lavoratori che ha avuto almeno un buono è rimasto al di sotto dei mille euro annui. Il dato rivela una netta deriva dello strumento rispetto al suo intento originario, cioè quello di facilitare l’emersione dal lavoro nero e pagare prestazioni occasionali per occupazioni saltuarie come il giardinaggio o i mestieri domestici: lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha definito questo strumento “la nuova frontiera del precariato“. Non a caso, nei prossimi giorni il governo varerà un decreto per introdurre la tracciabilità dei buoni lavoro e limitarne la crescita esponenziale. Ma i sindacati hanno già spiegato come questo intervento non sia sufficiente per eliminare gli abusi, ma sia necessario escludere interi settori e fissare un tetto di ore oltre il quale i buoni non si possono usare.
Nel dettaglio, il rapporto di Inps e Veneto Lavoro fornisce un quadro dei percettori di voucher nel 2015. Tra 2013 e 2015 i prestatori sono più che raddoppiati, nell’ordine del 137%. I silenti, cioè gli ex occupati, sono attorno al 23%. L’età media è pari a 37 anni e la quota di donne è pari al 57%. Di queste persone circa il 40% è risultato attivo, occupato o beneficiario di ammortizzatori sociali, nel 2014. Un altro 20% nel 2013. I soggetti mai occupati, per lo più giovani intorno ai vent’anni, sono pari al 14%, meno di 200mila. In questo caso, la presenza di donne sfiora il 60%, mentre il 30% ha già percepito voucher negli anni precedenti.

Gli occupati, che hanno un secondo lavoro retribuito a voucher, rappresentano il 37% dei casi. All’interno di questa quota, il 29% lavorano presso aziende private, mentre l’8% sono lavoratori domestici, parasubordinati, operai agricoli, lavoratori autonomi, casse professionali, dipendenti pubblici. Gli indennizzati, cioè percettori di ammortizzatori sociali (in larga maggioranza disoccupati beneficiari di Aspi, MiniAspi o Naspi, in minima parte percettori di cassa integrazione) sono il 18%, circa 252mila. In questo gruppo prevalgono i maschi e l’età media è 37 anni. I pensionati, infine, rappresentano l’8% dei casi.

Sul fronte degli importi guadagnati dai lavoratori, sono state 207mila le persone che hanno percepito più di mille euro netti nell’anno grazie ai voucher  appena il 15% del totale. Quasi un milione di lavoratori ha guadagnato meno di 500 euro mentre 213mila hanno percepito solo da uno a cinque voucher nell’intero anno.
Per quanto riguarda i committenti, invece, il rapporto sottolinea che sono raddoppiati (+100%) dal 2013 al 2015, passando a 473mila. Il 76% dei voucher sono stati pagati da aziende dell’industria e del terziario, attive soprattutto nel turismo e nel commercio. Il resto è formato da persone giuridiche e persone fisiche, artigiani e commercianti senza dipendenti, imprese agricole e agricoltori autonomi.

In totale, nel periodo 2008-2015, sono stati venduti 277,2 milioni di voucher da 10 euro per un valore complessivo di oltre 2,7 miliardi di euro. Il numero di tagliandi è passato dai 500mila del 2008 ai 115 milioni del 2015. Su questa crescita esponenziale ha inciso soprattutto la legge Fornero, che ha liberalizzato l’utilizzo dello strumento in praticamente tutti i settori, ma anche il Jobs act, che nel 2015 alzato da 5mila a 7mila euro il limite del reddito percepibile da ogni lavoratore in voucher.

martedì 10 maggio 2016

Banca Etruria, la circolare dei funzionari che ordinava la truffa

Banca Etruria, la circolare dei funzionari che ordinava la truffa: “Vendete le obbligazioni subordinate a tutti i clienti”

Riaffiora sempre più il marcio di Banca Etruria, ma è stata permessa la riapertura di un nuovo soggetto per sostituire in tutto e per tutto il vecchio indebitato. Manovra tanto cara alle aziende cinesi, ed a quanto pare insegnano agli imprenditori (capaci solo di operare con i soldi e la copertura malavitosa dello “Stato”) italiani, soprattutto gli amici degli amici di Stato.

Speriamo nell’intervento profondo delle forze armate e che anche in questo caso possano bloccare una grande speculazione finanziaria ed un palese menefreghismo delle leggi, da parte di chi sa di essere coperto nelle sue malefatte.




Nel documento del 31 maggio 2013, firmato da due funzionari ora indagati, si legge che quegli strumenti ad alto rischio non andavano venduti solo agli investitori istituzionali, ma "al pubblico indistinto". Intanto il commissario liquidatore Giuseppe Santoni ha depositato la sua relazione, da cui emerge che l'istituto in quella fase era già in una "situazione irreparabile"
 “Le obbligazioni saranno emesse e collocate sul mercato italiano e rivolte al pubblico indistinto“. Secondo gli inquirenti di Arezzo sta in quella frase inserita nella circolare di 31 maggio 2013 sulla “emissione del prestito obbligazionario subordinato Lower Tier II” la prova che furono alcuni funzionari “di livello superiore, su indicazione dei vertici, a imporre ai direttori delle filiali di Banca Etruria di vendere bond ad alto rischio ai piccoli clienti ignari. A questo si aggiungono, come riportano Il Sole 24 Ore e Repubblica, le testimonianze di testimoni che hanno riferito di indicazioni ricevute per telefono da due alti funzionari, che sono stati iscritti nel registro degli indagati per truffa. Gli ordini erano sempre gli stessi: piazzare quei titoli a tutti i costi, anche a risparmiatori che per livello di istruzione, professione e obiettivi dell’investimento non avrebbero mai dovuto averli in portafoglio. Secondo la procura le pressioni partivano dall’alto, cioè dal consiglio di amministrazione guidato dall’ex presidente Giuseppe Fornasari affiancato dal vicepresidente Lorenzo Rosi – entrambi indagati per bancarotta fraudolent e dal direttore generale Luca Bronchi. Il tutto avveniva in una fase in cui l’istituto, stando alla relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santonidepositata pochi giorni fa, era già in una “situazioneirreparabile“.
Non si tratta di novità assolute, visto che già nei mesi scorsi era emerso che i profili dei risparmiatori venivano modificati in modo truffaldino per farli risultare compatibili con l’acquisto di strumenti a rischio azzeramento. Rischio che è diventato realtà quando, il 22 novembre 2015, l’Etruria, Banca Marche,Cariferrara e Carichieti sono state messe in “procedura di risoluzione” da un decreto del governo. Tuttavia, secondo la Procura di Arezzo, il documento diffuso dalla direzione centrale commerciale della vecchia Etruria in occasione del collocamento riassume in tre pagine i motivi per cui i pm ritengono che ci sia stata truffa – ipotesi al centro di 400 esposti presentati nei mesi scorsi dai clienti. Vi si legge infatti che quei titoli sono “rivolti al pubblico indistinto” e non ai ben più consapevoli investitori istituzionali. Non solo: la classe di rischio dei bond non viene esplicitamente indicata nella circolare.
Intanto proseguono anche le indagini nell’ambito del filone perbancarotta fraudolenta. Qualche giorno fa a Firenze è stata depositata la relazione di Santoni, che dà conto di come “gli organi di governo della banca avessero consapevolezza delle difficoltà sempre più insormontabili della situazione”. Inoltre, secondo il quotidiano di Confindustria, il bilancio 2014 dell’istituto era sostanzialmente finto. Non basta: nella memoria contro il ricorso in appello sull’insolvenza il liquidatore mette nero su bianco che “il rischio di liquidità della banca era reso ancor più acuto dalla fortissima concentrazione dei maggiori depositi presso pochi depositanti, taluni dei quali istituzionali”: “I primi 5 erano titolari di depositi per circa 300 milioni, sostanzialmente pari alla liquidità disponibile per la banca”.
di F. Q. | 10 maggio 2016


Unioni civili, governo mette la fiducia sul ddl alla Camera

Unioni civili, governo mette la fiducia sul ddl alla Camera. Cei: “Sconfitta per tutti”

Tutti i “parlamentari” si lamentano per la nuova richiesta di fiducia da parte dello pseudo governo per far passare la legge sulle unioni civili, ma tutti sanno che possono sfiduciarlo per incostituzionalità, è mai possibile che nessuno lo faccia e continuino solo a lamentarsi?

La domanda sorge quindi spontanea: “è tutto dettato da ignoranza in materia o dalla difficoltà di accettare di confrontarsi in nuove e legali elezioni”?




La prima "chiama" nominale per i deputati sarà mercoledì 11 alle 14.10. Il provvedimento attende l'ultima approvazione prima di diventare legge. Lega Nord, M5s e Forza Italia contro la decisione dell'esecutivo: "Parlamento come uno zerbino". Polemiche anche da parlamentari di Area popolare: "Intervenga Mattarella"
Il governo annuncia che chiederà la fiducia sul ddl Unioni civili,protestano non solo le opposizioni ma anche la Chiesa cattolica. “L’esecutivo ha le sue logiche”, ha detto il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino, “le sue esigenze, probabilmente avrà anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti”. E ha concluso dicendo che la politica deve tornare a mettere al centro la famiglia: “C’è la necessità di politiche che siano più attente, e che davvero mettano al centro l’importanza della famiglia fatta di madre, padre, figli. La famiglia non deve stare a cuore solo alla Chiesa, ma a tutti, a tutta la società. Quello della famiglia non è un ruolo sussidiario o marginale. Questo la società deve capirlo”. A febbraio scorso era stato il cardinale Angelo Bagnasco a intervenire sul provvedimento invocando l’uso del “voto segreto” e la sua dichiarazione era stata duramente contestata dalla maggioranza.
Le polemiche sono arrivate soprattutto dai banchi delle opposizioni, ma anche da alcuni parlamentari di Area popolare Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano che hanno invocato l’intervento del capo dello Stato: “Solo il Presidente della Repubblica potrebbe evitare una tale lacerazione della nazione rinviando il testo alle Camere per i molti profili di incostituzionalità“. Ma non solo in Parlamento ci sono state resistenze al provvedimento. Proprio oggi il candidato sindaco a Roma appoggiato da Forza Italia Alfio Marchini ha detto che, pur “essendo favorevole al riconoscimento di tutti i diritti civili nel rispetto delle leggi, non celebrerò le nozze gay”. Le sue parole sono state condannate dagli avversari Pd. “Le celebrerà il candidato dem Roberto Giachetti“, ha detto il presidente del partito Matteo Orfini.
Intanto la riunione dei capigruppo a Montecitorio ha stabilito che la prima “chiama” nominale dei deputati è prevista per mercoledì 11 maggio alle 14.10. Alle 12,30 inizieranno le dichiarazioni di voto mentre alle 10 scadrà il termine per la presentazione degli ordini del giorno. Dal numero di questi ultimi dipenderà il giorno in cui ci sarà il voto finale sul provvedimento.
La notizia della fiducia, già annunciata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, ha provocato numerose polemiche in Aula da parte delle opposizioni. “Il governo fa carne di porco del Parlamento”, ha detto il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, “in maniera provocatoria. Atteggiamento aberrante e foriero di derive autoritarie”. Così il deputato del Carroccio Massimiliano Fedriga: “Siete servi della gleba. Applaudite pur di essere ricandidati”. “Le istituzioni devono tutelare le opposizioni. La presidenza deve tutelare le opposizioni”, ha detto invece Maurizio Bianconi dei Conservatori. “Questo provvedimento è di iniziativa parlamentare, riguarda i diritti civili e mettono lo stesso la fiducia”. “Il governo intende il Parlamento come uno zerbino”, ha protestato Alfonso Bonafede del M5s. “Quello che è successo”, ha detto invece Antonio Palmieri, “è una cosa che va oltre tutto quello che abbiamo visto nella storia della Repubblica. Eravamo solo in quattro iscritti, per soli quaranta minuti. Ricordo che Renzi aveva lasciato ai suoi libertà di coscienza. Con la fiducia la libertà se le è presa, spero che al momento del voto ciascuno difenda la coscienza”.
La legge è stata molto criticata nei mesi scorsi e per una parte del mondo lgbt sarebbe ancora troppo debole a causa dello stralcio della aprte che riguarda l’adozione del figlio del partner. Secondo Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia è comunque una conquista: “Comprendo alcuni mal di pancia e perplessità da parte di esponenti della maggioranza, o la contrarietà dei partiti dell’opposizione, ma si deve sapere che dopo trent’anni di inutili attese la decisione del governo di porre la questione di fiducia sulle Unioni civili è, per tante e tanti di noi, vissuta come una liberazione: finalmente si è vicini al risultato, finalmente si fa sul serio. Ci sarà tempo per le riflessioni e le valutazioni, ma la sostanza rimane: l’Italia è vicina a un importante risultato storico di civiltà e diritto”.
di F. Q. | 10 maggio 2016


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