Ieri il giornale economico Tedesco Die Zeit ci prefigurava un imminente
fallimento, oggi Il Telegraph ci consiglia di scegliere fra Euro e
sopravvivenza…..Questo mi porta ad una domanda : “Ci stanno spingendo fuori
dall’Europa ?”…..Io penso di Sì…. e forse sarebbe la nostra salvezza..
Sebastiano Campo
Il Telegraph: “L’Italia scelga fra Euro e sopravvivenza”
Preoccupante
editoriale di Ambrose Evans-Pritchard sul futuro del Belpaese
18/05/2016 - Nel primo trimestre del 2016 la Germania è
stata protagonista di una crescita del Pil dello 0,7%, al ritmo più forte in
due anni, a fronte di un anemico +0,3% dell’Italia.
Di fatto, la Germania è cresciuta a un tasso più che doppio
rispetto all’Italia confermandosi motore dell’economia dell’Eurozona, che
invece ha fatto +0,5%, rispetto al +0,6% inizialmente reso noto.
Carsten Brzeski, economista presso ING, ha parlato in
proposito di una crescita “realmente impressionante”, facendo notare tra l’altro
che i fattori della crescita tedesca sono cambiati rispetto al passato.
“Inizialmente sostenuta dalle esportazioni e da una forte produzione
industriale, l’economia tedesca è al momento stimolata molto di più dai consumi
privati, dalle costruzioni e da una fetta di esportazioni. Guardando in avanti,
almeno nel breve termine, questo nuovo mix di crescita dovrebbe sostenere
ulterioramente la crescita”. Brzeski ha ammesso tra l’altro che “il tessuto
industriale ha subito un rallentamento significativo”.
Se la Germania fa meglio dell’Eurozona, l’Italia fa peggio.
Pochi giorfni dopo le sparate di Boris Johnson su Ue, Euro e
Italia, Il Telegraph ha pubblicato proposito un’analisi di Ambrose
Evans-Pritchard che sembra avere tutte le caratteristiche di una sentenza.
“Per l’economia italiana il tempo sta per scadere – si legge
-. Dopo sette anni di espansione globale, il paese è ancora intrappolato in una
situazione di debito-deflazione e fa ancora fronte a una crisi bancaria che non
riesce a combattere, visti i limiti paralizzanti dell’Unione monetaria (..)
Ogni anno, Roma spera in un calo del rapporto tra debito e Pil, e ogni anno
tale rapporto sale. La ragione è sempre la stessa. Le condizioni
deflazionistiche impediscono al Pil nominale di salire in modo sufficiente da
superare la crescita del debito”.
Evans-Pritchard ricorda che il debito/PIl è stato del 121%
nel 2011, del 123% nel 2012, del 129% nel 2013? e del 132,7% lo scorso anno. E
se non è cresciuto di più è stato per il calo del petrolio, dell’euro e per la
polvere magica del Quantitative easing della Bce di Mario Draghi. Ma: “questo
triplo stimolo si sta già smorzando, prima che il paese riesca a sfuggire alla
trappola della stagnazione”.
Tuttavia è sulle scelte future che si concentra il messaggio
dell’opinionista del Telegraph:
“Italy must choose between the euro and its own economic
survival”, ovvero, “l’Italia deve scegliere tra l’euro e la sua stessa
sopravvivenza economica“.
Così ammette Simon Tilford del Centre for European Reform.
“L’Italia è incredibilmente vulnerabile. Ha attraversato l’intera fase di
recupero senza segnare alcuna crescita. L’inflazione core viaggia a livelli
pericolosamente bassi. Il governo non ha quasi più alcuna munizione per
combattere la recessione”.
Di qui la questione – ormai viva da anni – se rimanere o
meno nell’euro. L’ultimo sondaggio Ipsos Mori mostra che il 48% degli italiani
voterebbe per lasciare sia l’ UE che l’euro, se ne avesse modo.
Ma l’articolo di Evans-Pritchard è molto interessante perchè
ripercorre “la disastrosa avventura con l’euro“, che è “lunga e complessa”. “Il
paese vantava un grande surplus commerciale con la Germania alla metà degli
anni ’90, prima che i tassi di cambio venissero trasformati in fissi, per
l’eternità. Quelli erano i giorni in cui (l’Italia) poteva ancora svalutare (la
lira), provocando l’irritazione delle camere di commercio della Germania.
“E’ sufficiente dire che l’Italia ha perso il 30% di
competitività contro la Germania – competitività misurata dal costo del lavoro
unitario – nei 15 anni successivi, sia in quanto la Germania ha messo sotto
pressione i salari, per avvantaggiarsi sugli altri (paesi dell’Eurozona), sia
perchè la globalizzazione ha interessato i due paesi in modi diversi. L’Italia
è scivolata in una situazione di ‘equilibrio negativo‘ e la sua produttività è
scesa -5,9% dal 2.000: un collasso da togliere il respiro”.
L’articolo continua, mettendo in evidenza che “l’Italia ora
non può più liberarsi dalla trappola”, e che “il risultato davanti ai nostri
occhi è una implosione industriale“. A ciò si aggiunge una crisi bancaria che
mette in evidenza le disfunzioni dell’Unione monetaria europea, e che peggiora
giorno dopo giorno. Riferimento a Unicredit, che ha “perso la metà del suo
valore negli ultimi sei mesi, emblema di un settore intoccabile con 360
miliardi di crediti deteriorati, il 19% dei bilanci bancari italiani”.

Nessun commento:
Posta un commento