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martedì 10 maggio 2016

Banca Etruria, la circolare dei funzionari che ordinava la truffa

Banca Etruria, la circolare dei funzionari che ordinava la truffa: “Vendete le obbligazioni subordinate a tutti i clienti”

Riaffiora sempre più il marcio di Banca Etruria, ma è stata permessa la riapertura di un nuovo soggetto per sostituire in tutto e per tutto il vecchio indebitato. Manovra tanto cara alle aziende cinesi, ed a quanto pare insegnano agli imprenditori (capaci solo di operare con i soldi e la copertura malavitosa dello “Stato”) italiani, soprattutto gli amici degli amici di Stato.

Speriamo nell’intervento profondo delle forze armate e che anche in questo caso possano bloccare una grande speculazione finanziaria ed un palese menefreghismo delle leggi, da parte di chi sa di essere coperto nelle sue malefatte.




Nel documento del 31 maggio 2013, firmato da due funzionari ora indagati, si legge che quegli strumenti ad alto rischio non andavano venduti solo agli investitori istituzionali, ma "al pubblico indistinto". Intanto il commissario liquidatore Giuseppe Santoni ha depositato la sua relazione, da cui emerge che l'istituto in quella fase era già in una "situazione irreparabile"
 “Le obbligazioni saranno emesse e collocate sul mercato italiano e rivolte al pubblico indistinto“. Secondo gli inquirenti di Arezzo sta in quella frase inserita nella circolare di 31 maggio 2013 sulla “emissione del prestito obbligazionario subordinato Lower Tier II” la prova che furono alcuni funzionari “di livello superiore, su indicazione dei vertici, a imporre ai direttori delle filiali di Banca Etruria di vendere bond ad alto rischio ai piccoli clienti ignari. A questo si aggiungono, come riportano Il Sole 24 Ore e Repubblica, le testimonianze di testimoni che hanno riferito di indicazioni ricevute per telefono da due alti funzionari, che sono stati iscritti nel registro degli indagati per truffa. Gli ordini erano sempre gli stessi: piazzare quei titoli a tutti i costi, anche a risparmiatori che per livello di istruzione, professione e obiettivi dell’investimento non avrebbero mai dovuto averli in portafoglio. Secondo la procura le pressioni partivano dall’alto, cioè dal consiglio di amministrazione guidato dall’ex presidente Giuseppe Fornasari affiancato dal vicepresidente Lorenzo Rosi – entrambi indagati per bancarotta fraudolent e dal direttore generale Luca Bronchi. Il tutto avveniva in una fase in cui l’istituto, stando alla relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santonidepositata pochi giorni fa, era già in una “situazioneirreparabile“.
Non si tratta di novità assolute, visto che già nei mesi scorsi era emerso che i profili dei risparmiatori venivano modificati in modo truffaldino per farli risultare compatibili con l’acquisto di strumenti a rischio azzeramento. Rischio che è diventato realtà quando, il 22 novembre 2015, l’Etruria, Banca Marche,Cariferrara e Carichieti sono state messe in “procedura di risoluzione” da un decreto del governo. Tuttavia, secondo la Procura di Arezzo, il documento diffuso dalla direzione centrale commerciale della vecchia Etruria in occasione del collocamento riassume in tre pagine i motivi per cui i pm ritengono che ci sia stata truffa – ipotesi al centro di 400 esposti presentati nei mesi scorsi dai clienti. Vi si legge infatti che quei titoli sono “rivolti al pubblico indistinto” e non ai ben più consapevoli investitori istituzionali. Non solo: la classe di rischio dei bond non viene esplicitamente indicata nella circolare.
Intanto proseguono anche le indagini nell’ambito del filone perbancarotta fraudolenta. Qualche giorno fa a Firenze è stata depositata la relazione di Santoni, che dà conto di come “gli organi di governo della banca avessero consapevolezza delle difficoltà sempre più insormontabili della situazione”. Inoltre, secondo il quotidiano di Confindustria, il bilancio 2014 dell’istituto era sostanzialmente finto. Non basta: nella memoria contro il ricorso in appello sull’insolvenza il liquidatore mette nero su bianco che “il rischio di liquidità della banca era reso ancor più acuto dalla fortissima concentrazione dei maggiori depositi presso pochi depositanti, taluni dei quali istituzionali”: “I primi 5 erano titolari di depositi per circa 300 milioni, sostanzialmente pari alla liquidità disponibile per la banca”.
di F. Q. | 10 maggio 2016


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