DIFENDI LE TUE IDEE

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giovedì 27 ottobre 2016

Venti di guerra e sovranità perduta

Oggi riporto un articolo del Prof. Adriano Tilgher , in merito ai fatti di immigrazione e politica Internazionale avvenuti in questi giorni.
Un articolo che rispecchia in maniera chiara la situazione e  indica dove ci stiamo avviando dietro la guida di questo fantomatico Governo Renzi.

Sebastiano Campo


           Venti di guerra e sovranità perduta




L’Italia vive un momento drammatico della sua storia: la nostra è una nazione in via di estinzione. Nessun riferimento certo, nessuna prospettiva seria, nessun progetto vero per il rilancio di una nazione inebetita e disorientata e sulla nostra testa si giocando potenti e drammatiche partite criminali. Da una parte le nostre energie più fresche e le nostre risorse più preparate emigrano in cerca di fortuna e del riconoscimento delle proprie capacità e dei propri meriti, dall’ altra una turpe masnada di criminali senza scrupoli si arricchiscono con il traffico di esseri umani con la scusa di un’accoglienza pelosa e di un buonismo d’accatto. Intanto gli imbonitori di turno che hanno costruito il ribrezzo nei confronti della figura del politico che, al contrario, dovrebbe essere l’unica via di salvezza per una nazione alla deriva, dividono il popolo italiano in giochi contrapposti su obiettivi depistanti e che aggravano la nostra dipendenza dai potentati finanziari apolidi e multinazionali.
Infatti ora ci propongono un referendum di riforma costituzionale che elimina alcune prerogative di controllo popolare, limita ulteriormente la nostra sovranità e toglie alcune importanti garanzie e su questa battaglia è iniziata la campagna terroristica come già fu per l’introduzione dell’euro. Ci dissero che se non avessimo messo la testa nel capestro dell’euro saremmo caduti in un baratro; oggi che abbiamo il cappio al collo siamo anche in un profondo baratro. Pure in questa circostanza, governo, confindustria, giornali, televisioni, opinionisti assoldati, Napolitano, Obama, Merkel e tutto il peggio degli anti Italiani nel mondo tentano di terrorizzarci sostenendo che se non passa questa riforma l’Italia è a rischio fallimento. Ci credono veramente assai stupidi! Forse che gli Italiani non hanno capito di essere già a rischio fallimento? Pensano che la Brexit, di cui hanno parlato tanto male, non ci indichi una via percorribile per uscire dal tunnel? Poi ci parlano quasi casualmente dell’invio di truppe Italiane in Lettonia, al confine russo, per rispetto del patto NATO, di un patto Nato sempre più appecoronato agli interessi strategico-militari degli USA, e ancora una volta ci prendono per stupidi. Il patto Nato prevede un intervento in difesa delle nazioni aderenti in caso di aggressione da parte di terzi. Inoltre la tanto decantata costituzione italiana prevede l’intervento delle truppe solo per difesa essendo espressamente contraria alla guerra. Chi sta aggredendo la Lettonia? Nessuno. Non è forse il minaccioso tentativo di intimidire una nazione, la Russia, che da sola sta svolgendo una seria campagna di pulizia contro il terrorismo dell’ISIS e delle altre bande terroristiche, finanziate ed armate dall’Arabia Saudita, gli USA ed alcune nazioni dell’Europa cosiddetta occidentale? Nessuno spiega a fondo i retroscena e la pericolosità di questa sconsiderata azione militare italiana, nessuno ci spiega che è il culmine di un crescendo spaventoso di segnali che ci portano diritti verso un conflitto nucleare. Siamo informati dei missili a testata nucleare che gli USA hanno posto in Polonia? Qualcuno scrive nei dettagli che la Russia ha montato rampe di lancio in zone da cui è facile colpire le capitali europee? Vogliamo continuare a ignorare che la Russia ha denunciato la cessazione dell’accordo per lo smaltimento del plutonio per uso militare attraverso l’utilizzo in centrali nucleari perché, mentre la Russia ha creato tali centrali, gli USA hanno solo accantonato il plutonio senza utilizzarlo nella produzione di energia come previsto nel patto? Inoltre la Russia ha posto un ultimatum per la ripresa dell’accordo che prevede, il rispetto dei termini dell’accordo stesso da parte di tutti, la fine delle sanzioni, il risarcimento del danno causato dalla loro applicazione. Se a tutto questo aggiungiamo le notizie che vengono dalla Siria dove gli aerei USA hanno bombardato l’esercito regolare siriano uccidendo alcuni consiglieri russi, i Russi hanno risposto bombardando una base di terroristi, cosiddetti buoni, eliminando anche un numero imprecisato di agenti speciali USA, e le dichiarazioni al vetriolo di quella che i potentati internazionali vorrebbero diventasse il nuovo presidente USA, Hillary Clinton, ci rendiamo conto di quale enorme responsabilità simbolica c’è in quei 140 uomini inviati al confine tra Lettonia e Russia. Ne sono consapevoli quei soldati? Ne è stato informato il popolo italiano? Lo hanno capito i vari Renzi, Alfano,Pinotti, Mogherini…? E’ ora di finirla,bisogna assolutamente riprendere in mano le redini dell’Italia e salvare il salvabile. Se c’è da lottare, facciamolo, ma solo per tutelare l’interesse dell’Italia e degli Italiani. Per ora due imperativi categorici: al referendum andiamo a votare e votiamo NO, chiediamo a viva voce il ritiro delle nostre truppe dagli scacchieri di guerra dove non è impegnato l’interesse nazionale.


Adriano Tilgher

martedì 25 ottobre 2016

Vergogna !!!!....... Signor Prefetto…

Il Prefetto Morcone, con le parole pronunziate, non si dimostra all’altezza del compito che svolge.
Un pubblico ufficiale, se mantiene la sua famiglia è grazie anche agli abitanti di Gorino; non può apostrofare in questo modo i cittadini Italiani; anche i muri conoscono ormai il piano delle istituzioni, non volti alla tutela dei clandestini, ma al loro sfruttamento economico pòroiettato anche alla distruzione della struttura sociale italiana, per cui ci anche noi ci poniamo al fianco dei cittadini di Gorino, e riteniamo che il  sig. Prefetto, se vuole rispettare il proprio mandato e la rappresentanza che dovrebbe avere (quella dei cittadini) si deve dimettere, sopratutto dopo aver dichiarato che lui non rappresenta i cittadini ma una cvasta dittatoriale, che in questo caso non è riuscita a sottomettere i cittadini. Speriamo che molti altri paesi prendano atto della realtà in cui personaggi che hanno svenduto la propria morale come il Sig. Prefetto siano messi in condizione di rispettare il volere del popolo.

Quindi come soggetto chiediamo l’immediato sollevamento dall’incarico di questo signor Prefetto e le pubbliche scuse ai cittadini italiani.

                                     Cittadini di Gorino

Prefetto Mario Morcone




di F. Q. | 25 ottobre 2016

Il prefetto Morcone: “È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo”
Il prefetto Mario Morcone, intervenuto ai microfoni del Gr1 Rai, non ha risparmiato critiche agli abitanti di Gorino: “È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo” ha detto, sottolineando che “gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali”. Presa di posizione durissima, accompagnata da una provocazione altrettanto forte: “Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi – ha aggiunto – andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro”.

domenica 23 ottobre 2016

TUTELA O ULTERIORE ACCISA E CONTROLLO?

(A FRONTE DELLA NOSTRA REALTA’ SOCIO-POLITICA A VOI LE CONCLUSIONI)


Ecco che inizia il grande fratello delle vetture italiane, gli italiani verranno controllati negli spostamenti ed in oltre dovranno pagare il costo della scatola nera e dove necessario il montaggio.

Dicono che il provvedimento è necessario per eliminare le truffe assicurative, ma non è capibile la necessità di monitorare gli spostamenti con un satellite.

Basterebbe montare delle telecamere, oltretutto già in commercio, tramite le quali effettuare le verifiche ove necessario.

Forse con le telecamere non si creerebbe il lucro pilotato ed il controllo extra stradale e molto personale?

Ma invece di pensare a come entrare ancora nelle tasche e nella vita privata degli italiani, perché non pensano a rifare le strade che sono piene di buche che sembrano piscine olimpioniche?

E già questo sarebbe un servizio ai cittadini, quindi, dal loro punto di vista inutile!.

Comunque…, ormai il dado è tratto, ed ancora una volta i cittadini possono solo subire.

                           

SCATOLA NERA OBBLIGATORIA SU TUTTE LE AUTO
La scatola nera equipaggerà ogni vettura a quattroruote, L’emendamento al Ddl Concorrenza approda al Senato, dopo l’approvazione in Commissione Industria di questa estate. Il Governo avrà dodici mesi di tempo per emanare i decreti attuativi che avranno il compito di disciplinare l’installazione del dispositivo.
L’introduzione della black box ( scatola nera era troppo facile, forse sarà un prodotto inglese o americano?) dicono che comporterà vantaggi sia per gli automobilisti che per le imprese assicurative, ma per quest’ultime sicuramente.
Il montaggio del dispositivo sulle vetture dovrebbe porre fine alle truffe assicurative, un dato, a detta delle compagnie assicurative, non trascurabile visto che il risparmio dovrebbe comportare un conseguente abbassamento dei prezzi delle polizze, ma il condizionale, nella nostra realtà socio-politica è doveroso.
L’obbligatorietà della scatola nera è stata più volte rinviata a seguito dei dubbi riguardanti la privacy degli assicurati: per aggirare il problema, i decreti attuativi dovranno prevedere delle modalità per la tutela degli automobilisti.
I decreti dovranno “stabilire la progressiva estensione dell’utilizzo dei dispositivi elettronici, con priorità sui veicoli che svolgono un servizio pubblico o che beneficiano di incentivi pubblici e, successivamente, sui veicoli privati adibiti al trasporto di persone o cose, senza maggiori oneri per i cittadini”.
Dunque,niente costi aggiuntivi per il montaggio o la disinstallazione del marchingegno a favore di chi stipula il contratto?,
le Associazioni dei Consumatori dubitano che le spese aggiuntive non ricadranno sugli utenti.

Gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere scelti su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri (quindi già pericoloso, vista la sua propensione ad agevolare interessi che paga sempre il popolo) e in accordo con il Ministero delle Infrastrutture. Un parere sarà espresso anche dell’IVASS(Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) e dal Garante per la privacy (“bel gruppo… o no”?).
La black box è già abbastanza diffusa in Italia, visto che un’indagine dell’IVASS evidenzia la sua presenza nel 15,6% dei contratti stipulati nel primo trimestre del 2016. Nonostante l’alta percentuale, lo stesso Istituto fa notare la discrepanza di tariffe tra il resto d’Europa e l’Italia, dove le polizze assicurative continuano ad essere più alte rispetto alla media UE. Il divario tra Italia e Spagna, Germania e Francia si è attualmente di 150 euro nel 2015: con l’installazione obbligatoria della scatola nera si punta a portare i prezzi nazionali in linea con gli altri Stati membri?.

sabato 22 ottobre 2016

Sì o No Referendum 4 dicembre 2016, elenco chiaro motivazioni e analisi

Oggi abbiamo voluto proporvi un’analisi dettagliata sul referendum Costituzionale del 4 Dicembre, in questa data e occasione storica dobbiamo essere ben preparati e coscienti dell’importanza del Nostro voto e delle conseguenze che esso può portare al Paese e alle generazioni future.



Sì o No Referendum 4 dicembre 2016, elenco chiaro motivazioni e analisi
Sì o No: le spiegazioni per tutti sul Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Votare è un diritto e un dovere
Dopo un lungo tira e molla, è arrivata la data. Il referendum costituzionale avrà luogo domenica 4 dicembre; nel giorno di Santa Barbara, quindi, si concluderà la madre di tutte le battaglie politiche della stagione renziana. Da una parte il Governo che sostiene che “la partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione”, dall’altra le opposizioni che vedono nel voto popolare l’occasione per dare una spallata all’esecutivo e, per dirla alla Salvini “licenziare Renzi”. Ma cerchiamo di capire meglio quali sono i punti chiave, le ragioni del Sì e quelle del No.
IL TERZO REFERENDUM COSTITUZIONALE DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA – Con il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre si voterà per confermare o respingere la riforma Renzi-Boschi, contenuta nella legge costituzionale approvata dal Parlamento lo scorso 12 aprile.
– Un’approvazione avvenuta con un numero inferiore dei due terzi dei componenti di ciascuna camera e, pertanto, subordinata all’esito della consultazione popolare, il terzo nella storia della Repubblica Italiana dopo quelli del 2001 e del 2006.
– Non essendo un referendum abrogativo, non sarà necessario raggiungere alcun quorum per la validità dello stesso. La riforma entrerà in vigore se il numero di voti favorevoli sarà superiore al numero dei contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto.
IL TESTO DELLA RIFORMA – Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione“, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?
– Sarà questo il testo che leggeremo il prossimo 4 dicembre 2016; un testo, suo malgrado, divenuto assoluta protagonista della scena politica delle ultime ore. Un testo su cui Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno presentato ricorso.
– Sono in molti, infatti, a sostenere che il quesito pubblicato ufficialmente pochi giorni fa sia uno “spot per il sì”, un modo per manipolare il risultato finale mettendo in luce, ed esaltandoli, solo e soltanto gli aspetti positivi della riforma costituzionale. Insomma, una domanda che sembra fatta apposto per rispondere sì.
– Dal Colle è arrivata una replica decisa: “il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.
I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA – Ma cosa prevede, concretamente, la nuova riforma della Costituzione, su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 4 dicembre 2016? Vediamo, punto per punto, le novità introdotte nella legge Renzi-Boschi:

Bicameralismo perfetto: è la fine. Stop al sistema che prevede due camere con identici poteri. La riforma costituzionale pone fine al bicameralismo paritario, promuovendo la Camera dei Deputati come unica assemblea legislativa con il potere di votare la fiducia al governo.
Senato: nuova composizione. Senatori ridotti da 315 a 100, di cui 5 saranno scelti dal Presidente della Repubblica e avranno un mandato di massimo 7 anni, non rinnovabile. Gli altri 95 saranno eletti con metodo proporzionale dai consigli e scelti tra i consiglieri regionali e i membri sindaci.
Senato: nuova funzione. Le competenze legislative dei senatori riguarderanno le riforme costituzionali, le ratifiche dei trattati internazionali, le leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari.
Presidente della Repubblica: nuove modalità di elezione. Il capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori; per i primi tre scrutini saranno necessari i due terzi dei componenti, poi dalla quarta votazione si scende ai tre quinti, mentre dal settimo basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti.
Referendum: come potrà essere proposto? Non basteranno più le 500mila firme attuali per proporre un referendum, ma si dovrà arrivare a 800mila. Il numero di firme necessarie per la presentazione di progetti di legge di iniziativa popolare, invece, verrà triplicato: da 50mila a 150mila.
Giudici della Consulta: il ruolo delle due Camere. I 5 giudici della Consulta non saranno più eletti dal Parlamento in seduta comune, ma saranno scelti separatamente dalle due Camere. Ne spetteranno tre alla Camera dei Deputati e due al Senato.
Cnel e Province: via all’abolizione. Via al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, con la nomina di un commissario straordinario a cui sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti. Via anche ogni riferimento alle Province.
Regioni ed enti locali: via i responsabili dei dissesti. Saranno introdotti indicatori di costi e fabbisogni per rendere più efficienti tutte le funzioni di Comuni, città metropolitane e Regioni, affinché in caso di accertato dissesto verranno allontanati gli amministratori
Legge elettorale: possibile ricorso alla Consulta. Prima della promulgazione, tutte le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari potranno essere sottoposte alla Consulta per un giudizio preventivo. In caso di illegittimità, la legge non verrà promulgata.
Quote rosa: il concetto di equilibrio. Nuovo comma nell’articolo 55 della Costituzione: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”.
LE RAGIONI DEL Sì – Analizzare le ragioni del Sì, anche in virtù del testo del referendum, è piuttosto semplice.

Superamento del bicameralismo perfetto: l’addio a questa forma di governo darebbe il via a una riduzione dei costi della politica e l’accelerazione dei tempi per approvare una legge, ponendo fine alla cosiddetta “navetta”, ossia quel rimbalzarsi la futura legge tra Camera e Senato.
Riduzione dei costi della politica: con la riduzione del numero dei senatori, l’abolizione del Cnel e delle Province e la regola secondo cui i consiglieri regionali non potranno percepire indennità più alte rispetto a quella del sindaco del relativo capoluogo di Regione, la voce dei costi della politica si ridurrà.
Più chiarezza sulle competenze di Regioni e Stato: stop alle competenze concorrenti, visto che ciascun livello di governo avrà proprie e specifiche funzioni legislative. Alcune tematiche di interesse nazionale saranno competenza esclusiva dello Stato (reti di trasporto e navigazione, formazione professionale, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia), mentre alle Regioni verranno delegate competenze legislative in tema di turismo, organizzazione sanitaria e sviluppo socio-economico.
Enti locali al centro dell’attività politica: il Senato diventerà la perfetta espressione delle Regioni e dei Comuni; così facendo gli Enti locali troveranno finalmente la loro partecipazione diretta alla formazione delle leggi dello Stato.
LE RAGIONI DEL NO – Perché, invece, gli italiani dovrebbe opporsi all’approvazione della Renzi-Boschi? Illegittimità della riforma, conflitti di competenze, riduzioni fasulle dei costi della politica. Ecco le principali argomentazioni dei sostenitori del rifiuto:

Illegittimità di una maggioranza: il testo della riforma è il risultato di una maggioranza, risicata, prevalsa nel voto parlamentare sotto lo slogan “abbiamo i numeri”, piuttosto che di un vero consenso maturato fra le forze politiche.
Un imperfetto bicameralismo: l’obiettivo di un superamento del bicameralismo perfetto è condiviso e condivisibile, ma con questa riforma non si dà vita ad una seconda Camera intesa come reale espressione delle istituzioni regionali: si va solo a indebolire un Senato rappresentanza di enti locali articolati in base ad appartenenze politico-partitiche.
Maggiore complicazione legislativa: questa via di superamento del bicameralismo perfetto porta a una pluralità di procedimenti legislativi, differenziati in base alle diverse modalità di intervento del nuovo Senato.
Riduzione dei costi della politica: l’abolizione del Cnel e delle Province e la riduzione del numero dei Senatori dovrebbe portare, secondo Renzi, un risparmio annuo di 500 milioni di euro. Ma un documento della Ragioneria dello stato certifica il risparmio a meno di 49 milioni di euro all’anno.
L’OPINIONE – Che il quesito referendario, e di conseguenza il titolo della legge da cui lo stesso nasce, siano decisamente spinti verso un voto al Sì è evidente a tutti; ma è altrettanto evidente che le proteste e le opposizioni si sarebbero potute fare prima e in altre sedi.
– Andando sul fronte delle motivazioni una prima differenza è netta: le ragioni del Sì sono, almeno ad una prima lettura, molto comprensibili, immediate e concrete rispetto a quelle del No. Senza esprimere preferenze per l’una o l’altra parte, ci sembra tuttavia inevitabile concludere che la campagna in favore del Sì possa confrontarsi soprattutto sul contenuto del quesito, mentre la campagna del No debba farsi portavoce della forma con cui si è arrivati allo stesso.
– E il motivo è presto detto: un conto è parlare alla gente di riduzione dei costi, tagli dei senatori, soppressione di enti considerati come esempi di sprechi; un conto è far leva sull’etica costituzionale di una maggioranza illegittima che si prende il diritto di riformare la Carta italiana e di un riformato procedimento legislativo che, pur senza il bicameralismo perfetto e la famigerata “navetta” legislativa, rischia di rimanere intrappolato comunque in una serie di passaggi e rimbalzi tra le due Camere.
– Questo non vuole essere un invito a votare Sì o No, ma vuole essere un ragionamento sul fatto che sia più facile, in quanto maggiormente immediata e concreta, la comunicazione del Sì rispetto a quella del No che si deve rifare più all’orgoglio, alla morale, all’etica, alla storia della Repubblica. Tant’è che tra i No troviamo personaggi del calibro di Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, entrambi giuristi di spicco del panorama italiano.
– C’è quindi il rischio per alcuni, e l’opportunità per altri, che i sostenitori del Sì riescano a parlare di più alla “pancia” della gente rispetto al movimento del No. Se, infatti, da una parte i favorevoli hanno il vantaggio di poter parlare di temi più immediati, dall’altra gli oppositori del referendum hanno la possibilità di virare il referendum costituzionale su un voto di fiducia sul governo Renzi nello stile del “votiamo No per mandare a casa Renzi”.
– Opportunità che i favorevoli del Sì devono, a loro malincuore, accettare, visto che è stato proprio lo stesso Premier, in prima battuta, a trasformare il Referendum costituzionale in una sorta di out out sul proprio operato e futuro politico affermandolo scorso 11 maggio, unitamente alla Boschi: “non sono come tutti gli altri. Se posso cambiare il Paese lo cambio, se non lo posso cambiare, ci sarà qualcun altro più bravo di me. Se non passa la riforma io non lascio solo il posto da Presidente del Consiglio, lascio il mio posto da politico”, salvo poi ritrattare tutto poco più di un mese dopo.
– Insomma: referendum non più visto come “Armageddon della politica”, ma come passaggio importante per il futuro del Paese: “Se al referendum dovesse vincere il No non c’è l’invasione della cavallette, non cade il mondo. Rimane tutto come adesso”.
UNA LEGENDA PER CAPIRE MEGLIO – Chiudiamo questo articolo con un piccolo approfondimento su ciascuno dei 5 punti essenziali riportati nel quesito referendario: bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, soppressione del CNEL e titolo V.
– Bicameralismo perfetto: forma politica che assegna identici poteri alle due camere che formano il Parlamento. Quel sistema che i sostenitori del Sì vorrebbero abolire per accantonare la “navetta”, ossia quella distorsione che consente che ciascuno dei due rami del parlamento possa continuare ad apportare modifiche al testo votato dall’altro ramo, allungando indefinitamente i tempi di approvazione della legge. D’altro canto, questo sistema garantisce un più sicuro svolgimento democratico dell’iter legislativo.
– Riduzione del numero dei parlamentari: come diretta conseguenza dell’abolizione del bicameralismo perfetto arriva la riforma del Senato, con la conseguente riduzione del numero di senatori che saranno, in caso di votazione positiva al Referendum, eletti con metodo proporzionale dai consigli e scelti tra i consiglieri regionali e i membri sindaci.
– Contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni: aspetto molto immediato che viene di conseguenza con la riforma del Senato e la conseguente riduzione del numero di senatori e con la soppressione del Cnel. Punto, però, su cui c’è diversità di vedute in termini di cifre: il Governo stima un risparmio di 500 milioni di euro l’anno, mentre un documento ufficiale della Ragioneria dello Stato certifica il risparmio in meno di 49 milioni di euro all’anno.
– Soppressione del CNEL: organo di rilievo costituzionale istituito nel 1957 con competenze legislative in temi economici e sociali e con la facoltà di esprimere pareri, non vincolanti, in via propria o su richiesta del Governo, delle Camere o delle Regioni. Attualmente è composto da 64 membri, di cui 8 sono nominati dal Capo dello Stato e 2 dal Presidente del Consiglio, mentre gli altri sono dei rappresentati delle categorie produttive nel settore privato e pubblico. Con un costo medio di 20 milioni di euro all’anno, questo Ente è visto da Renzi come l’emblema degli sprechi politici.
– Titolo V: si tratta di quella parte della Costituzione italiana in cui vengono definite le autonomie locali: comuni, province e regioni. Nel corso degli anni si è andati nella direzione di dare sempre maggiore competenze alle Regioni, una su tutte la sanità, e con la riforma del 2001 a marchio centrosinistra anche maggiore autonomia in campo finanziario.


Redazione Milano  Matteo Torti

venerdì 21 ottobre 2016

QUESTI GOVERNANTI ABUSIVI TENTANO DI TOGLIERE LA REVERSIBILITA’ PENSIONISTICA

Ancora una volta gli attuali governanti d’Italia tentano di togliere soldi e diritti al popolo.
Vogliono assolutamente depredare le famiglie italiane di ogni avere e di ogni spettanza per cui hanno pagato  le tasse più alte del mondo, soldi spariti ad appannaggio dei soliti amici degli amici.
Tra i ladroni del governo e parlamento non si è levata una sola voce per dire agli italiani cosa hanno in mente, neanche quelli che si spacciano per i difensori dei diritti o chi attacca il “governo” e poi ne appoggia a pieno le malefatte.
E’ sconcertante vedere con quale arroganza e libertà sono liberi di affamare il popolo e come nessuno ormai lo difenda.
Le istituzioni a qualsiasi livello sono ormai proni ed imburattinati, buoni solo a cercare in qualsiasi modo di arrivare al 2018 per prendersi la pensione da parlamentare o a difendere il proprio stipendio.
Il popolo ha bisogno di ritrovare la propria tutela tramite i soggetti nati per questo ma che in questo momento sono schierati palesemente con i governanti; possiamo solo sperare che qualcuno di questi decida di cambiare atteggiamento e tornare a difendere i principi per cui hanno giurato.


E’ ormai giunto il momento della soluzione finale,  cioè andare a votare scegliendo quel soggetto che stabilisce un patto col popolo accettando di imporre col prossimo governo di annullare tutto ciò che hanno posto in essere gli attuali ladroni, chiedendo anche l’annullamento delle loro future pensioni e la restituzione di quanto percepito ingiustamente sino ad oggi.


L’allarme l’ha lanciato ieri Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil: in Commissione Lavoro alla Camera è arrivato un disegno di legge delega che contiene un punto gravissimo. In pratica, la pensione di reversibilità, quasi sempre appannaggio delle donne,verrà considerata una prestazione assistenziale e non previdenziale. E che significa questo? Tantissimo, purtroppo. Lungi dall’essere un diritto individuale, come di fatto dovrebbe essere, la pensione di reversibilità sarà legata all’Isee, cioè al reddito familiare. Solo in apparenza si tratta di una rivoluzione meritocratica. In pratica, è un modo per demolire un diritto individuale e rendere la pensione, frutto di contributi versati, inaccessibile per centinaia di migliaia di donne (e uomini).
Facciamo un esempio: basta che una donna vedova viva ancora con suo figlio che magari ha un piccolo reddito da lavoro per far saltare la pensione, perché sappiamo ormai bene che l’Isee è un trucchetto per togliere, visto che l’asticella viene sempre fissata a un reddito davvero da fame, oltre il quale saltano tutti i benefici. Dicevamo di una donna che vive con suo figlio, ma anche – immaginiamo – di due donne che decidano di condividere una casa per rendere meno grama la la loro vecchiaia, o di una donna che dopo la morte del marito inizi una nuova convivenza: in tutti questi casi, se l’altro ha un minimo di reddito, ecco che la pensione di reversibilità salta, lasciando la donna senza reddito, a dipendere dalle persone con cui vive. Contribuisce inoltre all’Isee anche la casa, e siccome il governo a volte considera una proprietà come una forma di reddito, ci potrebbero essere casi di vedove con diritto alla reversibilità con casa propria e nessun reddito, visto che con la casa non si mangia.
Insomma sempre di più d’altronde questo governo va verso l’abolizione dei diritti individuali – ci aveva provato anche con l’assegno che spetta agli invalidi, anche quello lo si voleva agganciare all’Isee prima che una valanga di proteste lo fermasse – rendendo le persone sempre più povere e meno libere. Questa riforma poi colpisce in particolare le donne di oggi, che avranno già pensioni poverissime a causa di lavori intermittenti e del sistema contributivo. La reversibilità costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quasi contare. Fino ad oggi, appunto. Possiamo solo sperare che i parlamentari si fermino per il loro interesse, cioè quello delle loro mogli. Ormai solo il loro interesse privato può essere la leva per una tutela, a meno che non si trovi un cavillo che escluda le mogli dei parlamentari. L’altra speranza è quella di sempre: la giurisprudenza, ossia una corte che dichiari illegittima questa norma, perché contributi versati verrebbero scippati dall’Istituto di previdenza a persone che li hanno versati. A proposito di Inps, cosa dice Boeri di questa riforma? Economista dalla visione liberale, può accettare una riforma così profondamente illiberale solo per fare cassa, cassa, peraltro, sulla pelle delle vedove?

MEMORANDUM PER IL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE



venerdì 14 ottobre 2016

BOOM! Wikileaks conferma , Hillary ha venduto armi per l’ ISIS

Questa è una notizia importante che tutti ci immaginavamo, però avere la quasi certezza dell’avvenuto mi amareggia molto; mi disturba pensando ai problemi che noi cittadini italiani dobbiamo superare , in fatto di immigrazione e approvvigionamento energetico, a causa delle decisioni nefaste della Sig.ra Clinton e del Paese che rappresenta.
Sebastiano Campo

Articolo originale in inglese  tradotto anche in Italiano

 BOOM! Wikileaks Confirms Hillary Sold Weapons To ISIS

Although Hillary Clinton has repeatedly denied that she sold weapons to the Islamic Stats while serving as Secretary of State, Wikileaks founder Julian Assange claims he has proof to the contrary. Thepoliticalinsider.com reported: In Obama’s second term, Secretary of State Hillary Clinton authorized the shipment of American-made arms to Qatar, a country beholden to the Muslim Brotherhood, and friendly to the Libyan rebels, in an effort to topple the Libyan/Gaddafi government, and then ship those arms to Syria in order to fund Al Qaeda, and topple Assad in Syria. Clinton took the lead role in organizing the so-called “Friends of Syria” (aka Al Qaeda/ISIS) to back the CIA-led insurgency for regime change in Syria. Under oath Hillary Clinton denied she knew about the weapons shipments during public testimony in early 2013 after the Benghazi terrorist attack. In an interview with Democracy Now, Wikileaks’ Julian Assange is now stating that 1,700 emails contained in the Clinton cache directly connect Hillary to Libya to Syria, and directly to Al Qaeda and ISIS. Read His Full Testimony @ (Link: www.thepoliticalinsider.com)


TRADUZIONE ARTICOLO WIKILEAKS :   BOOM!   Wikileaks conferma , Hillary ha venduto armi per l’ ISIS

Sebbene Hillary Clinton abbia ripetutamente negato di avere venduto armi agli Stato Islamici mentre era in servizio come Segretario di Stato, il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, sostiene di avere le prove del contrario. 
Il “Politicalinsider” , così riportava: durante il secondo mandato di Obama , il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha autorizzato la spedizione di armi fabbricate in America al Qatar , un paese sostenuto dai Fratelli Musulmani e amico dei ribelli Libici, nello sforzo di far cadere il governo della Libia/ Ghedaffi e in seguito ha spedito armi in Siria per rifornire  AL QAEDA e silurare Assad in Siria. Hilary Clinton ha rivestito un ruolo leader nell’organizzare i cosiddetti “Amici Della Siria” ( anche conosciuta come AL QAEDA / ISIS ) per aiutare l’insurrezione supportata dalla CIA per cambiare il regime in Siria. 
Sotto giuramento Hillary Clinton ha negato di essere a conoscenza della spedizione di armi nel corso di una testimonianza pubblica all’inizio del 2013 dopo l’attentato  terroristico di Bengasi. 
In una intervista con “Democracy Now”, Wikileaks di Julian Assange ha ora stabilito che 1700 email contenute nella cache di Hillary Clinton collegano direttamente Hillary Clinton alla Libia e alla Siria e direttamente ad AL QAEDA e ad ISIS. 
Si consiglia di leggere la sua testimonianza completa sul link :  www.thepoliticalinsider.com 
          
    

martedì 11 ottobre 2016

REFERENDUM A RISCHIO CANCELLAZIONE


Che la scheda referendaria predisposta dal Governo dava l’impressione di non essere in linea con i dettami democratici era palese, ma che uno dei saggi di Napolitano, l’ex Giudice Costituzionale Valerio Onida, la impugnasse a livello Legale è incredibile. E’ la dimostrazione che le nostre riserve in merito erano giuste. La coppia Renzi/Boschi ha fatto un altro grossolano errore , degno di un film comico del livello di “Amici miei”.

Sebastiano Campo

Referendum, l’ex presidente della Consulta Onida fa ricorso contro il quesito: “Argomenti diversi insieme”


 Il decreto che indice la consultazione impugnato dall'ex giudice costituzionale al Tar del Lazio e al tribunale civile di Milano: "In una stessa scheda oggetti eterogenei, così il voto non è libero". Il tema dello "spacchettamento" era emerso più volte durante l'estate, senza successo. Lo spot tv istituzionale invece finisce all’Agcom e all’Antitrust
di F. Q. | 11 ottobre 2016


Troppi argomenti diversi in un unico quesito. E in questo modo il voto al referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe non essere libero, come invece prevede la Costituzione. Per questo a chiedere che sulla scheda elettorale si pronunci la Consulta è Valerio Onida, ex giudice costituzionale e ex presidente della Corte. Onida – uno dei saggi di Napolitano nel 2013 – ha impugnato il decreto del presidente della Repubblica per l’indizione del referendum davanti al Tar del Lazio e al tribunale civile di Milano. Si tratta di un ricorso d’urgenza con il quale l’alto magistrato chiede la sospensione dell’avvio della consultazione. Con Onida ha firmato il ricorso anche Barbara Randazzo, docente di Diritto costituzionale all’università di Milano (dove Onida ha insegnato per quasi 30 anni). Il tema dello “spacchettamento”, cioè della necessità di una pluralità di quesiti, è emerso più volte durante l’estate, senza però che nessun tribunale avesse potuto pronunciarsi per un rinvio alla Corte Costituzionale. Peraltro, vari sondaggi hanno illustrato come su diversi temi della riforma gli elettori siano favorevoli, ma voterebbero No alla legge in senso complessivo.
Il ricorso di Onida
Nel ricorso al tribunale di Milano si chiede di accertare, in via d’urgenza, il diritto dei ricorrenti a votare “su quesiti non eterogenei, a tutela della loro libertà di voto“. Il ricorso al Tar, che fa leva anch’esso sul diritto di voto “in piena libertà, come richiesto dagli articoli 1 e 48 della Costituzione”, “è rivolto contro il decreto di indizione del referendum medesimo, in quanto ha recato la formulazione di un unico quesito, suscettibile di un’unica risposta affermativa o negativa, pur essendo il contenuto della legge sottoposta al voto plurimo ed eterogeneo“. Per questo si chiede l’annullamento, previa sospensione, del decreto del presidente della Repubblica di indizione del referendum e di “ogni altro atto preliminare, connesso o conseguenziale”. Il ricorso ricorda inoltre come “i necessari caratteri di omogeneità” del quesito referendario siano “gli stessi richiesti secondo la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale relativa al referendum abrogativo“.

“Voto non libero, lesione dei diritti”
La mancata libertà di voto, secondo il ricorso, provoca “una lesione” dei diritti degli elettori. La legge sottoposta a referendum – riporta il ricorso al Tar – “ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti“. Ma “la sottoposizione al corpo elettorale dell’intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito”, “viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore”, “arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell’esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”.

La legge del 1970 che disciplina i referendum distingue – spiega il ricorso – poi le leggi di revisione della Costituzione dalle altre leggi costituzionali e nel primo caso chiede che vengano indicati gli articoli della Costituzione sottoposti a modifica, nel secondo chiede che nel quesito vengano indicati gli estremi della legge col relativo titolo. Invece “l’atto di convocazione del referendum impugnato tratta la fattispecie come se si trattasse non di una legge di revisione della Costituzione (pur essendo essa diretta a modificare espressamente molte norme della Costituzione), ma di un’altra legge costituzionale, formulando un quesito che rinvia esclusivamente e in toto al titolo della legge”. Titolo che “riflette peraltro e per di più in modo parziale e per molti versi impreciso, i suoi contenuti plurimi ed eterogenei”.

Non solo. Secondo Onida il ricorso “appare illegittimo” anche per aver definito il referendum “confermativo”, una qualifica che non esiste nel diritto costituzionale. “La qualifica di referendum confermativo utilizzata nel decreto impugnato (ancorché venga talora usata nel linguaggio corrente) – sottolinea il ricorso – non trova alcun riscontro nella legge n. 352 del 1970″ che disciplina i referendum “e non riflette la ratio del ricorso al referendum ‘oppositivò nel caso delle leggi costituzionali, ratio che è quella di garantire le minoranze nel caso di approvazione parlamentare della legge con una maggioranza inferiore ai due terzi”. (ANSA).

Lo “spacchettamento”
Il tema dello “spacchettamento” è emerso più volte nel corso degli ultimi mesi. In un primo momento l’iniziativa era stata presa da alcuni parlamentari, ma la raccolta firme per proporre la divisione del quesito in più mini-quesiti era fallita. Peraltro sul punto era intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Si è parlato anche di discussioni tra le forze politiche su uno ‘spacchettamento’ della domanda referendaria – aveva detto il capo dello Stato – Va forse chiarito che, a quel riguardo, le forze politiche non avrebbero avuto alcun potere ne’ possibilità di discuterne, così come non ne avrebbe avuto il Capo dello Stato”.

Successivamente erano stati i Radicali a sollevare la questione direttamente di fronte alla Corte di Cassazione, dove avevano depositato anche cinque blocchi di domande: bicameralismo, elezione e composizione del Senato, elezione dei giudici della Corte costituzionale, Titolo V e rapporti Stato-Regioni e infine i referendum. La Suprema Corte, tuttavia, non entrò nel merito dello “spacchettamento” perché come spiegò Mario Staderini, ex segretario dei Radicali, servivano 500mila firme.

L’altro ricorso di M5s e Sinistra Italiana
Contro il quesito è stato proposto nei giorni scorsi anche un ricorso del Movimento Cinque Stelle e di Sinistra Italiana, ma in quel caso interveniva sulla forma del quesito referendario (secondo i due partiti di opposizione è “suggestivo, incompleto e fuorviante”). In questo caso il Tar del Lazio pronuncerà la sentenza a metà ottobre. Peraltro, senza note ufficiali, dal Quirinale trapelò una presa di posizione secondo la quale non solo l’indicazione del quesito segue le disposizioni di legge (quella del 1970 che regola i referendum), ma che il quesito è così perché la legge si intitola così. E quella legge è stata approvata dal Parlamento.

Onida, l’ex giudice costituzionale saggio di Napolitano
Onida, 80 anni, ha insegnato Diritto costituzionale per quasi trent’anni (all’università di Milano) ed è stato giudice costituzionale dal 1996 al 2005. Della Consulta è stato presidente per 4 mesi. È il presidente del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura. Nella primavera 2013, Onida fu inserito nel gruppo dei “Dieci saggi” formato dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che avrebbe dovuto preparare una relazione e un insieme di iniziative di legge per far partire il percorso di riforma costituzionale che avrebbe dovuto accompagnare il cammino del governo Letta. Peraltro, grazie a uno scherzo della Zanzara di Radio24, Onida disse al telefono che “i saggi sono inutili” e che “servivano solo a coprire questo periodo di stallo”. Vero o non vero, la storia gli ha dato ragione: tutto naufragò, governo compreso, e con il nuovo esecutivo di Matteo Renzi il testo di riforma costituzionale ebbe un’origine “autonoma” rispetto ai “saggi”.

Lo spot tv finisce all’Agcom e all’Antitrust
Nel frattempo di referendum costituzionale si dovranno occupare anche l’Autorità per le comunicazioni e l’Antitrust. Sul banco degli imputati finisce infatti lo spot istituzionale trasmesso in questi giorni sulle reti televisive nazionali, che ha suscitato numerose polemiche e critiche da più parti. Nello spot scorre il testo del quesito referendario, letto dalla voce di uno speaker, che ricorda la data del voto. La contestazione è che la costruzione del messaggio appare come “tendente” al sì. Per tale motivo il Codacons – che non si schiera né per il Si, né per il No, ma per la “correttezza e per la trasparenza in favore dei cittadini e una informazione neutra e consapevole” – ha deciso di coinvolgere gli organi competenti. Agcom e Antitrust appunto.


A sostegno della propria tesi l’associazione cita nell’esposto il Codice di buona condotta sui referendum (fatto proprio dal Consiglio d’Europa e quindi dal governo). “In particolare il Codice prevede il diritto di partiti e soggetti politici di competere in condizioni paritarie e di rispettare il proprio dovere di neutralità: il codice di buona condotta prescrive che le autorità pubbliche non devono influenzare l’esito del voto con una campagna referendaria eccessivamente unilaterale (art. 1.3.1.b)”.

SKY TG24