Oggi abbiamo voluto proporvi un’analisi dettagliata sul referendum
Costituzionale del 4 Dicembre, in questa data e occasione storica dobbiamo
essere ben preparati e coscienti dell’importanza del Nostro voto e delle
conseguenze che esso può portare al Paese e alle generazioni future.
Sì o No
Referendum 4 dicembre 2016, elenco chiaro motivazioni e analisi
Sì o No: le
spiegazioni per tutti sul Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Votare
è un diritto e un dovere
Dopo un lungo tira e molla, è arrivata la data. Il
referendum costituzionale avrà luogo domenica 4 dicembre; nel giorno di Santa
Barbara, quindi, si concluderà la madre di tutte le battaglie politiche della
stagione renziana. Da una parte il Governo che sostiene che “la partita è
adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione”, dall’altra le
opposizioni che vedono nel voto popolare l’occasione per dare una spallata
all’esecutivo e, per dirla alla Salvini “licenziare Renzi”. Ma cerchiamo di
capire meglio quali sono i punti chiave, le ragioni del Sì e quelle del No.
IL TERZO REFERENDUM COSTITUZIONALE DELLA STORIA DELLA
REPUBBLICA – Con il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre si voterà
per confermare o respingere la riforma Renzi-Boschi, contenuta nella legge
costituzionale approvata dal Parlamento lo scorso 12 aprile.
– Un’approvazione avvenuta con un numero inferiore dei due
terzi dei componenti di ciascuna camera e, pertanto, subordinata all’esito
della consultazione popolare, il terzo nella storia della Repubblica Italiana
dopo quelli del 2001 e del 2006.
– Non essendo un referendum abrogativo, non sarà necessario
raggiungere alcun quorum per la validità dello stesso. La riforma entrerà in
vigore se il numero di voti favorevoli sarà superiore al numero dei contrari, a
prescindere dalla partecipazione al voto.
IL TESTO DELLA RIFORMA – Approvate il testo della legge
costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo
paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi
di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del
titolo V della parte II della Costituzione“, approvato dal Parlamento e
pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?
– Sarà questo il testo che leggeremo il prossimo 4 dicembre
2016; un testo, suo malgrado, divenuto assoluta protagonista della scena
politica delle ultime ore. Un testo su cui Movimento 5 Stelle e Sinistra
Italiana hanno presentato ricorso.
– Sono in molti, infatti, a sostenere che il quesito
pubblicato ufficialmente pochi giorni fa sia uno “spot per il sì”, un modo per
manipolare il risultato finale mettendo in luce, ed esaltandoli, solo e
soltanto gli aspetti positivi della riforma costituzionale. Insomma, una
domanda che sembra fatta apposto per rispondere sì.
– Dal Colle è arrivata una replica decisa: “il quesito che
comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento,
dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge
352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal
Parlamento”.
I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA – Ma cosa prevede,
concretamente, la nuova riforma della Costituzione, su cui saremo chiamati ad
esprimerci il prossimo 4 dicembre 2016? Vediamo, punto per punto, le novità
introdotte nella legge Renzi-Boschi:
Bicameralismo perfetto: è la fine. Stop al sistema che
prevede due camere con identici poteri. La riforma costituzionale pone fine al
bicameralismo paritario, promuovendo la Camera dei Deputati come unica
assemblea legislativa con il potere di votare la fiducia al governo.
Senato: nuova composizione. Senatori ridotti da 315 a 100,
di cui 5 saranno scelti dal Presidente della Repubblica e avranno un mandato di
massimo 7 anni, non rinnovabile. Gli altri 95 saranno eletti con metodo
proporzionale dai consigli e scelti tra i consiglieri regionali e i membri
sindaci.
Senato: nuova funzione. Le competenze legislative dei
senatori riguarderanno le riforme costituzionali, le ratifiche dei trattati
internazionali, le leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum
popolari.
Presidente della Repubblica: nuove modalità di elezione. Il
capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori; per i primi
tre scrutini saranno necessari i due terzi dei componenti, poi dalla quarta
votazione si scende ai tre quinti, mentre dal settimo basterà la maggioranza
dei tre quinti dei votanti.
Referendum: come potrà essere proposto? Non basteranno più
le 500mila firme attuali per proporre un referendum, ma si dovrà arrivare a
800mila. Il numero di firme necessarie per la presentazione di progetti di
legge di iniziativa popolare, invece, verrà triplicato: da 50mila a 150mila.
Giudici della Consulta: il ruolo delle due Camere. I 5
giudici della Consulta non saranno più eletti dal Parlamento in seduta comune,
ma saranno scelti separatamente dalle due Camere. Ne spetteranno tre alla
Camera dei Deputati e due al Senato.
Cnel e Province: via all’abolizione. Via al Consiglio
nazionale dell’economia e del lavoro, con la nomina di un commissario
straordinario a cui sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del
personale presso la Corte dei Conti. Via anche ogni riferimento alle Province.
Regioni ed enti locali: via i responsabili dei dissesti.
Saranno introdotti indicatori di costi e fabbisogni per rendere più efficienti
tutte le funzioni di Comuni, città metropolitane e Regioni, affinché in caso di
accertato dissesto verranno allontanati gli amministratori
Legge elettorale: possibile ricorso alla Consulta. Prima
della promulgazione, tutte le leggi che disciplinano l’elezione dei
parlamentari potranno essere sottoposte alla Consulta per un giudizio
preventivo. In caso di illegittimità, la legge non verrà promulgata.
Quote rosa: il concetto di equilibrio. Nuovo comma
nell’articolo 55 della Costituzione: “Le leggi che stabiliscono le modalità di
elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella
rappresentanza”.
LE RAGIONI DEL Sì – Analizzare le ragioni del Sì, anche in
virtù del testo del referendum, è piuttosto semplice.
Superamento del bicameralismo perfetto: l’addio a questa
forma di governo darebbe il via a una riduzione dei costi della politica e
l’accelerazione dei tempi per approvare una legge, ponendo fine alla cosiddetta
“navetta”, ossia quel rimbalzarsi la futura legge tra Camera e Senato.
Riduzione dei costi della politica: con la riduzione del
numero dei senatori, l’abolizione del Cnel e delle Province e la regola secondo
cui i consiglieri regionali non potranno percepire indennità più alte rispetto
a quella del sindaco del relativo capoluogo di Regione, la voce dei costi della
politica si ridurrà.
Più chiarezza sulle competenze di Regioni e Stato: stop alle
competenze concorrenti, visto che ciascun livello di governo avrà proprie e
specifiche funzioni legislative. Alcune tematiche di interesse nazionale
saranno competenza esclusiva dello Stato (reti di trasporto e navigazione,
formazione professionale, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia),
mentre alle Regioni verranno delegate competenze legislative in tema di
turismo, organizzazione sanitaria e sviluppo socio-economico.
Enti locali al centro dell’attività politica: il Senato
diventerà la perfetta espressione delle Regioni e dei Comuni; così facendo gli Enti
locali troveranno finalmente la loro partecipazione diretta alla formazione
delle leggi dello Stato.
LE RAGIONI DEL NO – Perché, invece, gli italiani dovrebbe
opporsi all’approvazione della Renzi-Boschi? Illegittimità della riforma,
conflitti di competenze, riduzioni fasulle dei costi della politica. Ecco le
principali argomentazioni dei sostenitori del rifiuto:
Illegittimità di una maggioranza: il testo della riforma è
il risultato di una maggioranza, risicata, prevalsa nel voto parlamentare sotto
lo slogan “abbiamo i numeri”, piuttosto che di un vero consenso maturato fra le
forze politiche.
Un imperfetto bicameralismo: l’obiettivo di un superamento
del bicameralismo perfetto è condiviso e condivisibile, ma con questa riforma
non si dà vita ad una seconda Camera intesa come reale espressione delle
istituzioni regionali: si va solo a indebolire un Senato rappresentanza di enti
locali articolati in base ad appartenenze politico-partitiche.
Maggiore complicazione legislativa: questa via di
superamento del bicameralismo perfetto porta a una pluralità di procedimenti
legislativi, differenziati in base alle diverse modalità di intervento del
nuovo Senato.
Riduzione dei costi della politica: l’abolizione del Cnel e
delle Province e la riduzione del numero dei Senatori dovrebbe portare, secondo
Renzi, un risparmio annuo di 500 milioni di euro. Ma un documento della
Ragioneria dello stato certifica il risparmio a meno di 49 milioni di euro
all’anno.
L’OPINIONE – Che il quesito referendario, e di conseguenza
il titolo della legge da cui lo stesso nasce, siano decisamente spinti verso un
voto al Sì è evidente a tutti; ma è altrettanto evidente che le proteste e le
opposizioni si sarebbero potute fare prima e in altre sedi.
– Andando sul fronte delle motivazioni una prima differenza
è netta: le ragioni del Sì sono, almeno ad una prima lettura, molto
comprensibili, immediate e concrete rispetto a quelle del No. Senza esprimere
preferenze per l’una o l’altra parte, ci sembra tuttavia inevitabile concludere
che la campagna in favore del Sì possa confrontarsi soprattutto sul contenuto
del quesito, mentre la campagna del No debba farsi portavoce della forma con
cui si è arrivati allo stesso.
– E il motivo è presto detto: un conto è parlare alla gente
di riduzione dei costi, tagli dei senatori, soppressione di enti considerati
come esempi di sprechi; un conto è far leva sull’etica costituzionale di una
maggioranza illegittima che si prende il diritto di riformare la Carta italiana
e di un riformato procedimento legislativo che, pur senza il bicameralismo
perfetto e la famigerata “navetta” legislativa, rischia di rimanere
intrappolato comunque in una serie di passaggi e rimbalzi tra le due Camere.
– Questo non vuole essere un invito a votare Sì o No, ma
vuole essere un ragionamento sul fatto che sia più facile, in quanto
maggiormente immediata e concreta, la comunicazione del Sì rispetto a quella
del No che si deve rifare più all’orgoglio, alla morale, all’etica, alla storia
della Repubblica. Tant’è che tra i No troviamo personaggi del calibro di
Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, entrambi giuristi di spicco del panorama
italiano.
– C’è quindi il rischio per alcuni, e l’opportunità per
altri, che i sostenitori del Sì riescano a parlare di più alla “pancia” della
gente rispetto al movimento del No. Se, infatti, da una parte i favorevoli
hanno il vantaggio di poter parlare di temi più immediati, dall’altra gli
oppositori del referendum hanno la possibilità di virare il referendum
costituzionale su un voto di fiducia sul governo Renzi nello stile del “votiamo
No per mandare a casa Renzi”.
– Opportunità che i favorevoli del Sì devono, a loro
malincuore, accettare, visto che è stato proprio lo stesso Premier, in prima
battuta, a trasformare il Referendum costituzionale in una sorta di out out sul
proprio operato e futuro politico affermandolo scorso 11 maggio, unitamente
alla Boschi: “non sono come tutti gli altri. Se posso cambiare il Paese lo
cambio, se non lo posso cambiare, ci sarà qualcun altro più bravo di me. Se non
passa la riforma io non lascio solo il posto da Presidente del Consiglio,
lascio il mio posto da politico”, salvo poi ritrattare tutto poco più di un
mese dopo.
– Insomma: referendum non più visto come “Armageddon della
politica”, ma come passaggio importante per il futuro del Paese: “Se al
referendum dovesse vincere il No non c’è l’invasione della cavallette, non cade
il mondo. Rimane tutto come adesso”.
UNA LEGENDA PER CAPIRE MEGLIO – Chiudiamo questo articolo
con un piccolo approfondimento su ciascuno dei 5 punti essenziali riportati nel
quesito referendario: bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei
parlamentari, contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni,
soppressione del CNEL e titolo V.
– Bicameralismo perfetto: forma politica che assegna identici
poteri alle due camere che formano il Parlamento. Quel sistema che i
sostenitori del Sì vorrebbero abolire per accantonare la “navetta”, ossia
quella distorsione che consente che ciascuno dei due rami del parlamento possa
continuare ad apportare modifiche al testo votato dall’altro ramo, allungando
indefinitamente i tempi di approvazione della legge. D’altro canto, questo
sistema garantisce un più sicuro svolgimento democratico dell’iter legislativo.
– Riduzione del numero dei parlamentari: come diretta
conseguenza dell’abolizione del bicameralismo perfetto arriva la riforma del
Senato, con la conseguente riduzione del numero di senatori che saranno, in
caso di votazione positiva al Referendum, eletti con metodo proporzionale dai
consigli e scelti tra i consiglieri regionali e i membri sindaci.
– Contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni:
aspetto molto immediato che viene di conseguenza con la riforma del Senato e la
conseguente riduzione del numero di senatori e con la soppressione del Cnel.
Punto, però, su cui c’è diversità di vedute in termini di cifre: il Governo
stima un risparmio di 500 milioni di euro l’anno, mentre un documento ufficiale
della Ragioneria dello Stato certifica il risparmio in meno di 49 milioni di
euro all’anno.
– Soppressione del CNEL: organo di rilievo costituzionale
istituito nel 1957 con competenze legislative in temi economici e sociali e con
la facoltà di esprimere pareri, non vincolanti, in via propria o su richiesta
del Governo, delle Camere o delle Regioni. Attualmente è composto da 64 membri,
di cui 8 sono nominati dal Capo dello Stato e 2 dal Presidente del Consiglio,
mentre gli altri sono dei rappresentati delle categorie produttive nel settore
privato e pubblico. Con un costo medio di 20 milioni di euro all’anno, questo
Ente è visto da Renzi come l’emblema degli sprechi politici.
– Titolo V: si tratta di quella parte della Costituzione
italiana in cui vengono definite le autonomie locali: comuni, province e
regioni. Nel corso degli anni si è andati nella direzione di dare sempre
maggiore competenze alle Regioni, una su tutte la sanità, e con la riforma del
2001 a marchio centrosinistra anche maggiore autonomia in campo finanziario.
Redazione Milano Matteo
Torti

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