Adriano Tilgher: «Si superi la
dicotomia destra-sinistra»
Critica la politica comunitaria.
Striglia la Lega Nord. Ricorda «le battaglie» degli Anni 70. Il frontista a
L43: «Il mio errore più grande? Considerare il Msi partito di riferimento».
di Carlo Cattaneo | 10 Febbraio 2016
Pugliese, 68 anni, «il più rosso tra i neri», «l’eretico di
destra».
I soprannomi non sono mai mancati ad Adriano Tilgher.
Una storia romanzesca, la sua. Quasi da film. Ri-fondatore,
nel 1970, insieme a Stefano Delle Chiaie, di Avanguardia nazionale. Incarcerato
per «ricostituzione del partito fascista» ha subito l’onta dell’accusa più
infamante: quella di essere uno stragista.
Il suo nome compare nelle carte del processo dell’Italicus e
della stazione di Bologna. Sempre assolto con formula piena. Anche risarcito
dallo Stato per ingiusta detenzione.
«LA DESTRA HA DATO PESSIMA PROVA DI SÉ». Parla a tutto campo
con toni forti dell’attualità politica: «La destra e il centrodestra», dice,
«hanno dato una prova pessima di sé in questi 20 anni in cui hanno governato,
non solo a livello nazionale, ma anche a livello di istituzioni locali. Ritengo
questo guazzabuglio un fenomeno politico finito».
Parla dei nuovi nazionalismi, del fallimento del
capitalismo, dell’immigrazione, di Mafia Capitale, delle prossime
amministrative e delle unioni civili.
Senza dimenticare gli Anni 70 e il suo movimento, il Fronte
Nazionale.
DOMANDA. A Milano
si sono riunite le destre europee raccolte sotto la denominazione Enf (Europe
of Nations and Freedom). Perché il Fronte non ha partecipato?
RISPOSTA. Per due
motivi. Il primo: perché loro rappresentano delle realtà elettive che noi non
abbiamo ancora. Il secondo è che non siamo euroscettici. Noi crediamo
nell’Europa. Non, però, in questo tipo di Europa. Ciò che esiste, e conta, è
solo una banca che, di europeo, porta solo il nome e null’altro. Il parlamento
europeo non conta nulla, è solo il cimitero dei trombati di quelli nazionali.
D. Quando parla
d’inconsistenza del “governo” europeo fa riferimento anche ai tragici fatti di
Parigi?
R. Certo. Quando i burocrati devono imporci la loro
esistenza, grazie a leggi economiche capestro, vedi il fiscal compact, mostrano
i muscoli del ricatto. Tuttavia, davanti ai tragici fatti che hanno macchiato
col sangue il cuore dell’Europa, al posto di una risposta forte e unitaria,
abbiamo visto che ogni Paese è andato per i fatti propri. Questa è Europa?
D. Al di là del
terrorismo, qual è secondo lei il problema più grave che contraddistingue
questa istituzione?
R. Mi ricollego alla prima domanda. Per essere euroscettici,
per uscire dall’euro e dal sistema che ci hanno imposto, bisogna mettere un
cappello sostanziale. Uscire dallo schema liberista per entrare in quello
sociale.
D. Si spieghi meglio.
R. Oggi esiste un sistema finanziario gestito dalle banche.
I popoli vivono l’oppressione del sistema finanziario. Le banche non hanno
attenzione per i ceti deboli e per i più bisognosi. Possiamo permetterci di
affidare la nostra vita semplicemente ai consigli di amministrazione degli istituti
di credito? No, e il caso Banca Etruria lo certifica. È qui che muore lo stato
sociale. Qui si manifesta la corresponsabilità dello Stato che non crea uguali
opportunità per tutti i cittadini. Le banche dialogano solo con chi ha le
risorse. Noi viviamo male perché i politici, europei in testa, si sono venduti
al sistema finanziario. Mi batto e mi batterò per ricostruire lo stato sociale
che non è stato assistenziale, ma, ribadisco, delle pari opportunità.
D. Quindi gli Stati
devono essere controllori delle risorse…
R. Esattamente. Pensi che già nel 1999, la trilater
teorizzava non più il controllo diretto delle nazioni ma quello delle risorse
energetiche e alimentari. Purtroppo, dalla caduta del comunismo, abbiamo
assistito al grande scontro tra capitalismo produttivo e capitalismo
finanziario. Con la vittoria di quest’ultimo. I beni fondamentali per la vita
della comunità non possono essere privati, devono essere necessariamente
pubblici e dello Stato. L’acqua, per esempio, non può essere privatizzata. Le
comunicazioni non possono essere private. Ne deriva la sicurezza del Paese. Lo
Stato deve essere tutore dell’esistenza di un popolo.
D. Che rapporti
avete, se ne avete, con i principali partiti di destra identitaria in Europa?
R. Dialoghiamo con tutti ma non abbiamo particolari
rapporti. A noi interessa comunicare con chi vuole uscire dallo schema
liberista per rinforzare lo stato sociale. Una tendenza, al momento, che
appartiene solo al Front National di Marine Le Pen.
D. E la Lega?
R. In quel partito vedo molta confusione. Al loro interno
sono presenti forti rappresentanze liberiste. Poi, si tratta di un partito che
deve ancora chiarire l’aspetto nazionale che pare animare questa fase. Una
novità assoluta rispetto al recentissimo passato. Osserviamo con attenzione
questo cambiamento.
D. Parliamo
d’immigrazione…
R. È il vero problema avvertito dai cittadini. Questo non
significa cacciare gli immigrati. Anch’io, ovviamente, piango quando vedo donne
e bambini morire durante questi viaggi della speranza e della disperazione. Chi
è il criminale che non piange? Purtroppo, i criminali veri sono quelli che
consentono questo traffico di esseri umani.
D. Ovvero?
R. L’Europa aveva la possibilità di farli vivere bene a casa
loro. In modo dignitoso e senza sradicarli dalle loro terre. Invece, ha
preferito lucrarci sopra. Il caso di Mafia Capitale insegna. Esiste un business
odioso sul fenomeno migratorio, capace di essere più remunerativo del traffico
di droga. Ci troviamo di fronte a una nuova forma di schiavismo.
D. La politica
italiana sembra attraversata da una crisi irreversibile. Anche per colpa del
centrodestra…
R. Dico immediatamente una cosa: la destra, e il
centrodestra, hanno dato una prova pessima di sé in questi 20 anni in cui hanno
governato, non solo a livello nazionale, ma anche a livello di istituzioni
locali. Ritengo questo guazzabuglio un fenomeno politico finito. Sinistra e
destra hanno finto di farsi la guerra. Ci hanno regalato i peggiori governi di
questa Repubblica.
D. Di quali governi
parla?
R. Monti, Letta e ora Renzi. Su Monti erano tutti insieme
appassionatamente, con esclusione della Lega, a votare il fiscal compact e il
pareggio di bilancio. Il 90% di quella classe politica non sapeva nemmeno cosa
fosse il fiscal compact. Vanno cacciati tutti. Il Fronte nazionale va oltre la
dicotomia destra-sinistra. Noi stiamo con gli italiani e con chi vuole ridare
un futuro a una nazione che altri stanno svendendo. Che mi frega di essere di
destra o di sinistra? Sono per l’Italia e per gli italiani.
D. Tilgher, chiarisca
questo aspetto: ma lei è di destra o di sinistra?
R. Se si guardano i valori, i contenuti, l’identità sono
sicuramente un uomo di destra. Se si analizzano gli aspetti legati al sociale,
le battaglie per il lavoro, le battaglie per l’occupazione sono certamente un
uomo di sinistra.
D. In Senato si vota
sulle unioni civili. Qual è la sua posizione?
R. La tutela della famiglia nasce dalla continuità della
comunità, così come inserito chiaramente nella nostra Costituzione. La famiglia
rappresenta un progetto di vita per il futuro. Tutto il resto non è progetto di
vita.
D. Quindi?
R. Sono contrario, fortemente contrario, all’adozione di
bambini da parte di coppie gay. Per quale motivo profondo dovrebbero farlo?
Perché devo tutelare per legge delle pulsioni sessuali tra persone dello stesso
sesso? Se avessi una pulsione sessuale verso le pecore sarei forse tutelato?
D. Non le sembra un
po’ forte come paragone?
R. No. In camera da letto, ognuno può e deve fare quello che
vuole perché riguarda la sfera intima. I diritti sono un’altra cosa. Il codice
civile è più che sufficiente e non deve contemplare l’unione tra due persone
dello stesso sesso perché la sacralità del matrimonio nasce per la continuità
delle specie e le persone più deboli che sono i figli. Spiegatemi come fa una
coppia omosessuale a mettere al mondo dei figli? Solo commettendo dei “reati”
all’estero? E i diritti dei bambini, ne vogliamo parlare?
D. Elezioni
amministrative a Milano. Sala ha vinto le primarie. Facciamo il gioco della torre:
chi avrebbe gettato tra lui, Balzani, Majorino e Iannetta?
R. Mi fa una domanda difficile ma, visto che l’abbiamo messa
in forma di gioco, le dico che certamente butterei Sala. Un signore che
rappresenta solo una nomenclatura di affaristi. Detto questo, una gomitata
anche agli altri la darei. E sa perché? Il miglior candidato per il
centrosinistra sarei io (ride ndr). Tornando seri, entro febbraio presenterò i
candidati del Fronte sia a Roma sia a Milano. Su Roma, poi, potrebbe esserci
una grande sorpresa…
D. Ora che è passata
la tempesta, con polemiche annesse, può spiegare come è andata la vicenda del
sostegno a Vincenzo De Luca in Campania?
R. La verità è questa. Come segretario del movimento, ho
lasciato liberi i responsabili locali del partito. L’unica mia indicazione è
stata quella di non utilizzare il nome del Fronte Nazionale. Motivo per cui, De
Leo, segretario provinciale a Caserta, si è candidato in una lista civica di
centrodestra (Campania in rete, ndr) schierata a favore di De Luca. Una premessa...
D. Prego.
R. De Luca è diventato sindaco di Salerno per due
legislature, sempre per il Pd, ma con l’appoggio di molti elettori e
sostenitori di centrodestra. Il governatore campano ha fatto delle cose
importanti. Non ha consentito, per esempio, che i rom si fermassero a Salerno,
ha contingentato l’accesso in città di extracomunitari. Insomma, ha agito a
favore della città. De Luca in Campania rappresenta ciò che Emiliano è in
Puglia. Cioè, la rottura tra destra e sinistra. Uomini che dialogano e non
biechi esponenti di partito.
D. Un'ultima cosa:
non cambierebbe nulla del suo passato? C’è qualcosa di cui si è pentito?
R. Rivendico la nobiltà e la grandezza della mia storia.
Rifarei tutto quello che ho fatto. In primis, le grandi battaglie di Valle Giulia
e la rivolta di Reggio Calabria. Noi eravamo presenti a fianco del popolo.
Riconosco un unico, grande, errore politico.
D. Quale?
R. Considerare il Msi il nostro partito di riferimento.
Tornando alla domanda, sono stati gli anni più belli della mia vita.
Avanguardia Nazionale (1970-75) è stata un’esperienza esaltante. Ha impedito,
la prego di credermi, la deriva terroristica dei nostri appartenenti. È stato
proprio lo scioglimento dei gruppi extraparlamentari, a destra come a sinistra,
a regalare il terrorismo al Paese. Proprio quello che voleva una parte dello
Stato. Con i risultati che conosciamo.