DIFENDI LE TUE IDEE

DIFENDI LE TUE IDEE

lunedì 30 novembre 2015

Quando un decreto dei Borbone rese Napoli la città più pulita d’Europa

Questo articolo è la dimostrazione di come l’Unita d’Italia, per  molte zone del Sud, sia stata una mortificazione culturale.  Oggi molti vedono Napoli e il sud in genere come luogo di sporcizia , ma nessuno si domanda o studia il fenomeno alle sue origini, forse la conoscenza storica può aiutare.

Sebastiano  Campo


Quando un decreto dei Borbone rese Napoli la città più pulita d’Europa

Un triste destino quello di una città come Napoli, vista dal mondo intero come una città sporca e piena di rifiuti, quando pochi secoli fa era considerata come la più pulita d’Europa, simbolo di ordine e la prima a fare la raccolta differenziata e ad insegnare alle altre popolazioni italiane l’uso del bidet.

Il recente trascorso e la pessima gestione amministrativa da parte delle istituzioni induce a delle riflessioni, poiché a differenza di oggi, un paio di secoli fa, c’era un’oculata e responsabile gestione dei rifiuti. Le prime ordinanze nel meridione si ebbero nel lontano 1330, quando nella città di Palermo vennero esposte delle ordinanze relative alla pulizia dei luoghi pubblici ed obbligavano i bottegai a mantenere in ordine gli spazi davanti ai loro locali.

Ma nel XIX secolo, con un decreto del 3 maggio 1832, firmato dal prefetto della polizia di Napoli, Gennaro Piscopo, si ebbero le prime pene detentive per i trasgressori. Il Re Ferdinando II di Borbone, fu il primo ad ordinare la raccolta differenziata, con il suddetto decreto che obbligava di mantenere l’igiene sulle strade. Il prefetto diede disposizioni in merito, scrivendo nel testo che “Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo e che questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte”. Poi aggiungeva che “Dovranno recarsi ne’ locali a Santa Maria in Portico, dove per comodo pubblico trovasi tutto ciò che necessita” ed inoltre il divieto “di gettare dai balconi materiali di qualsiasi natura”.
Come si legge nel Regio Decreto n.21, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, già allora si faceva un’importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. A tal proposito vale la pena ricordare l’ammirazione dello scrittore ed erudito Goethe, quando nel 1787, durante il suo viaggio in Italia, rimase stupito per il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra la zona di Napoli e le campagne intorno (l’attuale “Terra dei Fuochi“).

Circa duecento anni fa, quindi, una legge borbonica aveva risolto il problema dei rifiuti, che oggi invece sembra essere insormontabile, oltre ad essere diventata una questione che riguarda l’intera nazione.
Claudia Ausilio     VESUVIO LIVE

sabato 28 novembre 2015

UNA VOLTA SI CHIAMAVA "MANI PULITE"



Una volta si chiamava mani pulite e produsse il colpo di stato italiano con lo sgretolamento della sola DC (per i più giovani Democrazia Cristiana) e del PSI (Partito Socialista), oggi, senza tenere conto della Costituzione, vengono girati fondi pubblici nelle tasche politiche.

Ma non provate a chiedere che dei fondi siano utilizzati per la socialità….. non ce ne sono!

Meditate gente, meditate!


Rimborsi elettorali, diffida alla Camera: “Erogazioni irregolari e indebite”

L'accusa viene dal giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa. Che a nome del movimento Riformatori per l’Ulivo ha invitato i vertici di Montecitorio a non procedere al pagamento di 45 milioni di euro. Reso possibile dalla contestatissima legge approvata lo scorso ottobre. E grazie alla quale entro fine di novembre potrà essere versata ai partiti la tranche dei finanziamenti relativi al 2013. Senza alcun controllo sui relativi rendiconti. L'avvocato Paola: "Provvedimento incostituzionale che altera la par condicio elettorale"

DIRITTI E ROVESCI L’accusa di “drogare” il mercato politico italiano attraverso «erogazioni irregolari e indebite», cioè i rimborsi senza controllo autorizzati dalla legge approvata in tutta fretta il 14 ottobre con i voti contrari di M5S, Sel e Lega (che, tra l’altro, dovebbe pure restituire 59 milioni allo Stato), viene dal giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa. Che, con una diffida di 12 pagine, il 9 novembre ha invitato la Camera dei deputati, che è l’organo pagatore di quei rimborsi, a «non procedere» al contestatissimo pagamento. «La legge 175/2015 viola manifestamente i principi comunitari ed è palesemente incostituzionale nel suo eliminare, con effetto retroattivo, i controlli preventivi previsti nel 2012», spiega il legale di Chiesa, Francesco Paola. Non solo. L’ex europarlamentare, a nome del movimento Riformatori per l’Ulivo, segnala all’ufficio di presidenza della Camera un’altra conseguenza, potenzialmente devastante, del pagamento di quei 45,5 milioni senza alcun tipo di controllo: «l’erogazione indebita di ingenti e abnormi quantità di fondi elettorali» può «attribuire posizioni di dominanza politica» ai partiti che illegittimamente ne usufruiscono, a spese di quelle forze e quei movimenti che sono esclusi dai finanziamenti grazie a leggi votate dai loro stessi concorrenti sulla scena politico-elettorale. In pratica, saremmo davanti a un’alterazione della par condicio elettorale attraverso «interventi indebiti» che provocano «la cristallizzazione del quadro politico»: un gravissimo «vulnus» alla vita democratica del paese e una lesione dei diritti politici di chi si ritrova a competere alle elezioni in condizioni di chiara inferiorità economica.
PAGA MONTECITORIO Giulietto Chiesa porta alla Camera la sua personale esperienza. Eletto a Bruxelles, è in causa da anni con Di Pietro per il mancato riversamento di quel 50 per cento di rimborsi elettorali che spettava alla componente Occhetto. Privati dei soldi con cui avrebbero dovuto ripagare i debiti contratti in campagna elettorale e avviare il loro progetto politico, i Riformatori sarebbero stati «deprivati e danneggiati in modo gravissimo nei loro diritti essenziali». Insomma: praticamente strangolati in culla dall’ex socio. E il tutto nel più totale disinteresse di quell’organo, la Camera, che erogava materialmente i rimborsi, e che Giulietto Chiesa ha addirittura chiamato nel 2009 a rispondere materialmente dei danni patiti dal movimento (la causa attualmente è in appello al tribunale civile di Roma). Al fianco di Chiesa, a firmare la diffida alla Camera c’è un altro piccolo movimento, i Democratici Solidali Liberali, che richiamandosi a Piero Gobetti hanno per statuto l’obiettivo di «monitorare le regole di democrazia e di trasparente e corretta gestione dei partiti e dei movimenti politici» anche dal punto di vista finanziario.
PASTICCIO CAMERA Ed ecco che si ritorna al punto dolente: i soldi. «Più di 45 milioni erogati sulla base di rendiconti che nessuno ha potuto e potrà mai verificare, e che potrebbero essere anche totalmente falsi o irregolari, come si è abbondamente già visto nei casi Lusi e Belsito, non sono solo uno scandalo ma un vero e proprio vulnus alla democrazia», s’indigna l’avvocato Paola. Che punta il dito anche sul palese conflitto di interessi costituzionale della Camera dei deputati: «La legge del 2012 che mandava ad esaurimento i fondi elettorali aveva istituito una Commissione di garanzia, composta da cinque magistrati della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, che doveva fare un controllo preventivo sui rendiconti dei partiti. La Commissione doveva essere ospitata dalla Camera, che a sua volta avrebbe dovuto provvedere a dotarla dei mezzi necessari al suo funzionamento. Un pasticcio incredibile». Perché? «E’ la Camera che paga i rimborsi elettorali. E a disporre i pagamenti è l’ufficio di presidenza di Montecitorio, che è composto dai rappresentanti di quelle stesse formazioni politiche che beneficiano dei rimborsi. L’incompatibilità degli interessi è evidente. E la Camera, in due anni, non ha mai praticamente obbedito alle disposizioni di legge, boicottando di fatto il lavoro dei magistrati».
FUORI CONTROLLO Nel 2014 i membri della prima Commissione si sono dimessi per protestare contro la mancanza dei mezzi e del personale necessario per operare i controlli. Quanto alla seconda Commissione, nello scorso giugno il suo presidente, Luciano Calamaro, ha di nuovo pubblicamente segnalato la paralisi dei lavori. «E’ evidente che a strangolare la Commissione di controllo è stata la Camera, governata da quegli stessi partiti che avevano e hanno interesse a ricevere i finanziamenti pubblici senza controllo alcuno», sostiene Paola. Per il momento, l’assenza di controlli riguarda solo un anno, il 2013. Ma Riformatori per l’Ulivo e Democratici Liberali non si fanno illusioni: una volta creato il precedente, l’eccezione rischia di diventare una regola.
di Anna Morgantini | 2015
(IL FATTO QUOTIDIANO)

MA FINI HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE O NON L'HA MAI AVUTO?



Ascoltando questo video non credevo alle mie orecchie; il sig. Fini è stato Presidente della  Camera  e non solo si inalbera ad una domanda sacrosanta di uno studente , ma addirittura sostiene che non c’è una Legge che regoli l’elargizione di sostegno economico ai migranti, secondo Lui è un sostegno umanitario  della Caritas  e che lo Stato non ha legiferato in materia: “ma non lo hanno informato che il governo ha stanziato 35,00 Euro giornaliere per ogni emigrato sbarcato sulle nostre coste? Non si è accorto dello scandalo dei centri di accoglienza e dei soldi trafugati agli Italiani per farli intascare alle Cooperative Rosse/Bianche e alla Caritas”? Poi sostiene anche che  l’assegnazione degli alloggi di Edilizia Popolare Pubblica  agli Extracomunitari non è regolamentata per legge, vero , ma è come offendere l’intelligenza degli Italiani: la Legge indica che l’assegnazione viene attribuita secondo i redditi, il numero dei figli e  su eventuali disabilità , a parte l’ultimo parametro, gli altri sono tutti d’appannaggio agli stranieri, provate comunque ad andare al vostro comune di residenza e chiedete a pari titoli a chi viene attribuita l’abitazione, vi risponderanno: “prima di voi ci sono gli stranieri”; qualcuno la riprova l’ha già fatta!.
Il Fini che logicamente non vive la realtà più povera e di cui, a quanto pare, si disinteressa, ricordiamo che la stessa caritas ha più volte detto che la metà (50% forse i numeri rendono di più) delle persone a cui offrono cibo sono italiani, è convinto che i giovani non possono essersi fatti una idea dell’attuale stato sociale, che il ragazzo debba per forza appartenere ad una fazione politica (stranamente da lui tanto odiata) perchè si è permesso di porre in evidenza la sporcizia della negazione di pariteticità di trattamento, prodotta dalle decisioni politiche degli attuali gestori del potere governativo, tra i cittadini italiani e quelli stranieri.
A voi la facoltà di valutare se nelle dichiarazioni di Fini si può riscontrare serenità e la libertà di giudizio, questo nel caso migliore, nel caso peggiore potete valutare quanto è interessato alla vita dei meno agiati e degli italiani in genere.

                                                                          IL VIDEO

ANDREA MARTINELLI, UN GRANDE ARTISTA ITALIANO E PRATESE

Con questo articolo ho voluto omaggiare un grande artista Italiano e Pratese, che ha esposto le Sue opere nel Mondo e di cui la nostra comunità deve andare fiera.
Il film sulla sua vita viene a compimento di un percorso di artista ai massimi livelli di espressione. Oggi non posso andare , per motivi personali, alla presentazione del film , ma cercherò di vederlo in altra sede.

Sebastiano Campo




Al Pecci il film di Andrea Martinelli
Il docufilm 'Mistràl' realizzato da Alessandro Pucci racconta la storia dell'artista

Prato, 26 novembre 2015 – LA NAZIONE

 In un modo tutto suo, originalissimo com' è nella sua natura di artista, Andrea Martinelli presenta domani, sabato, pomeriggio alle 17 presso il Centro di Arte Contemporanea Pecci il docufilm 'Mistràl' realizzato da Alessandro Pucci. Una storia intimista, commentata dall'intervento di Umberto Cecchi, che racconta molto delle radici di un pittore ormai famoso nel mondo per le sue numerose opere esposte nelle gallerie più prestigiose. " Un'opera che voglio idealmente dedicare ai miei due figli Giovanni e Maria Serena, affinché attraverso il mio sogno possano inseguire il loro e renderlo sempre più bello e intenso."

Da quale idea parte questo film? " Suggestioni lontane. Ero ragazzo e a quei tempi ero rimasto affascinato da un telefilm a puntate, che vedevo con mio pare, dal titolo 'La figlia di Mistràl' , storia inventata di un artista nel quale mi ero in qualche misura identificato. Si vede che quelle impressioni mi hanno accompagnato fin qui e forse da sognatore devo concludere che niente accade per caso ma tutto si realizza secondo logiche misteriose." Quali sono i temi centrali? " Il ricordo e la lontananza, quindi nel film vado a ricercare i miei avi. Per me il vento è il suono del ricordo, così al termine della pellicola dico 'ascoltate il suono della lontananza perché ci riscalderà' .

Ma tutto questo lavoro è incentrato sulla forza dell' amore, perciò quando infine mi fermo davanti alla tomba del nonno è là che le memorie riaffiorano intense ." Un percorso in linea con la tua espressione artistica legata alla 'senescenza' : " Assolutamente, in questo film so di rimanere nudo nell'esposizione dei miei affetti più importanti della mia vita, ma in nome del debito di amore verso tutti loro lo faccio volentieri, complice il vento che agita l'anima e arreca anche refrigerio."

Guido Guidi Guerrera

venerdì 27 novembre 2015

LA SOLITUDINE DI MAGDI ALLAM

Magdi Allam, un Uomo solo che si frappone alla civiltà islamica, la Politica nazionale lo evita accuratamente e non si rende conto del valore aggiunto che può rappresentare nell’azione di contrasto ai possibili terroristi che si annidano nel nostro Paese.

Sebastiano  Campo


La (splendida) solitudine di Magdi Cristiano Allam
di Federica Dato    Giornale l’Intraprendente del 27 Novembre 2015

È splendidamente solo Magdi Cristiano Allam. È solo quando in salotti televisivi (e no) si trova di fronte quel plotone compatto d’ipocrisia occidentale, ignoranza generalizzata, tic politici attenti all’ipotetico voto in più, in piena incoscienza, e odio viscerale del fronte islamico. È splendidamente solo eppure sempre rispettoso del prossimo, stoico nel suo non abbassarsi mai al livello di chi vorrebbe poterlo raccontare come intollerante e becero. Armato della sua preparazione e nel suo saper incassare. Perché è splendidamente solo il Magdi Cristiano Allam che in queste ore di dramma parigino, quello che ha reso innegabile una guerra in corso che ancora fingono essere scissa dallo scontro di civiltà, rimbalza da uno studio all’altro per ribadire la sua verità, che spesso corrisponde alla traduzione letterale del Corano firmata dalle associazioni islamiche riconosciute ma che raccontata per intero suona male, non si fa, non si può.

È splendidamente solo quando coloro che si dicono moderati lo guardano accusandolo di fare “il gioco dei terroristi” e non cede alle provocazioni basse, lasciando tradiscano il nervosismo di chi non ha argomenti, scoperchiate le bugie. È splendidamente solo quando nei faccia a faccia alla fine, sempre i “moderati”, lo dicono che “lui del libro sacro non può parlare” e con un giro di parole ci arrivano, senza scandire mai le sillabe, che è un apostata. E gli apostati si sa che fine dovrebbero fare.

È splendidamente solo quando gli rimbrottano che lui “è la prova che l’islam si può criticare”, lui che è condannato a morte e quindi è costretto a una mezza vita, sotto scorta, con quel che questo significa per la sua famiglia, per il suo essere uomo. È splendidamente solo Magdi Allam nel suo non retrocedere di un millimetro di fronte all’ennesima sentenza che lo condanna a risarcire chissà quale danno d’immagine. Liberticidio dopo liberticidio va avanti. Ha qualcosa di eroico nel suo saper difendere ciò che l’Occidente nega, le proprie origini cristiane su cui si fonda una società di cui l’uomo e le sue libertà sono il cuore pulsante, sopra tutto, sopra Dio. È splendidamente solo quando un Roberto Formigoni qualsiasi lo interrompe per insegnargli che l’islam non è antropologicamente e solo stringendogli la mano si potrà sconfiggere il terrorismo. E lui ascolta, educatamente, non interrompe, ribadisce che i singoli vanno rispettati, ribadisce la grandezza e la superiorità di chi non sa né vuole prevaricare.

È splendidamente solo nella sua stanchezza, che se pensi a una sua giornata ti pare di sentirla dentro, fin nelle viscere. È enorme, Magdi Cristiano Allam, nella sua splendida solitudine. E lo ringraziamo davvero di tutto.

ONU TOGLIE LA SOVRANITA' ALLA SIRIA


Chi dà il diritto all'ONU di sospendere la Sovranità di una Nazione? Questo modo di comportarsi ha inasprito i rapporti con la comunità musulmana , vedi Iraq , Afganistan e Libia , ma questa associazione non dovrebbe essere umanitaria? Poi mi domando : come mai non si presenta in Libia a controllare e creare direttamente in loco un centro di identificazione e prima accoglienza dei disperati che si imbarcano per venire in Europa, di cui migliaia perdono la vita nel Mediterraneo? Questo è una funzione che spetta all'ONU ma di cui nessuno parla, nemmeno quei paraculi di giornalisti che vogliono commuovere l'opinione pubblica su questi disgraziati che solcano il mare su delle zattere.

Sebastiano Campo


Le conseguenze degli attentati di Parigi: l'Onu sospende la sovranità della Siria
La risoluzione 2249 discussa e approvata venerdì scorso è stata ufficialmente resa pubblica. De facto legittima le operazioni militari e la spartizione del Paese


Sebastiano Caputo - Gio, 26/11/2015 - 12:41  IL GIORNALE

In questi anni, da quando si è formata la Coalizione Internazionale guidata da Washington, pochi giornali hanno fatto notare ai propri lettori l’illegalità dei bombardamenti in “Siraq”.
Eppure più volte il governo di Damasco ha mandato messaggi indirizzati al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza del massimo organismo internazionale, in cui le incursioni sul territorio siriano da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati vengono definite una “brutale aggressione”. I raid sul suolo siriano sono considerati illegittimi perché effettuati senza autorizzazione e coordinamento, inoltre nella missiva si legge che con il pretesto di combattere la rete terroristica l’obiettivo è quello di colpire le infrastrutture economiche, industriali e di servizi del Paese per impedirne la ricostruzione una volta liberato dall’Isis e da Jabhat al Nusra. A differenza della Coalizione Internazionale, il Cremlino agisce su invito del governo siriano, il cui consenso vale come base giuridica per i bombardamenti sia contro lo Stato Islamico che contro i ribelli che combattono Bashar Al Assad.

Inizialmente gli attacchi della Coalizione Internazionale in Siria erano di gran numero inferiori a quelli compiuti in Iraq, ma dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre la strategia si è capovolta. Il “doppio-standard” occidentale in chiave anti-Assad non era più sostenibile agli occhi di un’opinione pubblica che ancora piangeva i 130 morti del Bataclan. “Sradicheremo il terrorismo perché la nostra libertà è stata brutalmente attaccata” ha detto il presidente François Hollande all’Assemblea Nazionale in un discorso che assomiglia molto a quello pronunciato da George W. Bush dopo gli atti terroristici del World Trade Center. Qualificando gli attentati di Parigi come “atto di guerra”, il capo dell’Eliseo ha riconosciuto lo Stato Islamico come soggetto di diritto internazionale. Di fretta e furia dunque, dopo anni di lassismo, la Francia si è appellata alle Nazioni Unite presentando un documento in cui si invitano i membri del Consiglio di sicurezza (Usa, Cina, Regno Unito, Francia e Russia) a “sradicare la tana” che il sedicente Califfato e altri gruppi armati hanno creato nel Levante “raddoppiando e coordinando gli sforzi per prevenire e reprimere gli attacchi terroristici”. Dietro a questa richiesta però sembra esserci la volontà di intensificare i raid in Siria per accelerare il processo di spartizione del Paese.

Insomma, sono “serviti” gli attentati nel cuore di Parigi per votare la risoluzione 2249 Consiglio di Sicurezza che di fatto è stata pubblicata ufficialmente ieri dopo essere stata discussa e approvata venerdì 20 novembre. De iure questa non comprende il Capitolo VII della carta delle Nazioni Unite, che fornisce specifica autorizzazione legale all’uso della forza, tuttavia nel paragrafo operativo numero 5 si parla di “una minaccia globale per la pace e la sicurezza internazionale” e si invitano i Paesi che hanno i mezzi ad “usare tutte le misure necessarie” contro il nemico comune e in conformità con il diritto internazionale. De facto un mezzo per conferire legittimità alle azioni militari sul territorio siriano intraprese da Stati che sono sia membri permanenti Consiglio di sicurezza sia della Coalizione Internazionale. Inoltre la risoluzione, che assomiglia molto a quella votata prima dell’aggressione alla Libia (risoluzione 1973), applica un principio ancora più importante: viene sospesa la sovranità della Siria e dell’Iraq. I governi dei due Paesi non sono menzionati né viene sottoscritta la necessità di coinvolgerli in quello che accade sul loro territorio nazionale. Viene legittimamente da domandarsi: le Nazioni Unite sono un organismo super partes?

martedì 24 novembre 2015

GLI ATTUALI GESTORI GOVERNATIVI VOGLIONO PRENDERSI ALTRI 48 MILIONI DI EURO



E siamo sempre punto e a capo, fondi per il sostegno sociale non sono producibili, ma fondi da mettere nelle tasche politiche si trovano sempre.

Meditate gente, meditate!

 

Rimborsi elettorali, diffida alla Camera: “Erogazioni irregolari e indebite”

L'accusa viene dal giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa. Che a nome del movimento Riformatori per l’Ulivo ha invitato i vertici di Montecitorio a non procedere al pagamento di 45 milioni di euro. Reso possibile dalla contestatissima legge approvata lo scorso ottobre. E grazie alla quale entro fine di novembre potrà essere versata ai partiti la tranche dei finanziamenti relativi al 2013. Senza alcun controllo sui relativi rendiconti. L'avvocato Paola: "Provvedimento incostituzionale che altera la par condicio elettorale"

DIRITTI E ROVESCI L’accusa di “drogare” il mercato politico italiano attraverso «erogazioni irregolari e indebite», cioè i rimborsi senza controllo autorizzati dalla legge approvata in tutta fretta il 14 ottobre con i voti contrari di M5S, Sel e Lega (che, tra l’altro, dovebbe pure restituire 59 milioni allo Stato), viene dal giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa. Che, con una diffida di 12 pagine, il 9 novembre ha invitato la Camera dei deputati, che è l’organo pagatore di quei rimborsi, a «non procedere» al contestatissimo pagamento. «La legge 175/2015 viola manifestamente i principi comunitari ed è palesemente incostituzionale nel suo eliminare, con effetto retroattivo, i controlli preventivi previsti nel 2012», spiega il legale di Chiesa, Francesco Paola. Non solo. L’ex europarlamentare, a nome del movimento Riformatori per l’Ulivo, segnala all’ufficio di presidenza della Camera un’altra conseguenza, potenzialmente devastante, del pagamento di quei 45,5 milioni senza alcun tipo di controllo: «l’erogazione indebita di ingenti e abnormi quantità di fondi elettorali» può «attribuire posizioni di dominanza politica» ai partiti che illegittimamente ne usufruiscono, a spese di quelle forze e quei movimenti che sono esclusi dai finanziamenti grazie a leggi votate dai loro stessi concorrenti sulla scena politico-elettorale. In pratica, saremmo davanti a un’alterazione della par condicio elettorale attraverso «interventi indebiti» che provocano «la cristallizzazione del quadro politico»: un gravissimo «vulnus» alla vita democratica del paese e una lesione dei diritti politici di chi si ritrova a competere alle elezioni in condizioni di chiara inferiorità economica.
PAGA MONTECITORIO Giulietto Chiesa porta alla Camera la sua personale esperienza. Eletto a Bruxelles, è in causa da anni con Di Pietro per il mancato riversamento di quel 50 per cento di rimborsi elettorali che spettava alla componente Occhetto. Privati dei soldi con cui avrebbero dovuto ripagare i debiti contratti in campagna elettorale e avviare il loro progetto politico, i Riformatori sarebbero stati «deprivati e danneggiati in modo gravissimo nei loro diritti essenziali». Insomma: praticamente strangolati in culla dall’ex socio. E il tutto nel più totale disinteresse di quell’organo, la Camera, che erogava materialmente i rimborsi, e che Giulietto Chiesa ha addirittura chiamato nel 2009 a rispondere materialmente dei danni patiti dal movimento (la causa attualmente è in appello al tribunale civile di Roma). Al fianco di Chiesa, a firmare la diffida alla Camera c’è un altro piccolo movimento, i Democratici Solidali Liberali, che richiamandosi a Piero Gobetti hanno per statuto l’obiettivo di «monitorare le regole di democrazia e di trasparente e corretta gestione dei partiti e dei movimenti politici» anche dal punto di vista finanziario.
PASTICCIO CAMERA Ed ecco che si ritorna al punto dolente: i soldi. «Più di 45 milioni erogati sulla base di rendiconti che nessuno ha potuto e potrà mai verificare, e che potrebbero essere anche totalmente falsi o irregolari, come si è abbondamente già visto nei casi Lusi e Belsito, non sono solo uno scandalo ma un vero e proprio vulnus alla democrazia», s’indigna l’avvocato Paola. Che punta il dito anche sul palese conflitto di interessi costituzionale della Camera dei deputati: «La legge del 2012 che mandava ad esaurimento i fondi elettorali aveva istituito una Commissione di garanzia, composta da cinque magistrati della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, che doveva fare un controllo preventivo sui rendiconti dei partiti. La Commissione doveva essere ospitata dalla Camera, che a sua volta avrebbe dovuto provvedere a dotarla dei mezzi necessari al suo funzionamento. Un pasticcio incredibile». Perché? «E’ la Camera che paga i rimborsi elettorali. E a disporre i pagamenti è l’ufficio di presidenza di Montecitorio, che è composto dai rappresentanti di quelle stesse formazioni politiche che beneficiano dei rimborsi. L’incompatibilità degli interessi è evidente. E la Camera, in due anni, non ha mai praticamente obbedito alle disposizioni di legge, boicottando di fatto il lavoro dei magistrati».
FUORI CONTROLLO Nel 2014 i membri della prima Commissione si sono dimessi per protestare contro la mancanza dei mezzi e del personale necessario per operare i controlli. Quanto alla seconda Commissione, nello scorso giugno il suo presidente, Luciano Calamaro, ha di nuovo pubblicamente segnalato la paralisi dei lavori. «E’ evidente che a strangolare la Commissione di controllo è stata la Camera, governata da quegli stessi partiti che avevano e hanno interesse a ricevere i finanziamenti pubblici senza controllo alcuno», sostiene Paola. Per il momento, l’assenza di controlli riguarda solo un anno, il 2013. Ma Riformatori per l’Ulivo e Democratici Liberali non si fanno illusioni: una volta creato il precedente, l’eccezione rischia di diventare una regola.

di Anna Morgantini | 24 novembre 2015
(IL FATTO QUOTIDIANO)

VICINI ALLA TERZA GUERRA MONDIALE ?

La situazione sembra volgere al peggio, il Caccia Russo abbattuto ha creato nuove tensioni nei rapporti fra la NATO e la Russia. Putin si è sentito tradito e potrebbe reagire in maniera scomposta, speriamo che la diplomazia mondiale metta una pezza a questa situazione, altrimenti andremo incontro ad una via senza ritorno.

Sebastiano Campo

Jet russo abbattuto, scenari da incubo per il mondo: la Russia contro la Turchia, verso la guerra?

Quotidiano Libero 24 Novembre 2015

L'aereo russo abbattuto in Turchia rischia di far piombare il mondo nel caos. O meglio, di peggiorare il caos in cui il mondo è già piombato dopo le stragi di Parigi. In Medioriente la situazione è completamente sfuggita di mano: chi pensava che nessuno avrebbe sfidato la Russia sbagliava. L'episodio del jet colpito di oggi, il cacciabombardiere Su-24 abbattuto vicino alla frontiera turca da due F-16 dell'aviazione di Ankara, rischia di essere il punto di non ritorno.

Russia contro Nato? - Le parole di Vladimir Putin sono inequivocabili: parla di "pugnalata alla schiena" e di "conseguenze tragiche". C'è da credergli. Il punto è che la Turchia, pur governata dall'esecutivo cripto-islamista di Erdogan, è un Paese che appartiene all'Alleanza Atlantica. La Russia, dunque, contro la Nato. Uno scenario da guerra globale. Uno scenario da incubo. Ora resta da interrogarsi su cosa accadrà nel breve periodo. Per prima cosa è probabile che Mosca aumenterà le operazioni militari contro i ribelli siriani, ritenuti la principale minaccia per Assad. Inoltre aumenterà le operazioni contro lo Stato islamico.

La "coincidenza" - Per quel che riguarda il fronte turco, come nota Guido Olimpio sul Corriere.it, non si può non notare come solo due giorni fa la Turchia abbia messo in guardia sui raid contro la popolazione turcomanna costretta a fuggire dal nord della Siria, promettendo un'azione in difesa. Ora, in quella medesima regione, il jet russo si è schiantato al suolo. Non è una coincidenza. È un atto di guerra. Un atto che rischia di portare a una guerra con conseguenze disastrose.

Il ruolo degli Usa - L'allarme, inoltre, si allarga ulteriormente. Da settimane si parla di possibili forniture di missili anti-aerei da parte di paesi arabi in favore dei ribelli, di una dotazione in grado di tener testa alle incursioni siriane. Una soluzione alla quale Washington è contraria, anche se gli attori locali non sono della medesima idea: ritengono che il loro dovere sia aiutare l'opposizione siriana. Ma la possibilità che venga effettivamente fornito un sistema di difesa rischia di allargare il confronto e l'eventuale conflitto, nel quale anche gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a prendere una netta posizione.

lunedì 23 novembre 2015

BANCHE, L'ATTUALE GESTIONE GOVERNATIVA VARA UN NUOVO SALVATAGGIO



 

"Stranamente", i soldi per salvare le Banche o gli interessi di qualcuno si trovano sempre.....

Banche, governo vara salvataggio da 3,6 miliardi per le quattro in crisi.“Niente fondi pubblici”


Risultati immagini per banche


 
Per Banca Marche, Popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti un piano che ricalca la nuova legislazione europea. Nascono quattro "banche ponte" e una bad bank (CATTIVA BANCA) che si farà carico dei crediti in sofferenza. Oneri del salvataggio a carico degli altri istituti. Salvi i correntisti, non azionisti e obbligazionisti subordinati. 

Dopo mesi di tira e molla e momenti in cui i banchieri italiani sono arrivati addirittura a fare la voce grossa contro Bruxelles minacciando il ricorso alla Corte di Giustizia, il consiglio dei ministri si è riunito di domenica per approvare un piano che ricalca al millimetro la nuova legislazione europea sui salvataggi bancari. Legislazione peraltro recepita anche dall’Italia poche settimane fa ma che, incredibilmente, si voleva a tutti i costi evitare di applicare. Alla fine Banca delle Marche, Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti non godranno di alcun trattamento speciale, né verranno utilizzati direttamente o indirettamente fondi pubblici per salvarle.
Verrà invece applicato il nuovo meccanismo di risoluzione unico, fatta eccezione per il cosiddetto “bail in” che entrerà in vigore solo a partire da gennaio e che in questi quattro casi verrà evitato in quanto a sopportare integralmente gli oneri del salvataggio dovrebbe essere il sistema bancario che metterà complessivamente sul piatto quasi 4 miliardi di euro per condurre in porto l’operazione. Due miliardi verranno erogati dalle banche al cosiddetto Fondo di risoluzione anche sotto forma di anticipo delle quote che dovrebbero versare al fondo nel prossimo triennio (per il 2015 l’importo è di circa 500 milioni) e altri 2 miliardi arrivano invece da una linea di credito attivata da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi. La scommessa per le banche che partecipano al salvataggio è quella di riuscire a recuperare negli anni successivi almeno una parte dei fondi erogati attraverso la vendita delle aziende risanate o di parte dei loro asset.
La Banca d’Italia ha precisato che circa 1,7 miliardi di euro serviranno a coprire le perdite dei quattro istituti, 1,8 miliardi circa per ricapitalizzare le banche-ponte e garantirne la piena operatività, mentre almeno 140 milioni di euro saranno necessari per dotare di mezzi sufficienti la cosiddetta “bad bank”, ossia la banca che si farà carico dei crediti in sofferenza di tutte e quattro. L’obiettivo dell’operazione è quello evitare uno shock di sistema arrivando in tempi rapidi alla vendita delle banche al miglior offerente “con procedure trasparenti e di mercato”, sottolinea la Banca d’Italia che ha affidato la presidenza di tutti i nuovi istituti all’ex direttore generale di Unicredit Roberto Nicastro.
Il Fondo di risoluzione, oltre ad avere formalmente il controllo delle banche-ponte, dovrà garantire gli attivi deteriorati confluiti nella bad bank. “Il beneficio connesso a tale garanzia – spiega la Commissione Ue che ha dato il via libera all’operazione – è stato quantificato approssimativamente in 400 milioni di euro di ulteriore supporto del Fondo di risoluzione”.
In buona sostanza, il tentativo di “procedere all’italiana” non è riuscito: le quattro banche verranno salvate nella cornice delle nuove regole europee e a garantire l’intera operazione saranno le stesse banche con fondi loro, anziché i contribuenti. Salvi i correntisti e gli obbligazionisti, ma non gli azionisti delle quattro banche che si ritroveranno molto probabilmente con il capitale azzerato. A fronte di questo ennesimo disastro, giova ricordare che nessuno dei banchieri responsabili dei dissesti di Banca delle Marche, Popolare dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti è stato finora condannato a risarcire alcunché.

di Paolo Fior | 22 novembre 2015 


martedì 17 novembre 2015

Parigi: l’Europa che non esiste.

Interessante articolo del Segretario Nazionale del Fronte Nazionale Adriano Tilgher, sui fatti accaduti in Francia. Da fine conoscitore della geopolitica internazionale esprime delle considerazioni importanti che fanno riflettere.....

Orrore: non esprime correttamente la sensazione di impotenza.
Paura: tanta, ma di cosa? Dell’inatteso, dell’impossibile che è accaduto e che potrebbe accadere ancora e altrove.
Qualcuno parla di guerra, qualche altro di terrorismo, poi c’è chi vuole la guerra di religione, chi la vendetta, chi la rappresaglia. Nessuno che dica cose sensate, solo scontati luoghi comuni: a pensare, a ragionare non siamo abituati.
E se avvenisse a Roma? Quale sicurezza possono darci i vari improvvisati e incapaci nostrani,  come Boldrini, Renzi, Alfano, Mogherini, ecc…, fautori della distruzione della nostra cultura e della nostra identità?
Ieri notte ho assistito al balletto dei vari leaders che si affrettavano a dare solidarietà, a comprendere, ognuno pronto a fare riunioni future per decidere gli interventi comuni: tutto questo costituisce la prova che l’Europa non esiste. Quando si tratta del futuro e della sicurezza dei popoli europei, ognuno per se e, se vogliamo, collaboriamo; mentre a livello economico e monetario c’è sempre qualcuno, che nessuno controlla, che decide sulla nostra testa e sulla pelle di noi comuni mortali.
Tutto questo deve finire.
Bisogna correre, affrettarsi, costruire una vera Europa politica, libera dai lacci della finanza, della moneta privata, della BCE e rigenerare il senso di appartenenza.
Piantarla con le nostre guerre civili, togliere le sanzioni ad uno stato europeo importante per la rinascita ed il rilancio di un’Europa unita, rieducare i nostri giovani al senso di appartenenza ed all’orgoglio di essere cittadini di una grande nazione che ha da sempre esportato cultura e civiltà nel mondo intero.
Mi auguro che questa orrenda strage non venga utilizzata per portare a compimento operazioni economiche a spese di altri popoli, spero si capisca che Assad in Siria sia un freno affinchè quei territori non divengano come l’Iraq, dopo Saddam e la Libia, dopo Gheddafi.
Mi auguro che gli stati Europei capiscano perché i depositi dell’ISIS siano pieni di armi, munizioni e missili targati USA, si rendano conto che non esistono terroristi buoni e terroristi cattivi e che aver addestrato i sedicenti terroristi buoni sia servito solo ad alimentare l’efficienza dei cosiddetti terroristi cattivi.
 Ecco, ora sogno, ma facciamo in modo che le vittime innocenti di Parigi non siano morte invano; costruiamo veramente l’Europa.
Quell’Europa che il grande poeta e scrittore francese Drieu La Rochelle così stupendamente descriveva in una sua mirabile poesia
“…In questo stesso attimo
costruiamo la torre della nostra
disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue
di tutte le classi
dobbiamo costruire una patria
come non si è mai vista
compatta come un blocco d’acciaio.
Come una calamita
Tutta la limatura d’Europa
Vi si aggregherà per amore o per forza.
E allora davanti al blocco
Della nostra Europa
L’Asia, l’America e l’Africa
Diventeranno polvere.”

Roma ,14.11.2015                                              Adriano Tilgher




Sondaggio Emg per Mentana. Al ballottaggio il Movimento 5 Stelle aumenta il vantaggio sul Pd

Continua la slavina del Pd nei sondaggi, sale impetuosa la Lega mentre in un eventuale ballottaggio i 5 Stelle andrebbero al governo. Sono i verdetti dell'ultima rilevazione di Emg Acqua per il TgLa7 di Enrico Mentana, la prima dopo la tragedia degli attentati di Parigi. E il tema della sicurezza sembra pesare eccome sull'elettorato italiano, che premia nettamente le forze di centrodestra, quelle che più di tutte chiedono regole più severe sull'immigrazione.

Tutti i numeri - Il Pd scende al 30,8% (-0,8) e si accorcia la distanza con il Movimento 5 Stelle, anche se il partito di Beppe Grillo scende a sua volta ma solo dello 0,1, al 27,6 per cento. Dietro torna sopra il livello del 15% la Lega Nord: Matteo Salvini e i suoi sono guadagnano lo 0,7 portandosi a 15,1%, aumentando il divario con Forza Italia che pure guadagna 0,2 punti ma resta ferma al 12 per cento. Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni cresce dello 0,1 e oggi sarebbe al 4,9 per cento. Praticamente assenti centristi e sinistra radicale: Ncd è ferma al 2,8% mentre la neonata Sinistra italiana è secondo Emg al 3,5%, lontano dal 5% pronosticato da molti altri istituti.


Al ballottaggio - E se si andasse al ballottaggio? Il Pd dovrebbe sperare di andare con un listone unito di centrodestra, perché a quel punto guadagnerebbe i voti dei 5 Stelle e vincerebbe con il 52,3%, anche se Lega-Forza Italia-Fratelli d'Italia insieme guadagnerebbero oggi lo 0,2. Se fosse il Movimento ad andare al ballottaggio, al contrario, per Matteo Renzi non ci sarebbe scampo: 52% contro 48%, una tendenza che non sembra arrestarsi da molte settimane a questa parte.

sabato 14 novembre 2015

FRANCIA SOTTO ATTACCO

La Francia ieri sera ha subito un vile attacco terroristico, purtroppo più di 100  vittime innocenti hanno pagato le politiche sbagliate del proprio Governo e di un Mondo Occidentale che in nome di interessi Finanziari ed energetici, ha armato dei mostri.
Se oggi esiste l’ISIS è perché qualcuno lo ha finanziato ed armato, per far fuori il Rais del luogo e  creare quella confusione sociale per mettere le mani sulle risorse del sottosuolo di un Paese; la Francia è stata una dei più attivi in questa pratica ed oggi ne subisce le conseguenze.
Anche l’Italia deve stare in guardia, perché se non siamo stati attori principali dei malestri occidentali, siamo stati complici e inoltre stiamo imbarcando molti immigrati di quelle regioni e , usando un eufemismo, non tutti sono persone perbene.

Sebastiano Campo

Parigi sotto attacco: sei sparatorie e tre esplosioni in contemporanea, almeno 120 morti. Francois Hollande evacuato da stadio: “E’ terrorismo islamico”
Colpi di Kalashinkov in un ristorante, “molti cadaveri”. Esplosioni fuori dallo Stade de France dove si gioca Francia-Germania, evacuato Hollande. Sparatoria al Bataclan, una sala concerti nell’XI arrondissement. Un testimone: "Stanno uccidendo le persone una ad una, ci sono cadaveri ovunque, fate in fretta"
di F. Q. | 14 novembre 2015

Almeno sei sparatorie e tre esplosioni. Sette luoghi colpiti: stadio, teatro, ristoranti. Quasi in contemporanea. Oltre 120 morti, tra cui alcuni assalitori, e quasi 200 feriti, alcuni dei quali in condizioni disperate. Nella sala concerti Bataclan i terroristi hanno preso in ostaggio centinaia di persone: molti liberati, molti altri uccisi, quasi 120. Numeri che necessitano conferme. Unica certezza: Parigi è sotto attacco. Ed è un attacco terroristico di matrice islamica senza precedenti in Europa. “E’ l’11 settembre della Francia” ha rivendicato l’Isis in Rete, rilanciando la sfida: “Ora tocca a Roma, Londra e Washington”. Lo stadio, il teatro, i ristoranti: colpiti i simboli delle libertà e della cultura occidentali, come simbolo della libertà d’espressione era la satira di Charlie Hebdo. Drammatica la cronaca degli attentati in simultanea.
Una sparatoria a colpi di kalashnikov in un ristorante cambogiano nel X arrondissement (18 morti), almeno tre esplosioni (due kamikaze e una bomba) al di fuori dello Stade de France dove si stava giocando l’amichevole Francia-Germania e dove ci sarebbero almeno 40 morti.
Poi una terza sparatoria, al Bataclan, una nota sala di concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo. All’interno della struttura c’erano quasi 1500 persone per un concerto rock: gli assalitori ne hanno prese in ostaggio a centinaia. “Siamo riusciti a fuggire, c’era sangue dappertutto, hanno tirato con un fucile a pompa sulla folla” ha raccontato al sito di Le Figaro un testimone scampato alla sparatoria. I terroristi “hanno ucciso a freddo molti ostaggi, poi ricaricavano e ne uccidevano altri” ha detto un’altra persona. A sentire quanto raccontato alla Cnn da Julian Pearce, presente al teatro, gli assalitori hanno ammazzato gli ostaggi “uno ad uno”. Almeno 28 persone prima sono riuscite a scappare dalla hall della sala concerti, ma poi sarebbero rimaste intrappolate al primo piano dell’edificio. I cronisti all’esterno della struttura, invece, hanno riferito di aver udito lunghe raffiche di colpi di armi automatiche. Pareri discordanti sul numero degli attentatori. Ciò che è certo è che nel blitz delle teste di cuoio (portato a termine) sono rimasti uccisi cinque assassini. Un sospetto è stato fermato dalla polizia e ha ammesso: “Sono dell’Isis”. Dopo il blitz, gli agenti in un primo momento hanno parlato di carneficina. A distanza di poco la conferma del massacro è arrivata dai numeri forniti dalla polizia: dentro al Bataclan oltre 100 le vittime civili. Gli aggressori, secondo una fonte ufficiale, hanno lanciato esplosivi contro gli ostaggi.
Impossibile, al momento, conoscere il numero esatto delle vittime e degli attentatori. Alcuni di questi sono ancora a piede libero, tanto che la polizia ha invitato la gente a restare in casa per motivi di sicurezza. In tal senso, da segnalare altri conflitti a fuoco nella capitale, per la precisione a Les Halles. Dopo le esplosioni vicino allo Stade de France, il presidente francese Francois Hollande è stato immediatamente evacuato.
“Stato di emergenza su tutto il territorio francese” ha annunciato il capo dello Stato, che ha anche ordinato la chiusura immediata delle frontiere.
LA RIVENDICAZIONE: “E’ L’11 SETTEMBRE DELLA FRANCIA”
“Allah Akbar” hanno urlato gli attentatori durante gli assalti e in Rete alcuni militanti dell’Isis hanno rivendicato la carneficina con l’hashtag #Pariginfiamme. “Dopo Parigi, ora tocca a Roma, Londra e Washington”: è stato il sinistro proclama che ha accompagnato le celebrazioni dei sostenitori del Califfato, su Twitter. Non sono mancate le minacce a Spagna e Portogallo, territorio dell’antico Califfato in Europa. Poi, mai così sinistra, è arrivata la rivendicazione ufficiale del Califfato: “La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa” è quanto affermato dal canale Dabiq France (la rivista francese dello Stato islamico) assumendo la paternità degli attentati. Lo ha riferito il Site. “Ricordate, ricordate il 14 novembre di Parigi. Non dimenticheranno mai questo giorno, così come gli americani l’11 settembre” ha scritto Rita Katz, direttrice di Site, citando canali dell’Isis.
CRONACA ORA PER ORA

ORE 02.10 – Il Belgio ha ripristinato i controlli alla frontiera francese e rafforzato le misure di sicurezza anche negli aeroporti e nelle stazioni. Lo ha annunciato il premier belga Charles Michel dopo gli attentati a Parigi.

ORE 02.06 – American Airlines, la più grande compagnia aerea al mondo, ha deciso di sospendere i voli verso Parigi, dopo gli attentati di venerdì sera, anche se l’aeroporto della capitale francese Charles De Gaulle resta aperto. E’ quanto riportano alcuni siti americani.

ORE 02.01 – Sono cinque i terroristi coinvolti negli attacchi di Parigi uccisi dalla polizia. Lo riferisce la televisione francese Bfm.

ORE 01.50 – Fonti ufficiali del comune di Parigi riferiscono che sarebbero circa 158 i morti a Parigi: lo scrive in un tweet la Cnn precisando che le vittime alla sala concerti Bataclan sono 118 e 40 quelle in altri luoghi della città.

ORE 01.45 – Sono stati mobilitati 1.500 militari aggiuntivi. E’ quanto si legge nella nota diffusa dall’Eliseo al termine del Consiglio dei ministri francese.

ORE 01.31 – Domani tutti i musei della città di Parigi saranno chiusi. E’ l’annuncio ufficiale su Twitter dell’ente pubblico che gestisce i musei nella capitale francese. “Stato di emergenza – si legge nel post – domani, sabato, chiusura di tutti i musei della città di Parigi”.

ORE 01.30 – Un sospetto arrestato dalla polizia a Parigi ha detto di essere un militante dello Stato islamico. Lo riferiscono i media francesi.

ORE 01.15 – Almeno 100 morti al teatro Bataclan

ORE 01.07 –  “La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa”: è quanto afferma il canale Dabiq France (la rivista francese dello Stato islamico) assumendo la paternità degli attentati. Lo riferisce il Site. “Ricordate, ricordate il 14 novembre di #Parigi. Non dimenticheranno mai questo giorno, così come gli americani l’11 settembre”. Lo scrive Rita Katz sul Site citando canali dell’Isis.

ORE 01.04 – Dopo l’assalto alla sala da concerti Bataclan, le ultime notizie danno reparti dei GIGN, i reparti di pronto intervento anti-terrorismo, che convergono verso il quartiere centrale di Les Halles.

ORE 01.00 – Dopo Parigi, ora “tocca a Roma, Londra e Washington”: è il sinistro proclama che accompagna le celebrazioni dei sostenitori dell’Isis, su Twitter, degli attacchi a Parigi, con l’hashtag ‘Parigi in fiammè. Al momento non c’è una rivendicazione ufficiale dello Stato islamico. Non mancano le minacce a Spagna e Portogallo, territorio dell’antico Califfato in Europa.

ORE 00.56 – Su richiesta delle autorità, i-Télé non trasmetterà più le immagini dell’assalto alla sala concerti Bataclan. Lo scrive sul proprio sito il quotidiano Liberation. Inoltre, cinque linee della metro sono state chiuse: la 3, 5, 8, 9 e 11.

ORE 00.50 – Assalto delle teste di cuoio terminato alla sala da concerti Bataclan, dove i terroristi tenevano in ostaggio un centinaio di persone. Due terroristi sono stati uccisi.

ORE 00.45 – All’interno del teatro Bataclan di Parigi, dove vengono tenute in ostaggio circa 100 persone, si troverebbero tre terroristi, che non avrebbero intenzione di negoziare con le forze dell’ordine. Lo riferiscono i media francesi, mentre testimoni sostengono che nel teatro si troverebbero dai sei agli otto terroristi.

ORE 00.42 – “Una decina di spettatori” è stata messa in salvo fuori dalla sala concerti Bataclan, dove è in corso un blitz delle forze dell’ordine. Lo riferisce il sito di Le Figaro, citando un testimone sul posto.

ORE 00.41 – Le scuole saranno chiuse domani a Parigi e in tutta la regione Ile-de-France. Lo riferisce la rete all news Bfm Tv

ORE oo.40 – Gli attacchi di stasera a Parigi hanno colpito sette posti diversi. Lo riferisce una fonte vicina all’inchiesta, citata da France 24.

ORE 00.39 – “Vivo. Solo dei tagli… Una carneficina… Cadaveri ovunque”. Questo il messaggio di uno dei testimoni dell’attacco alla sala concerti di Parigi sul proprio profilo Facebook. L’uomo è ancora nel teatro, dove è in corso il blitz delle teste di cuoio francesi.

ORE 00.32 – I giocatori di Francia e Germania sono stati informati solo a fine partita degli attentati all’esterno dello Stade de France e nelle vie di Parigi: “Non sapevano nulla mentre giocavano, sono sceso io negli spogliatoi a raccontare tutto”, ha annunciato il presidente della Federcalcio francese Noel Le Graet. Il terreno di gioco è stato completamente evacuato dalle migliaia di spettatori in attesa poco prima di mezzanotte. Anche le squadre hanno lasciato lo stadio. In tribuna, tra gli altri, il tecnico Rudi Garcia.

ORE 00.30 – Le forze dell’ordine hanno dato l’assalto al Bataclan, la sala concerti di Parigi dove decine di persone sono tenute in ostaggio. Lo riferisce il sito di Le Figaro, citando “diverse fonti”.

ORE 00.25 - Lunghe raffiche di colpi di armi automatiche sono appena state udite dai giornalisti vicini alla sala concerti di Bataclan, dove sono in ostaggio decine di persone. Lo riferisce un giornalista di France 24 sul posto, senza poter precisare se gli spari venissero da dentro o da fuori la sala.

ORE 00.20 – Fonti della polizia francese confermano che a Parigi ci sono stati due attacchi kamikaze e una bomba vicino allo stadio.

ORE 00.18 – “Lo Stade De France è quasi totalmente evacuato”. Lo scrive su Twitter Jerome Fenoglio, direttore di Le Mondo. Gli spettatori di Francia-Germania sono stati trattenuti a lungo dopo la partita nello stadio per ragioni di sicurezza dopo le esplosioni avvenute all’esterno.

ORE 00.14 - I terroristi starebbero uccidendo gli ostaggi del Bataclan “ad uno ad uno”: lo riferisce un testimone alla Cnn. Si tratta di un giornalista radiofonico, Julian Pearce, che spiega di aver udito colpi di arma da fuoco durati almeno dieci minuti, prima di riuscire a fuggire dal teatro.

ORE 00.13 – Una delle esplosioni allo Stade de France è stata provocata da un attentatore suicida. Lo affermano fonti concordanti riprese dai media francesi su Twitter.

ORE 00.07 – E’ in corso un assalto delle forze di sicurezza in un sito di Parigi. Lo ha detto in diretta tv il presidente francese François Hollande senza precisare il luogo.

ORE 00.01 – Stato di emergenza su tutto il territorio francese: lo ha annunciato il presidente Francois Hollande, visibilmente scosso, in diretta tv dopo gli attentati a Parigi.

ORE 00.00 – La prefettura di Parigi, dal suo account Twitter, raccomanda “per le prossime ore” alle persone “che si trovano in casa, a casa di amici o in luoghi di lavoro” in città e nella regione di “evitare di uscire salvo in caso di necessità assoluta”. Ai locali pubblici è chiesto di “rafforzare la sicurezza agli ingressi e accogliere chi ne ha bisogno”, e di “interrompere le manifestazioni in corso all’aperto”.

ORE 23.58 – Circa 30 persone sono fuggite dalla sala concerti Bataclan, apparentemente liberate dalla polizia. Lo riporta un giornalista di France 2 su Twitter. Al momento non è possibile verificare la veridicità della notizia.

ORE 23.37 – “Siamo riusciti a fuggire, c’era sangue dappertutto, hanno tirato con un fucile a pompa sulla folla”. Lo racconta al sito di Le Figaro un testimone scampato alla sparatoria nella sala concerti Bataclan.

ORE 23.36 -  A Parigi, è stato attivato il piano “rosso alfa”, un piano d’urgenza destinato a portare soccorso in modo coordinato ad un numero elevato di vittime in caso di “attentati multipli”. Lo riferiscono i media francesi.

•La prima ricostruzione - La prima sparatoria ha avuto luogo intorno alle 21.30 sulle terrazze dei locali Le Carillon e Petite Cambodge nel decimo arrondissement, vicino al canale Saint Martin. L’emittente Bfmtv ha parlato inizialmente di diversi morti e almeno 7 feriti in questa sparatoria: Efe ha potuto verificare che diversi cadaveri giacciono ancora a terra, mentre diversi feriti sono stati curati sul posto e poi trasferiti in ospedali vicini. Una testimone, identificata come Lesly Guihard, ha spiegato a Efe che l’autore degli spari era un uomo che portava un fucile automatico, pare un kalashnikov, e che ha fatto in tempo a ricaricare l’arma. “Abbiamo sentito un rumore. All’inizio ho pensato che era un camion che stava lanciando pietre, poi un petardo, e poi abbiamo visto che era troppo lungo perché fosse qualcosa di normale. È durato circa 30 secondi e poi abbiamo visto la gente che correva via”, ha raccontato. Poco dopo sono cominciati gli spari nella vicina sala concerti Bataclan, uno dei luoghi più conosciuti della vita notturna parigina, dove si teneva un concerto della band rock Eagles of Death Metal. Qui sarebbero stati presi degli ostaggi. Parallelamente sono state udite almeno tre esplosioni vicino allo Stade de France, che hanno provocato secondo le prime stime tre morti. Le forze di sicurezza hanno chiuso tutti gli ingressi e le uscite dello stadio, che ha una capacità di 80mila spettatori, ed è stato evacuato il presidente francese François Hollande, che assisteva alla amichevole Francia-Germania. Infine un’altra sparatoria è stata riportata a rue de Charonne, sempre nell’undicesimo arrondissement, e l’emittente iTele riferiva in questo caso di 12 vittime a terra.

ORE 23.30 – Sono almeno 60 i morti a Parigi: lo riferisce BfmTv citando fonti di polizia.

ORE 23.26 – Tutti gli avventori dei locali nell’11/esimo arrondissement sono chiusi dentro i locali, barricati dentro per paura che gli attentatori del locale Bataclan possano compiere altri attentati.

ORE 23.15 – Almeno 40 persone sarebbero morte, secondo l’ultimo bilancio diffuso, nelle tre esplosioni attorno allo Stade de France mentre era in corso l’amichevole Francia-Germania. Panico all’interno della struttura al termine della partita: gli spettatori sono stati invitati a uscire dalle porte dell’impianto rimasto aperto, ma nella completa confusione diverse migliaia sono rimaste ferme sul terreno di gioco, impaurite dalle notizie sugli attentati attorno all’impianto.

ORE 23.09 – Un testimone citato dall’emittente francese France Info, uscito dal locale Bataclan in cui pare sia in corso una presa di ostaggi, riferisce che gli aggressori che hanno aperto il fuoco “hanno gridato Allahu akbar”, cioè ‘Allah è grande’.

ORE 23.02 – Almeno 3 persone sono morte e 10 sono rimaste ferite attorno allo Stade de France, dove tre esplosioni – sembra con polvere da sparo mista a chiodi – hanno devastato un ristorante nei pressi dell’impianto sportivo dove era in corso l’amichevole Francia-Germania.

ORE 22.59 – Il ministro dell’interno Alfano, in contatto con il capo della Polizia Pansa, ha disposto l’immediato innalzamento dei livelli di sicurezza in Italia. “L’antiterrorismo – assicura Alfano – è in costante contatto con i colleghi francesi per seguire con estrema attenzione ciò che accade in Francia anche allo scopo di disporre ulteriori interventi preventivi”. L’innalzamento delle misure di sicurezza disposto dal Viminale riguarda tutti gli obiettivi sensibili presenti nel nostro paese. In particolare, è stato disposto un rafforzamento delle misure di sicurezza sugli obiettivi riconducibili alla Francia a Roma e Milano.
ORE 22.51 – Dopo le tre esplosioni allo Stade de France – dove migliaia di persone assistono all’amichevole Francia-Germania – le inferriate attorno all’impianto sono state bloccate. Nessuno al momento può più lasciare i dintorni dello stadio. Si ignora come sarà gestito, fra pochi minuti, il deflusso degli spettatori.

ORE 22.37 - Dopo essere stato fatto allontanare per motivi di sicurezza dallo stade de France, nella banlieue di Parigi, il presidente Francois Hollande si sta recando al ministero dell’Interno per una riunione di emergenza dopo le sparatorie contemporanee nel cuore di Parigi. Alla riunione parteciperà anche il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve. Lo riportano media francesi.

ORE 22.18 – Una terza sparatoria ha avuto luogo sulla rue de Charonne, nell’XI arrondissement di Parigi. Dodici persone sono a terra: è quanto riferisce I-Télé parlando di vittime.

ORE 21.50 - È di diversi morti e almeno 7 feriti il bilancio di una sparatoria scoppiata stasera in un ristorante di Parigi. Lo riferisce l’emittente francese Bfmtv, spiegando che sono stati esplosi colpi di kalashnikov e che il ristorante si trova nel decimo arrondissement, nei pressi della stazione della metro Goncourt. L’aggressore o gli aggressori non sono ancora stati catturati.

ORE 21.45 - Una seconda sparatoria è avvenuta stasera a Parigi: al Bataclan, una nota sala di concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo. Secondo testimonianze riportate da radio e tv almeno 50 colpi sono stati sparati nei pressi del teatro.

ORE 21.40 - Esplosioni sono state udite attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Secondo le prime notizie, il presidente Francois Hollande sarebbe stato evacuato dallo stadio per motivi di sicurezza.


SKY TG24