Questo articolo è la dimostrazione di come l’Unita
d’Italia, per molte zone del Sud, sia
stata una mortificazione culturale. Oggi
molti vedono Napoli e il sud in genere come luogo di sporcizia , ma nessuno si
domanda o studia il fenomeno alle sue origini, forse la conoscenza storica può
aiutare.
Sebastiano
Campo
Quando un decreto dei Borbone rese Napoli la città più pulita
d’Europa
Un triste destino quello di una città come Napoli, vista
dal mondo intero come una città sporca e piena di rifiuti, quando pochi secoli
fa era considerata come la più pulita d’Europa, simbolo di ordine e la prima a
fare la raccolta differenziata e ad insegnare alle altre popolazioni italiane
l’uso del bidet.
Il recente trascorso e la pessima gestione amministrativa
da parte delle istituzioni induce a delle riflessioni, poiché a differenza di
oggi, un paio di secoli fa, c’era un’oculata e responsabile gestione dei
rifiuti. Le prime ordinanze nel meridione si ebbero nel lontano 1330, quando
nella città di Palermo vennero esposte delle ordinanze relative alla pulizia
dei luoghi pubblici ed obbligavano i bottegai a mantenere in ordine gli spazi
davanti ai loro locali.
Ma nel XIX secolo, con un decreto del 3 maggio 1832,
firmato dal prefetto della polizia di Napoli, Gennaro Piscopo, si ebbero le
prime pene detentive per i trasgressori. Il Re Ferdinando II di Borbone, fu il
primo ad ordinare la raccolta differenziata, con il suddetto decreto che
obbligava di mantenere l’igiene sulle strade. Il prefetto diede disposizioni in
merito, scrivendo nel testo che “Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di
botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno
l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti
della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di
palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo e che questo spazzamento
dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando
l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive
abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si
troveranno, riponendoli in un cumulo a parte”. Poi aggiungeva che “Dovranno
recarsi ne’ locali a Santa Maria in Portico, dove per comodo pubblico trovasi
tutto ciò che necessita” ed inoltre il divieto “di gettare dai balconi materiali
di qualsiasi natura”.
Come si legge nel Regio Decreto n.21, le autorità si
ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta
differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, già allora si faceva
un’importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come
evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. A tal proposito vale
la pena ricordare l’ammirazione dello scrittore ed erudito Goethe, quando nel
1787, durante il suo viaggio in Italia, rimase stupito per il riciclo degli
alimenti in eccesso che si attuava tra la zona di Napoli e le campagne intorno
(l’attuale “Terra dei Fuochi“).
Circa duecento anni fa, quindi, una legge borbonica aveva
risolto il problema dei rifiuti, che oggi invece sembra essere insormontabile,
oltre ad essere diventata una questione che riguarda l’intera nazione.
Claudia Ausilio
VESUVIO LIVE

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