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sabato 7 novembre 2015

LA CACCIA AGLI SCAFISTI E' UNA LOTTA INFINITA

Non si comprende il motivo per cui un trafficante di esseri umani possa entrare e uscire di galera .
La Giustizia non è in grado di emettere un fermo definitivo, con una condanna di una ventina di anni ? oppure non hanno gli strumenti per attuare un fermo di questo livello, considerando che ci sono delle leggi di contrasto alla tratta degli uomini a livello internazionale ? oppure, cosa altamente disdicevole, non vogliono fermare la tratta dei nuovi schiavi del ventunesimo secolo ?
Io credo sia l'ultima ipotesi......
Sebastiano Campo

Di seguito l'articolo de "IL FATTO QUOTIDIANO" con video annesso.


http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/11/07/scafisti-con-le-autorita-italiane-a-caccia-di-trafficanti-tornano-sempre-li-conosciamo-uno-a-uno-la-storia-di-ahmed-sequestratore-ieri-e-sciacallo-oggi/433768/

7 novembre 2015 | di 

Scafisti, con le autorità italiane a caccia di trafficanti. “Tornano sempre, li conosciamo uno a uno”. La storia di Ahmed, sequestratore ieri e “sciacallo” oggi

Viaggio nel mondo del contrasto all’immigrazione clandestina fra scafisti, migranti e investigatori italiani, coloro i quali da anni sono in prima linea per disarticolare lemafie della sponda Sud del Mediterraneo, soprattutto Egitto e Libia. Una lotta che, nonostante i numerosi colpi messi a segno si deve scontrare con il flusso sempre maggiore di immigrati pronti a partire e con il clima di impunità di cui godono i trafficanti nei rispettivi paesi.
Così quando dopo una traversata investigatori e scafisti si trovano gli uni di fronte agli altri succede quello che chi non si occupa di clandestini non immaginerebbe mai: “guardie” e “ladri” spesso si conoscono benissimo perché molti dei criminali sono già passati per le maglie della giustizia italiana. Ma i trafficanti, soprattutto se sono al primo arresto, fanno qualche mese di carcere per poi tornare nelle varie Zuwara in Libia o Alessandriain Egitto, e riprendere imperterriti la tratta di essere umani. Così, nonostante gli investigatori italiani sappiano tutto o quasi di queste consorterie (da chi sono composte e dove si trovano magazzini e cantieri navali) senza la collaborazione dei paesi nordafricani le indagini si fermano e i viaggi dei migranti, compresi quelli della morte, continuano.
Il caso dell’ultima grande operazione contro alcuni trafficanti egiziani è paradigmatico. Due settimane fa, Marina militare e Gicic, il gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della procura di Siracusa, riescono a mettere le manette ai polsi a 21 scafistie ad affondare due grossi pescherecci in ferro dopo il salvataggio di 478 migranti nel Canale di Sicilia.
I trafficanti vengono presi mentre stavano sciacallando, termine tecnico che indica l’usanza di riprendersi i barconi dopo i salvataggi per una nuova tratta, il natante su cui viaggiavano gli immigrati. Una volta a bordo, gli uomini del sostituto commissario Carlo Parini, capo delGigic e protagonista del libro Mare Mostrum di Cristina Giudici, scopre che molti scafisti sono delle sue antiche conoscenze. Soprattutto uno: Ahmed, protagonista di una dellestorie più crudeli dell’immigrazione clandestina in terra di Sicilia: il sequestro, nel 2011, di 22 egiziani, che dopo lo sbarco nel Siracusano vengono rapiti e tenuti segregatidagli organizzatori del viaggio per estorcere altri soldi alle loro famiglie in Egitto. “Grazie a 18 anni di indagini, fra intercettazioni, interrogatori e studio delle rotte siamo riusciti a individuare chi sono i gruppi criminali e dove operano – commenta Parini che dirige il team coordinato dal procuratore Antonio Nicastro – Ma senza la collaborazione dei governi di quei paesi per noi è impossibile svolgere un’attività investigativa soddisfacente”. Così i viaggi continuano e con loro le morti in mare  di Lorenzo Galeazzi e Mario Portanova



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