Una volta si chiamava mani pulite e produsse il colpo di stato italiano con lo sgretolamento della sola DC (per i più giovani Democrazia Cristiana) e del PSI (Partito Socialista), oggi, senza tenere conto della Costituzione, vengono girati fondi pubblici nelle tasche politiche.
Ma non provate a chiedere che dei fondi siano utilizzati per la socialità….. non ce ne sono!
Meditate gente, meditate!
Rimborsi elettorali, diffida alla Camera: “Erogazioni irregolari e indebite”
L'accusa viene dal
giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa. Che a nome del movimento
Riformatori per l’Ulivo ha invitato i vertici di Montecitorio a non procedere
al pagamento di 45 milioni di euro. Reso possibile dalla contestatissima legge
approvata lo scorso ottobre. E grazie alla quale entro fine di novembre potrà
essere versata ai partiti la tranche dei finanziamenti relativi al 2013. Senza
alcun controllo sui relativi rendiconti. L'avvocato Paola: "Provvedimento
incostituzionale che altera la par condicio elettorale"
PAGA MONTECITORIO Giulietto Chiesa porta alla Camera la sua personale esperienza. Eletto a Bruxelles, è in causa da anni con Di Pietro per il mancato riversamento di quel 50 per cento di rimborsi elettorali che spettava alla componente Occhetto. Privati dei soldi con cui avrebbero dovuto ripagare i debiti contratti in campagna elettorale e avviare il loro progetto politico, i Riformatori sarebbero stati «deprivati e danneggiati in modo gravissimo nei loro diritti essenziali». Insomma: praticamente strangolati in culla dall’ex socio. E il tutto nel più totale disinteresse di quell’organo, la Camera, che erogava materialmente i rimborsi, e che Giulietto Chiesa ha addirittura chiamato nel 2009 a rispondere materialmente dei danni patiti dal movimento (la causa attualmente è in appello al tribunale civile di Roma). Al fianco di Chiesa, a firmare la diffida alla Camera c’è un altro piccolo movimento, i Democratici Solidali Liberali, che richiamandosi a Piero Gobetti hanno per statuto l’obiettivo di «monitorare le regole di democrazia e di trasparente e corretta gestione dei partiti e dei movimenti politici» anche dal punto di vista finanziario.
PASTICCIO CAMERA Ed ecco che si ritorna al punto dolente: i soldi. «Più di 45 milioni erogati sulla base di rendiconti che nessuno ha potuto e potrà mai verificare, e che potrebbero essere anche totalmente falsi o irregolari, come si è abbondamente già visto nei casi Lusi e Belsito, non sono solo uno scandalo ma un vero e proprio vulnus alla democrazia», s’indigna l’avvocato Paola. Che punta il dito anche sul palese conflitto di interessi costituzionale della Camera dei deputati: «La legge del 2012 che mandava ad esaurimento i fondi elettorali aveva istituito una Commissione di garanzia, composta da cinque magistrati della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, che doveva fare un controllo preventivo sui rendiconti dei partiti. La Commissione doveva essere ospitata dalla Camera, che a sua volta avrebbe dovuto provvedere a dotarla dei mezzi necessari al suo funzionamento. Un pasticcio incredibile». Perché? «E’ la Camera che paga i rimborsi elettorali. E a disporre i pagamenti è l’ufficio di presidenza di Montecitorio, che è composto dai rappresentanti di quelle stesse formazioni politiche che beneficiano dei rimborsi. L’incompatibilità degli interessi è evidente. E la Camera, in due anni, non ha mai praticamente obbedito alle disposizioni di legge, boicottando di fatto il lavoro dei magistrati».
FUORI CONTROLLO Nel 2014 i membri della prima Commissione si sono dimessi per protestare contro la mancanza dei mezzi e del personale necessario per operare i controlli. Quanto alla seconda Commissione, nello scorso giugno il suo presidente, Luciano Calamaro, ha di nuovo pubblicamente segnalato la paralisi dei lavori. «E’ evidente che a strangolare la Commissione di controllo è stata la Camera, governata da quegli stessi partiti che avevano e hanno interesse a ricevere i finanziamenti pubblici senza controllo alcuno», sostiene Paola. Per il momento, l’assenza di controlli riguarda solo un anno, il 2013. Ma Riformatori per l’Ulivo e Democratici Liberali non si fanno illusioni: una volta creato il precedente, l’eccezione rischia di diventare una regola.
di Anna
Morgantini | 2015
(IL FATTO QUOTIDIANO)

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