Altra tegola sui nostri studenti, nella nuova finanziaria è
previsto un taglio di 220 milioni di Euro per il Fondo Universitario.
Sebastiano Campo
Legge Stabilità, gli studenti:
«Tagli per 220 milioni di euro»
Studenti e
sindacati contro la Finanziaria: sotto accusa la riduzione del fondo ordinario
dell’università e l’aumento irrisorio per contratti docenti e Ata: 8 euro lordi
al mese
di Valentina
Santarpia
Studenti e
sindacati contro la Finanziaria: sotto accusa la riduzione del fondo ordinario
dell’università e l’aumento irrisorio per contratti docenti e Ata: 8 euro lordi
al mese
La premessa è d’obbligo:
niente è ancora definitivo, visto che le opinioni sulla legge di stabilità da
parte dell’Europa sono attese per il 16 novembre, quando la legge di Stabilità
arriverà in Aula, e dato che sono stati presentati 3536 emendamenti da parte di
maggioranza e opposizioni, senza contare le proposte di modifica in arrivo da
parte del governo. Ma per ora a fare i conti in tasca al Miur ci pensano
sindacati e associazioni di studenti, e il grido d’allarme è unanime: «Troppi
tagli per l’istruzione».
Studenti sul lastrico
A fare i conti in tasca al settore è l’associazione Link
coordinamento universitario, che nota che «l’ennesima accetta del governo
prevede venti milioni annuali in meno sul Fondo di finanziamento ordinario, per
un periodo di tre anni, e 14 milioni in meno sul Fondo Enti di ricerca». A
questi si aggiungono i tagli sulle voci di spesa del Miur, che secondo le stime
ammontano a 220 milioni solo per il 2016. «La legge di Stabilità ha costituito
l’ennesima occasione persa per questo Governo - sottolinea Alberto Campailla,
portavoce di Link - dopo gli annunci ripetuti sulla necessità di dare nuova
linfa al nostro sistema universitario, non solo non si investono risorse, ma
anzi si rafforza e persegue in prospettiva per i prossimi anni la politica dei
tagli. Una contraddizione che mette a nudo la continuità del Governo Renzi con
i precedenti e che dimostra come il Ministero faccia finta di non vedere la
situazione drammatica che gli studenti continuano a denunciare».
Le proteste
I fondi per gli studi universitari sono sicuramente la spina
nel fianco delle risorse per l’istruzione: e lo dimostrano le proteste della
scorsa settimana di Udu e Rete studenti, che hanno messo in campo un flash mob
per il diritto allo studio: «Mediamente, una famiglia spende 1525 euro per
sostenere i costi di un figlio iscritto a una scuola superiore. Gli
universitari italiani pagano tra le tasse più alte in europa e il diritto allo
studio coinvolge solo l’8% degli studenti, una quota irrisoria. Gli studenti si
trovano di fronte ad un sistema che fa di tutto per tenerli fuori dalle
università, e il calo delle iscrizioni (-4% nell’ultimo anno) ne è la
dimostrazione» , sostengono. E altre proteste sono in arrivo: quello del 13
novembre, convocato dai Cobas, non è solo uno sciopero contro la legge 107, ma
è soprattutto una manifestazione «per esprimere l’indignazione dei docenti e
Ata per la grottesca proposta di contratto (inserita nella Legge di
(in)stabilità, con un aumento medio di 8 euro lorde al mese) e per esigere un
consistente recupero salariale», come sottolinea Piero Bernocchi, leader dei
Cobas. Gli altri sindacati per ora non aderiscono allo sciopero, ma non
tacciono: «Il governo non intende rinnovare i contratti pubblici, ai quali
destina una cifra risibile, ed è intenzionato quindi solo ad aprire la
trattativa per introdurre le vessatorie norme della cosiddetta legge Brunetta»,
nota la Flc Cgil.
Le contraddizioni
Ed è proprio la Cgil a fare le pulci agli articoli della
Finanziaria che mettono a rischio la vita delle istituzioni scolastiche: dalla
riduzione dei fondi per i collaboratori a al taglio di 30 milioni di fondi per
l’edilizia universitaria non spesi, dalle risorse dei progetti dell’Indire non
realizzati (un milione di euro che al posto di tornare all’Indire per
realizzare altri progetti verrà stornato all’erario) alla riduzione di 2
milioni per le istituzioni scolastiche all’estero. Fino alle somme assegnate
alle istituzioni scolastiche per le supplenze, i 60 milioni che, secondo la
Finanziaria in questa prima versione, dovranno essere acquisite dall’erario
perché a fare da supplenti saranno i professori dell’organico funzionale. Che
però non sono ancora stati assunti.La premessa è d’obbligo: niente è ancora
definitivo, visto che le opinioni sulla legge di stabilità da parte dell’Europa
sono attese per il 16 novembre, quando la legge di Stabilità arriverà in Aula,
e dato che sono stati presentati 3536 emendamenti da parte di maggioranza e
opposizioni, senza contare le proposte di modifica in arrivo da parte del
governo. Ma per ora a fare i conti in tasca al Miur ci pensano sindacati e
associazioni di studenti, e il grido d’allarme è unanime: «Troppi tagli per
l’istruzione».
Studenti sul lastrico
A fare i conti in tasca al settore è l’associazione Link
coordinamento universitario, che nota che «l’ennesima accetta del governo
prevede venti milioni annuali in meno sul Fondo di finanziamento ordinario, per
un periodo di tre anni, e 14 milioni in meno sul Fondo Enti di ricerca». A
questi si aggiungono i tagli sulle voci di spesa del Miur, che secondo le stime
ammontano a 220 milioni solo per il 2016. «La legge di Stabilità ha costituito
l’ennesima occasione persa per questo Governo - sottolinea Alberto Campailla,
portavoce di Link - dopo gli annunci ripetuti sulla necessità di dare nuova
linfa al nostro sistema universitario, non solo non si investono risorse, ma
anzi si rafforza e persegue in prospettiva per i prossimi anni la politica dei
tagli. Una contraddizione che mette a nudo la continuità del Governo Renzi con
i precedenti e che dimostra come il Ministero faccia finta di non vedere la
situazione drammatica che gli studenti continuano a denunciare».
Le proteste
I fondi per gli studi universitari sono sicuramente la spina
nel fianco delle risorse per l’istruzione: e lo dimostrano le proteste della
scorsa settimana di Udu e Rete studenti, che hanno messo in campo un flash mob
per il diritto allo studio: «Mediamente, una famiglia spende 1525 euro per
sostenere i costi di un figlio iscritto a una scuola superiore. Gli
universitari italiani pagano tra le tasse più alte in europa e il diritto allo
studio coinvolge solo l’8% degli studenti, una quota irrisoria. Gli studenti si
trovano di fronte ad un sistema che fa di tutto per tenerli fuori dalle
università, e il calo delle iscrizioni (-4% nell’ultimo anno) ne è la
dimostrazione» , sostengono. E altre proteste sono in arrivo: quello del 13
novembre, convocato dai Cobas, non è solo uno sciopero contro la legge 107, ma
è soprattutto una manifestazione «per esprimere l’indignazione dei docenti e
Ata per la grottesca proposta di contratto (inserita nella Legge di
(in)stabilità, con un aumento medio di 8 euro lorde al mese) e per esigere un
consistente recupero salariale», come sottolinea Piero Bernocchi, leader dei
Cobas. Gli altri sindacati per ora non aderiscono allo sciopero, ma non
tacciono: «Il governo non intende rinnovare i contratti pubblici, ai quali
destina una cifra risibile, ed è intenzionato quindi solo ad aprire la trattativa
per introdurre le vessatorie norme della cosiddetta legge Brunetta», nota la
Flc Cgil.
Le contraddizioni
Ed è proprio la Cgil a fare le pulci agli articoli della
Finanziaria che mettono a rischio la vita delle istituzioni scolastiche: dalla
riduzione dei fondi per i collaboratori a al taglio di 30 milioni di fondi per
l’edilizia universitaria non spesi, dalle risorse dei progetti dell’Indire non
realizzati (un milione di euro che al posto di tornare all’Indire per
realizzare altri progetti verrà stornato all’erario) alla riduzione di 2
milioni per le istituzioni scolastiche all’estero. Fino alle somme assegnate
alle istituzioni scolastiche per le supplenze, i 60 milioni che, secondo la
Finanziaria in questa prima versione, dovranno essere acquisite dall’erario
perché a fare da supplenti saranno i professori dell’organico funzionale. Che
però non sono ancora stati assunti.
CORRIERE DELLA SERA
9 novembre 2015 (modifica il 9 novembre 2015 | 16:32)

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