Chi dà il diritto all'ONU di sospendere la
Sovranità di una Nazione? Questo modo di comportarsi ha inasprito i rapporti
con la comunità musulmana , vedi Iraq , Afganistan e Libia , ma questa
associazione non dovrebbe essere umanitaria? Poi mi domando : come mai non si
presenta in Libia a controllare e creare direttamente in loco un centro di
identificazione e prima accoglienza dei disperati che si imbarcano per venire
in Europa, di cui migliaia perdono la vita nel Mediterraneo? Questo è una
funzione che spetta all'ONU ma di cui nessuno parla, nemmeno quei paraculi di
giornalisti che vogliono commuovere l'opinione pubblica su questi disgraziati
che solcano il mare su delle zattere.
Sebastiano Campo
Le
conseguenze degli attentati di Parigi: l'Onu sospende la sovranità della Siria
La
risoluzione 2249 discussa e approvata venerdì scorso è stata ufficialmente resa
pubblica. De facto legittima le operazioni militari e la spartizione del Paese
Sebastiano
Caputo - Gio, 26/11/2015 - 12:41 IL
GIORNALE
In questi
anni, da quando si è formata la Coalizione Internazionale guidata da
Washington, pochi giornali hanno fatto notare ai propri lettori l’illegalità
dei bombardamenti in “Siraq”.
Eppure più
volte il governo di Damasco ha mandato messaggi indirizzati al Segretario
generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza del
massimo organismo internazionale, in cui le incursioni sul territorio siriano
da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati vengono definite una “brutale
aggressione”. I raid sul suolo siriano sono considerati illegittimi perché
effettuati senza autorizzazione e coordinamento, inoltre nella missiva si legge
che con il pretesto di combattere la rete terroristica l’obiettivo è quello di
colpire le infrastrutture economiche, industriali e di servizi del Paese per
impedirne la ricostruzione una volta liberato dall’Isis e da Jabhat al Nusra. A
differenza della Coalizione Internazionale, il Cremlino agisce su invito del
governo siriano, il cui consenso vale come base giuridica per i bombardamenti
sia contro lo Stato Islamico che contro i ribelli che combattono Bashar Al
Assad.
Inizialmente
gli attacchi della Coalizione Internazionale in Siria erano di gran numero
inferiori a quelli compiuti in Iraq, ma dopo gli attentati di Parigi del 13
novembre la strategia si è capovolta. Il “doppio-standard” occidentale in
chiave anti-Assad non era più sostenibile agli occhi di un’opinione pubblica
che ancora piangeva i 130 morti del Bataclan. “Sradicheremo il terrorismo
perché la nostra libertà è stata brutalmente attaccata” ha detto il presidente
François Hollande all’Assemblea Nazionale in un discorso che assomiglia molto a
quello pronunciato da George W. Bush dopo gli atti terroristici del World Trade
Center. Qualificando gli attentati di Parigi come “atto di guerra”, il capo
dell’Eliseo ha riconosciuto lo Stato Islamico come soggetto di diritto
internazionale. Di fretta e furia dunque, dopo anni di lassismo, la Francia si
è appellata alle Nazioni Unite presentando un documento in cui si invitano i
membri del Consiglio di sicurezza (Usa, Cina, Regno Unito, Francia e Russia) a
“sradicare la tana” che il sedicente Califfato e altri gruppi armati hanno
creato nel Levante “raddoppiando e coordinando gli sforzi per prevenire e
reprimere gli attacchi terroristici”. Dietro a questa richiesta però sembra
esserci la volontà di intensificare i raid in Siria per accelerare il processo
di spartizione del Paese.
Insomma,
sono “serviti” gli attentati nel cuore di Parigi per votare la risoluzione 2249
Consiglio di Sicurezza che di fatto è stata pubblicata ufficialmente ieri dopo
essere stata discussa e approvata venerdì 20 novembre. De iure questa non
comprende il Capitolo VII della carta delle Nazioni Unite, che fornisce
specifica autorizzazione legale all’uso della forza, tuttavia nel paragrafo
operativo numero 5 si parla di “una minaccia globale per la pace e la sicurezza
internazionale” e si invitano i Paesi che hanno i mezzi ad “usare tutte le
misure necessarie” contro il nemico comune e in conformità con il diritto
internazionale. De facto un mezzo per conferire legittimità alle azioni
militari sul territorio siriano intraprese da Stati che sono sia membri
permanenti Consiglio di sicurezza sia della Coalizione Internazionale. Inoltre
la risoluzione, che assomiglia molto a quella votata prima dell’aggressione
alla Libia (risoluzione 1973), applica un principio ancora più importante:
viene sospesa la sovranità della Siria e dell’Iraq. I governi dei due Paesi non
sono menzionati né viene sottoscritta la necessità di coinvolgerli in quello
che accade sul loro territorio nazionale. Viene legittimamente da domandarsi:
le Nazioni Unite sono un organismo super partes?

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