DIFENDI LE TUE IDEE

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lunedì 29 agosto 2016

COME VENGONO USATI I SOLDI DONATI PER I TERREMOTATI ?

In questo articolo si evince che i soldi donati dai cittadini italiani per i poveri concittadini provati dal tremendo terremoto non vanno a lenire le spese per ricostruire i propri alloggi, ma servono per ricostruire le strutture pubbliche.


Sebastiano Campo


Terremoto, l’esperto: “Tante raccolte fondi, ma nessun coordinamento”. Sms solidale destinato solo a edifici pubblici


Dalla Croce Rossa alle banche, dall'associazione dei dentisti agli armatori: la macchina della solidarietà va a pieno ritmo. "Ma in Italia non esiste l'accountability, cioè l'abitudine di dar conto dei risultati che si ottengono con i soldi spesi", dice l'economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione italiana per il dono. "Serve una supervisione. Peccato che l'agenzia che poteva occuparsene sia stata abolita". La Protezione civile raccoglie 10 milioni con il 45500. Ma sul sito non specifica che non serviranno per ricostruire case e aziende
di Chiara Brusini | 29 agosto 2016

Il numero solidale della Protezione civile, che in quattro giorni ha già raccolto oltre 9,7 milioni di euro. Le collette lanciate da Croce Rossa, Caritas e decine di onlus e ong. E i conti correnti ad hoc attivati da banche, compagnie di assicurazione e mezzi di informazione (anche Il Fatto Quotidiano) ma pure da alcuni partiti, dalla Coldiretti, dal Club alpino italiano, dall’Associazione dei dentisti, dall’ordine dei medici, dai giudici amministrativi, dall’Alitalia, dalla confederazione degli armatori, dalla Lega B e dalle coop. Aggiungiamoci l’amatriciana solidale e i fondi promessi alle popolazioni colpite da festival, concerti e musei. In più ovviamente si sono mosse le Regioni e l’Anci. Il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto ha fatto scattare la consueta – meritoria – “gara di solidarietà“. Ma il grande assente, ancora una volta, è il coordinamento tra le iniziative. Se per rispondere alle emergenze internazionali le maggiori ong hanno messo in piedi nel 2007 un’agenzia ad hoc, a livello nazionale ci si muove in ordine sparso. Con il rischio evidente che non tutti i mille rivoli in cui si dividono i soldi donati dai cittadini giungano a destinazione. O che non arrivino dove chi ha donato si aspettava.
Zamagni: “In Italia non si dà conto di come vengono spese le donazioni” – “Anche al netto delle truffe, resta il nodo della reale efficacia delle iniziative. In Italia molte organizzazioni badano più ad aumentare il proprio capitale reputazionale che al bene dei destinatari”, mette il dito nella piaga l’economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione italiana per il dono ed ex numero uno della defunta Agenzia per il terzo settore. “La trasparenza, cioè dire come si usano i soldi raccolti, è il minimo. Il vero problema riguarda la accountability: dare conto dei risultati che si ottengono con quel denaro. La cultura del dare conto in Italia non esiste, invece è cruciale: se spendi per comprare palloncini puoi allietare per un po’ i bambini nelle tende ma non hai risolto nessuno dei problemi di lungo periodo dei terremotati”.

Nel resto d’Europa e in Giappone enti super partes garantiscono efficienza e accountability – Come rimediare? “Serve un ente super partes che supervisioni la raccolta dei fondi e monitori i risultati concreti garantendo efficienza, trasparenza e rendicontabilità, come la Uk Charity Commission inglese e i suoi omologhi tedeschi e francesi”. O come la Japan Platform, che è stata cruciale nel gestire l’assistenza e la ricostruzione dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito la costa orientale del Giappone nel 2011. “Non può trattarsi”, continua Zamagni, “della Protezione civile, che ha il compito di gestire le emergenze e non deve occuparsi di ricostruzione. La candidata naturale per svolgere questo ruolo sarebbe stata l’Agenzia per il terzo settore. Peccato che il governo Monti nel 2012 l’abbia abolita e che l’esecutivo Renzi, che ha appena varato la riforma del comparto, non l’abbia ripristinata“. La Fondazione per il dono da due anni a questa parte cerca di supplire facendo “intermediazione filantropica” tra donatori e beneficiari: in pratica crea un fondo ad hoc e lo gestisce per raggiungere gli obiettivi di chi mette a disposizione i soldi. A livello governativo, però, resta il vuoto.

Le ong da nove anni hanno un meccanismo di coordinamento - Che il coordinamento sia indispensabile lo conferma invece la scelta di nove tra le principali organizzazioni non governative che operano in Italia, ActionAid, Amref, Cesvi, Coopi, Gvc, Oxfam, Sos Villaggi dei bambini Italia, Terre des Hommes e Volontariato internazionale per lo sviluppo: nel 2007, a due anni di distanza dal devastante tsunami dell’Oceano Indiano, hanno creato l’Agenzia italiana risposta emergenze (Agire), un meccanismo congiunto di raccolta fondi che si attiva in caso di gravi emergenze umanitarie. “L’obiettivo è evitare la moltiplicazione delle richieste, che confonde i cittadini, e massimizzare sia le risorse raccolte sia i benefici per la popolazione colpita”, spiega a ilfattoquotidiano.it la coordinatrice Alessandra Fantuzi. “I soldi vengono divisi tra le ong aderenti in base alla loro presenza nel Paese e esperienza in quella tipologia di emergenza. Poi ne monitoriamo l’uso e ci occupiamo della rendicontazione, in modo che ogni donatore possa verificare come sono stati spesi i suoi soldi”.

Protezione civile: “Con i soldi del 45500 saranno ricostruiti edifici pubblici” - La Protezione civile, in questa fase, dribbla le polemiche sulla dispersività delle iniziative di solidarietà. Ma consiglia a chi ha già lanciato raccolte spontanee di confrontarsi con le istituzioni, “a partire dalle Regioni Lazio, Marche e Umbria che hanno aperto tre conti correnti ad hoc e attivato caselle di posta elettronica a cui segnalare la disponibilità di beni per i terremotati”. Dal Dipartimento, dopo aver ribadito la richiesta di non inviare di propria iniziativa cibo, vestiti o coperte, tengono a sottolineare che i fondi raccolti dagli operatori telefonici attraverso il numero solidale 45500 saranno utilizzati con una procedura trasparente: “Le somme saranno versate, senza alcun ricarico, su un conto infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato. Alla fine della raccolta, che durerà 45 giorni, sarà nominato d’accordo con le regioni coinvolte un comitato di garanti con il compito di dare il nulla osta ai progetti di ricostruzione di edifici pubblici presentati dagli enti locali”. Quindi attenzione: i soldi non verranno usati per le case dei terremotati ma per “scuole, palestre, centri per i bambini, municipi“. Un aspetto forse non chiarissimo ai cittadini, visto che la Protezione civile si era limitata a far sapere che avrebbe provveduto a “destinare i fondi alle regioni colpite dal sisma”.

Truffe e sciacallaggio a distanza – In queste ore sempre più persone, via Facebook e Twitter, chiedono controlli sulla gestione dei fondi raccolti nella fase di emergenza. Il timore che qualcuno se ne approfitti a scapito dei terremotati è del resto giustificato visto che anche stavolta non mancano le segnalazioni sugli sciacalli che cercano di lucrare sul dramma. In Sicilia è partita due giorni fa la prima denuncia alla polizia postale contro alcune false raccolte di fondi, cibo e vestiti a nome dell’Associazione nazionale pubbliche assistenze (Anpas). Da L’Aquila e Santa Maria Capua Vetere è arrivata poi notizia di richieste di denaro porta a porta da parte di sedicenti rappresentanti di una onlus. Se si tratti di vere e proprie truffe va ancora chiarito, ma i precedenti negativi certo non mancano: dopo il sisma del 2002 in Molise, per esempio, la Polposta trasmise un’informativa alla procura di Larino per segnalare che circa 30mila siti avevano attivato sottoscrizioni per contribuire alla ricostruzione del comune di San Giuliano di Puglia, quello dove il crollo della scuola elementare aveva ucciso 27 bambini e una maestra. Una solidarietà ”terribile, retorica, rumorosa ed eccessiva”, commentò il procuratore Nicola Magrone.

Fiorello: “Occhio a spettacoli e concerti. Se non devolvi tutto ma trattieni le spese il gioco non vale la candela” - Tornando a oggi, domenica Fiorello ha messo in guardia chi vuol donare partecipando a concerti e spettacoli che devolvono parte del ricavato alle popolazioni colpite. In un post su Facebook lo showman ha avvertito: “Occhio: sono stato invitato ad almeno quattro manifestazioni per raccogliere fondi. Attenti a questi eventi che facciamo noi dello spettacolo. Se alla fine non devolvi tutto, ma ”tutto” meno le spese, allora non lo fare”, perché “il gioco deve valere la candela. I soldi vanno dati tutti in beneficenza. Mi fiderei di più se venisse organizzato da una onlus o una associazione affidabile. La storia insegna che poi uno raccoglie i soldi, fa, dice, poi quando vai a vedere dove sono finiti i soldi, non li trovi. Vorrei vedere nomi e cognomi, per chiedere alle persone che ricevono questi soldi ”che stai facendo? Quanto hai speso? Quando partono i lavori?”. Accountability, appunto. Fino a quando non sarà garantita, “io preferisco fare la mia beneficenza privata (…) non c’è bisogno di cantare: dai i soldi direttamente e il gioco è fatto”.

UNISCITI A NOI PER UNA RIVOLUZIONE NON VIOLENTA

Per  un futuro migliore  della  nostra Italia e per il bene dei nostri Figli, dobbiamo diventare attori attivi nella politica, iniziando una rivoluzione non violenta , come insegnò Ghandi nel lontano 1906 . Una rivoluzione fatta di marce e disobbedienza civile , il Paese non può continuare in questa situazione . Questa nostra nazione non ha più un futuro, le nostre migliori menti sono costrette ad emigrare e molti Padri e Madri hanno perso il Lavoro e vengono messi ai margini della società, oltre 10 milioni di famiglie vivono in stato di povertà , le bollette di utenza energetica e acqua ( che è un bene pubblico essenziale) continuano ad aumentare, il debito pubblico non si arresta , anzi continua ad aumentare, siamo sempre più schiavi del sistema finanziario, un mostro che sta riducendo i popoli alla fame. SE VUOI DIRE BASTA UNISCITI A NOI ED INIZAIMO UNA BATTAGLIA  PER LA LIBERTA’ E IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI E DI QUEI PADRI E MADRI OGGI AFFLITTI DALLA DISPERAZIONE……



QUESTO VIDEO DI RENATO ZERO DEVE ESSERE L’INNO DI PARTENZA VERSO UN NUOVO FUTURO COSTRUITO CON LE NOSTRE MANI E LA NOSTRA VOLONTA’.




giovedì 18 agosto 2016

FINALMENTE ALLO SCOPERTO IL MOTIVO DELL’ARRIVO DEI CLANDESTINI IN ITALIA

E’ già la seconda volta che leggiamo di una proposta come quella in articolo, e “tanto tuonò che piovve”!, La convinzione è che dietro alle parole del prefetto Morcone ci sia un disegno già completato, cosa confermata dalla coglionata detta da Alfano il quale vorrebbe far passare lo sfruttamento per volontariato: "Vengono prima gli italiani, mai un profugo scavalcherà un italiano nel trovare un lavoro. Altra cosa è il volontariato, per fare qualcosa di utile".
Tutti i politicanti fanno a gara per parlare male dei clandestini giunti in Italia e nei paesi del continente europeo, ma nessuno produce una proposta risolutiva se non quella del rimpatrio, ma d'altronde visto la fine che abbiamo fatto che volevamo aspettarci?.
Quante volte e da quanti ottusi avete sentito le seguenti parole: “i clandestini svolgono lavori che gli italiani non vogliono più fare”.
Abbiamo deciso di proporre un diverso punto di vista che potrebbe cambiare la visuale del problema:
potremmo versare direttamente ai cittadini interessati, cioè gli italiani senza lavoro, € 35,00 al giorno (per ogni giorno del mese), esentandoli dal pagamento delle tasse, delle bollette e dando loro vitto gratuito ed alloggio in appartamenti di lusso o comunque più che dignitosi gratuitamente, compreso il pagamento e la dotazione di telefono e bolletta telefonica, e senza dimenticare il servizio sanitario gratuito; così facendo avremmo italiani con un guadagno pulito di € 1050,00 mensile pro capite, significa che una famiglia avrebbe € 2100,00 mensili puliti.
Siamo sicuri di non trovare lavoratori con questi parametri?.
Certo, le cooperative e la caritas non lucrerebbero più, ma percepiscono già contributi da capogiro, e l’attuale proposta del prefetto ne aumenterebbe ulteriormente il lucro.
Voi vi chiederete:” ma cosa daremmo allora ai clandestini”?, direi di riservare loro le opportunità che hanno gli italiani:
-          una macchina in cui dormire
-          cassonetti in cui rovistare
-          equitalia a cui restituire denaro
-           etc.
Oppure, cosa più intelligente (scusate la contraddizione in termini parlando di politicanti) i politicanti dovrebbero inserire i clandestini nell’ambito lavorativo se esiste o nei paesi che ne hanno bisogno; dove questo non è possibile e considerando i clandestini come rifugiati o forza lavoro da sfruttare o schiavi che dir si voglia, potrebbero dislocarli in zone in cui sono andati via tutti i cittadini (esistono borghi ormai morti perché i giovani del paese sono emigrati in altri posti) dove potrebbero lasciarsi la "guerra" alle spalle, sopravvivere con le proprie forze e non mantenuti, altrimenti non imparano niente ed entrano nel giro della malavita cercando soldi facili o collaborando, come adesso succede, per arricchire i ricchi speculatori parapolitici:

le strutture o aziende che usufruiranno dei servigi dei clandestini non pagheranno nessuno stipendio, perchè a pagarlo saranno i cittadini italiani (per l’Italia per latri paesi altri) tramite l’erogazione del contributo già in essere.

La proposta del governo (prefetto Morcone): Affidare ai profughi lavori utili



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L'idea del governo contro l'emergenza: dare ai profughi lavori utili ma a chi?

Altro
Affidare ai rifugiati e a chi ha già presentato la richiesta di asilo lavori di pubblica utilità. E' la proposta del capo del Dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Mario Morcone, per cercare di arginare l'emergenza profughi. "Non possiamo più lasciare queste persone appese in attesa di un destino che cada dall’alto. E che si abbrutiscano passando la giornata ad attendere il pranzo e la cena", ha spiegato al Corriere della Sera, "miro a dare loro un futuro e far sì che non siano solo un peso per la comunità: l’inclusione, poi, impedisce la radicalizzazione e giova alla sicurezza. Questa emergenza si può trasformare in un’occasione di sviluppo". Ai profughi che accettano, nel piano del prefetto Morcone, anche un compenso: "Non penso a una paga con tariffe nazionali. Ma a una retribuzione che potrebbe essere ridotta: la decurtazione servirebbe per recuperare i costi dell’accoglienza".
Una proposta che non mancherà di sollevare polemiche politiche, tanto che il ministro dell'Interno Angelino Alfano precisa: "Vengono prima gli italiani, mai un profugo scavalcherà un italiano nel trovare un lavoro. Altra cosa è il volontariato, per fare qualcosa di utile".
Silvia Caprioglio
LaPresse18 agosto 2016

venerdì 5 agosto 2016

BANDO IN AGRICOLTURA : 60 MILIONI A FONDO PERDUTO

Pubblicato il:
5 agosto 2016
Bando in agricoltura: fino a 60 mila euro a fondo perduto, ecco come presentare domanda


In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato un incentivo per gli agricoltori che vogliono effettuare investimenti in trattori e macchine agricole.
L’Inail ha stanziato 45 milioni di euro da destinare a piccole e micro-imprese del settore agricolo per sostenere il miglioramento delle loro condizioni di sicurezza e salute. Lo stanziamento è previsto dal bando Isi-Agricoltura 2016, che il ministero del Lavoro ha finanziato per 20 milioni di euro. L’obiettivo è aumentare l’efficacia delle strategie di prevenzione dell’Inail. Ecco quindi tutto ciò che c’è da sapere per coloro che volessero aderire a questa iniziativa, volta a stimolare la crescita delle aziende agricole del nostro paese.
Bando Isi-Agricoltura 2016: ecco i dettagli
Il bando è già operativo, poiché è stato pubblicato sulla G.U. Si tratta dicontributi a #fondo perduto per investimenti per il noleggio di macchine agricole o forestali, o per l'acquisto di trattori agricoli finalizzati all'abbattimento delle emissioni inquinanti. Il bando si rivolge a:
  • imprese individuali
  • società cooperative e agricole
Ogni azienda agricola può presentare una sola domanda tra il 10.11.16 e il 20.01.17. La procedura partirà, ufficialmente, sempre sul sito dell’Inail, dopo il 30.03.17. L’incentivo copre il 40% o il 50% dell’investimento se l’impresa è giovane. L'ammontare concesso può arrivare fino a 60 mila euro, a copertura di un investimento totale di 120 mila euro. L’importo minimo concedibile è di 1.000 euro. Le aziende vincitrici potranno comunque cumulare questi aiuti con altri (sussidi dallo Stato).
Qual è l’iter della procedura?
La procedura di assegnazione degli incentivi avverrà rispettando un ordine cronologico. Le domande di ogni impresa devono essere valide per una sola operazione. Le aziende agricole devono inserire, sul sito dell’Inail, le informazioni e i dati dell’azienda, relative al progetto per cui si richiede il finanziamento. La domanda deve essere presentata tramite i servizi telematici presenti sul sito ufficiale "inail.it", che ha realizzato una piattaforma "ad hoc" oltre che un’applicazione informatica. Le aziende agricole, dopo la 1^ fase di compilazione del progetto, dovranno aspettare che Inail esamini tutta la relativa documentazione, certificando la presenza dei requisiti previsti dal bando.
Se la verifica da parte dell’Inail si conclude positivamente, le imprese possono stampare e salvare le domande. Ciascuna documentazione avrà un codice identificativo, che servirà per individuare la domanda di contributo vera e propria. È prevista una diversificazione per la realizzazione del progetto finanziato. I fondi verranno erogati solo dopo la conclusione del bando, con una sola eccezione.
Infatti, per somme sopra i 30mila euro, si può richiedere un anticipo uguale alla metà dell'importo, previa sussistenza di una garanzia fideiussoria a favore dell’Inail. La cifra viene ripartita in 2 tranche: la prima da 40 milioni per tutte le imprese agricole, e la seconda da 5 milioni di euro solo per giovani agricoltori.



giovedì 4 agosto 2016

IL RITORNO DEL FIGLIOL PRODIGO

Come diceva la mitica Sandra Mondaini  : “ Che Barba, Che Noia “ ;  oggi apprendiamo del ritorno dell’On. Schifani e del suo collega On. Azzolini, fra le braccia del Cavaliere.
Molto probabilmente hanno esaurito il loro compito a favore del Governo Renzi, questa mossa mi porta a pensare che le elezioni si avvicinano e questi signori hanno l’esigenza di ritrovare lo sgabello per continuare a sopravvivere con ….i pochi 15.000,00 Euro mensili di stipendio da parlamentare…. Piano piano i deputati NCD torneranno dal Papà che li ha spediti fra le braccia di Renzi per  far governare il figlioccio, poi quando non bastavano loro ha inviato anche gli uomini di Verdini; il problema sarà ora trovare gli sgabelli per tutti i cavalli di ritorno, dato anche la perdita di consenso del partito Berlusconiano.

Sebastiano Campo


di REDAZIONE    IL SECOLO D’ITALIA                                        giovedì 4 agosto 2016 - 17:48



L’ex capogruppo di Ap Renato Schifani torna in Forza Italia. Ad annunciarlo è una nota di FI. Schifani ha «continuato a coltivare le radici e i valori fondativi di FI, tanto da essere indotto al gesto di abbandono della sua importante carica nel momento in cui ha riscontrato una divergenza insanabile tra l’indirizzo politico di Ap ed il suo pensiero», si legge nella nota nella quale si spiega come Silvio Berlusconi abbia accolto «con favore» la disponibilità di Schifani a tornare in FI.
La soddisfazione di FI per il ritorno di Renato Schifani
«La ricostruzione di un forte e ampio schieramento di centrodestra passa anche dal rinnovato coinvolgimento delle personalità che hanno fatto parte della sua storia e che vogliono contribuire al suo futuro. La scelta di Renato Schifani di riavviare il percorso comune all’interno di Forza Italia non può che essere salutata con favore ed è in linea con la necessità che lavori alla costruzione dell’alternativa di governo alla sinistra di Renzi chiunque si riconosca nei valori, nei principi e nella visione del Paese di centrodestra». Lo afferma il presidente dei senatori Fi Paolo Romani. «Il suo ritorno è un tassello, importante, di questo percorso, per il rilievo della figura politica e la rilevanza del contributo che potrà dare. A nome di tutto il gruppo voglio dare il nostro sincero benvenuto a Renato Schifani», conclude.
Anche Azzolini torna tra gli azzurri
Dopo Renato Schifani anche Antonio Azzollini torna in FI: «Chi ritiene che sia fondamentale per la politica e per l’economia la ricostruzione di un centrodestra forte e coeso non può che far riferimento a FI e a Berlusconi. Da tempo esprimevo rilevanti ragioni di dissenso da Ap, consapevole che il nostro elettorato chiede di essere rappresentato da uno schieramento palesemente alternativo alla sinistra. Tornare in FI è logica conseguenza, una scelta dettata dalla necessità di continuare a tener fede agli ideali in cui credo».


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