In questo articolo si evince che i soldi donati dai
cittadini italiani per i poveri concittadini provati dal tremendo terremoto non
vanno a lenire le spese per ricostruire i propri alloggi, ma servono per
ricostruire le strutture pubbliche.
Sebastiano Campo
Terremoto, l’esperto: “Tante raccolte fondi, ma nessun
coordinamento”. Sms solidale destinato solo a edifici pubblici
Dalla Croce
Rossa alle banche, dall'associazione dei dentisti agli armatori: la macchina
della solidarietà va a pieno ritmo. "Ma in Italia non esiste
l'accountability, cioè l'abitudine di dar conto dei risultati che si ottengono
con i soldi spesi", dice l'economista Stefano Zamagni, presidente della
Fondazione italiana per il dono. "Serve una supervisione. Peccato che
l'agenzia che poteva occuparsene sia stata abolita". La Protezione civile
raccoglie 10 milioni con il 45500. Ma sul sito non specifica che non serviranno
per ricostruire case e aziende
Il numero solidale della Protezione civile, che in quattro
giorni ha già raccolto oltre 9,7 milioni di euro. Le collette lanciate da Croce
Rossa, Caritas e decine di onlus e ong. E i conti correnti ad hoc attivati da
banche, compagnie di assicurazione e mezzi di informazione (anche Il Fatto
Quotidiano) ma pure da alcuni partiti, dalla Coldiretti, dal Club alpino
italiano, dall’Associazione dei dentisti, dall’ordine dei medici, dai giudici
amministrativi, dall’Alitalia, dalla confederazione degli armatori, dalla Lega
B e dalle coop. Aggiungiamoci l’amatriciana solidale e i fondi promessi alle
popolazioni colpite da festival, concerti e musei. In più ovviamente si sono
mosse le Regioni e l’Anci. Il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24
agosto ha fatto scattare la consueta – meritoria – “gara di solidarietà“. Ma il
grande assente, ancora una volta, è il coordinamento tra le iniziative. Se per
rispondere alle emergenze internazionali le maggiori ong hanno messo in piedi
nel 2007 un’agenzia ad hoc, a livello nazionale ci si muove in ordine sparso.
Con il rischio evidente che non tutti i mille rivoli in cui si dividono i soldi
donati dai cittadini giungano a destinazione. O che non arrivino dove chi ha
donato si aspettava.
Zamagni: “In Italia non si dà conto di come vengono spese le
donazioni” – “Anche al netto delle truffe, resta il nodo della reale efficacia
delle iniziative. In Italia molte organizzazioni badano più ad aumentare il
proprio capitale reputazionale che al bene dei destinatari”, mette il dito
nella piaga l’economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione italiana
per il dono ed ex numero uno della defunta Agenzia per il terzo settore. “La
trasparenza, cioè dire come si usano i soldi raccolti, è il minimo. Il vero
problema riguarda la accountability: dare conto dei risultati che si ottengono
con quel denaro. La cultura del dare conto in Italia non esiste, invece è cruciale:
se spendi per comprare palloncini puoi allietare per un po’ i bambini nelle
tende ma non hai risolto nessuno dei problemi di lungo periodo dei
terremotati”.
Nel resto d’Europa e in Giappone enti super partes
garantiscono efficienza e accountability – Come rimediare? “Serve un ente super
partes che supervisioni la raccolta dei fondi e monitori i risultati concreti
garantendo efficienza, trasparenza e rendicontabilità, come la Uk Charity
Commission inglese e i suoi omologhi tedeschi e francesi”. O come la Japan
Platform, che è stata cruciale nel gestire l’assistenza e la ricostruzione dopo
il terremoto e lo tsunami che hanno colpito la costa orientale del Giappone nel
2011. “Non può trattarsi”, continua Zamagni, “della Protezione civile, che ha
il compito di gestire le emergenze e non deve occuparsi di ricostruzione. La
candidata naturale per svolgere questo ruolo sarebbe stata l’Agenzia per il
terzo settore. Peccato che il governo Monti nel 2012 l’abbia abolita e che
l’esecutivo Renzi, che ha appena varato la riforma del comparto, non l’abbia
ripristinata“. La Fondazione per il dono da due anni a questa parte cerca di
supplire facendo “intermediazione filantropica” tra donatori e beneficiari: in
pratica crea un fondo ad hoc e lo gestisce per raggiungere gli obiettivi di chi
mette a disposizione i soldi. A livello governativo, però, resta il vuoto.
Le ong da nove anni hanno un meccanismo di coordinamento -
Che il coordinamento sia indispensabile lo conferma invece la scelta di nove
tra le principali organizzazioni non governative che operano in Italia,
ActionAid, Amref, Cesvi, Coopi, Gvc, Oxfam, Sos Villaggi dei bambini Italia,
Terre des Hommes e Volontariato internazionale per lo sviluppo: nel 2007, a due
anni di distanza dal devastante tsunami dell’Oceano Indiano, hanno creato
l’Agenzia italiana risposta emergenze (Agire), un meccanismo congiunto di
raccolta fondi che si attiva in caso di gravi emergenze umanitarie.
“L’obiettivo è evitare la moltiplicazione delle richieste, che confonde i
cittadini, e massimizzare sia le risorse raccolte sia i benefici per la
popolazione colpita”, spiega a ilfattoquotidiano.it la coordinatrice Alessandra
Fantuzi. “I soldi vengono divisi tra le ong aderenti in base alla loro presenza
nel Paese e esperienza in quella tipologia di emergenza. Poi ne monitoriamo
l’uso e ci occupiamo della rendicontazione, in modo che ogni donatore possa
verificare come sono stati spesi i suoi soldi”.
Protezione civile: “Con i soldi del 45500 saranno
ricostruiti edifici pubblici” - La Protezione civile, in questa fase, dribbla
le polemiche sulla dispersività delle iniziative di solidarietà. Ma consiglia a
chi ha già lanciato raccolte spontanee di confrontarsi con le istituzioni, “a
partire dalle Regioni Lazio, Marche e Umbria che hanno aperto tre conti
correnti ad hoc e attivato caselle di posta elettronica a cui segnalare la
disponibilità di beni per i terremotati”. Dal Dipartimento, dopo aver ribadito
la richiesta di non inviare di propria iniziativa cibo, vestiti o coperte,
tengono a sottolineare che i fondi raccolti dagli operatori telefonici
attraverso il numero solidale 45500 saranno utilizzati con una procedura
trasparente: “Le somme saranno versate, senza alcun ricarico, su un conto
infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato. Alla fine della
raccolta, che durerà 45 giorni, sarà nominato d’accordo con le regioni
coinvolte un comitato di garanti con il compito di dare il nulla osta ai
progetti di ricostruzione di edifici pubblici presentati dagli enti locali”.
Quindi attenzione: i soldi non verranno usati per le case dei terremotati ma
per “scuole, palestre, centri per i bambini, municipi“. Un aspetto forse non
chiarissimo ai cittadini, visto che la Protezione civile si era limitata a far
sapere che avrebbe provveduto a “destinare i fondi alle regioni colpite dal
sisma”.
Truffe e sciacallaggio a distanza – In queste ore sempre più
persone, via Facebook e Twitter, chiedono controlli sulla gestione dei fondi
raccolti nella fase di emergenza. Il timore che qualcuno se ne approfitti a
scapito dei terremotati è del resto giustificato visto che anche stavolta non
mancano le segnalazioni sugli sciacalli che cercano di lucrare sul dramma. In
Sicilia è partita due giorni fa la prima denuncia alla polizia postale contro
alcune false raccolte di fondi, cibo e vestiti a nome dell’Associazione
nazionale pubbliche assistenze (Anpas). Da L’Aquila e Santa Maria Capua Vetere
è arrivata poi notizia di richieste di denaro porta a porta da parte di
sedicenti rappresentanti di una onlus. Se si tratti di vere e proprie truffe va
ancora chiarito, ma i precedenti negativi certo non mancano: dopo il sisma del
2002 in Molise, per esempio, la Polposta trasmise un’informativa alla procura
di Larino per segnalare che circa 30mila siti avevano attivato sottoscrizioni
per contribuire alla ricostruzione del comune di San Giuliano di Puglia, quello
dove il crollo della scuola elementare aveva ucciso 27 bambini e una maestra.
Una solidarietà ”terribile, retorica, rumorosa ed eccessiva”, commentò il
procuratore Nicola Magrone.
Fiorello: “Occhio a spettacoli e concerti. Se non devolvi
tutto ma trattieni le spese il gioco non vale la candela” - Tornando a oggi,
domenica Fiorello ha messo in guardia chi vuol donare partecipando a concerti e
spettacoli che devolvono parte del ricavato alle popolazioni colpite. In un
post su Facebook lo showman ha avvertito: “Occhio: sono stato invitato ad
almeno quattro manifestazioni per raccogliere fondi. Attenti a questi eventi
che facciamo noi dello spettacolo. Se alla fine non devolvi tutto, ma ”tutto”
meno le spese, allora non lo fare”, perché “il gioco deve valere la candela. I
soldi vanno dati tutti in beneficenza. Mi fiderei di più se venisse organizzato
da una onlus o una associazione affidabile. La storia insegna che poi uno
raccoglie i soldi, fa, dice, poi quando vai a vedere dove sono finiti i soldi,
non li trovi. Vorrei vedere nomi e cognomi, per chiedere alle persone che
ricevono questi soldi ”che stai facendo? Quanto hai speso? Quando partono i
lavori?”. Accountability, appunto. Fino a quando non sarà garantita, “io
preferisco fare la mia beneficenza privata (…) non c’è bisogno di cantare: dai
i soldi direttamente e il gioco è fatto”.




