Ho ritrovato e voluto riproporre un articolo proposto dal quotidiano “Il Tirreno” di Prato del 12 Aprile 2014, quindi non molto lontano dalla data odierna, dettagliato e ben fatto col quale viene posto in risalto il contrabbando cinese di tessuti e la malavitosa organizzazione che si trova dietro. Ho voluto evidenziare il grande lavoro svolto dalla Guardia di Finanza, a cui non è seguito l’interesse e l’azione delle istituzioni, colpevoli ed inadeguate nell’incapacità di debellare il problema e la concorrenza sleale così subita dalle aziende italiane di settore.
Da questo si evince che non manca sul territorio il lavoro ed il capace controllo delle nostre forze armate, quanto il supporto a loro dovuto dalle istituzioni. Ulteriore dimostrazione ne abbiamo proprio nella giornata di oggi01 Dicembre 2015, con il controllo da parte della Guardia di Finanza al Comune di Roma, dove hanno riscontrato altre truffe ed elementi di corruzione. Troppe volte i cittadini pongono in discussione l’operato delle forze armate e si scagliano contro gli stranieri in genere, obiettivi entrambi sbagliati, in quanto il vero verme che si insidia nel sociale italiano sono le istituzioni e la porzione di politica corrotta, ormai da tempo dimostratisi portatrici di immoralità ed assenti di valori.
Ecco chi c’è dietro al contrabbando di tessuti dalla Cina
Il retroscena dell’inchiesta della guardia di finanza di Prato
sull’evasione dell’Iva. Nomi e luoghi di un affare che potrebbe essere solo la
punta dell’iceberg
di Paolo Nencioni (IL TIRRENO-PRATO)
12 aprile 2014

Il capannone di via Fonda di Mezzana dove arrivava parte
della merce
PRATO. Sono 169 pagine fitte di numeri, spedizioni, importazioni di fibre in
cotone, rayon, poliestere, fibre artificiali in fiocco, Iva pagata e più spesso
non pagata, ma potrebbe essere solo la classica punta dell'iceberg, se hanno
ragione gli inquirenti (guardia di finanza e sostituto procuratore Eligio
Paolini) che indagano sull'affare del
contrabbando dei tessuti importati dalla Cina. E' l'ordinanza
di custodia cautelare firmata dal gip Luca D’Addario che la
scorsa settimana ha messo agli arresti domiciliari un noto spedizioniere di
Genova, Bruno Guccini, titolare della Global Speed, e quattro
importatori cinesi, Zou Guanglin, Hu Zhiyu, Li
Zhendao e Lin Zhengke. Altri undici cinesi hanno
l'obbligo di dimora a Prato, mentre a sedici orientali è stato imposto il
divieto di espatrio.IL SISTEMA. Il redditizio affare dei tessuti importati dalla Cina senza pagare l'Iva potrebbe essere solo una piccola parte di un affare molto più grande, se è vero che lo strumento usato dai 32 indagati per associazione a delinquere, il "deposito fiscale", sembra molto facile da usare e dunque potrebbe essere stato usato massicciamente sia a Prato che altrove. Fondamentale, per raggiungere lo scopo, è la creazione di società fittizie, le cosiddette "cartiere", che si accollano il debito Iva al momento in cui la merce esce dal deposito dello spedizioniere, mentre i tessuti vengono dirottati verso altre società che poi li rivendono al nero.
LE “CARTIERE”. Nel caso pratese le società "cartiere" erano, tra le altre, la Import Export di Chen Pengcheng, la Import Export di Hu Zhiyu, la Import Export di Zhang Hong, la Will Import Export di Li Zhenglian, la Fashion 99 di Zhang Zhedong, o anche la Tex Import di Cui Xiaoyan che ha la sede in via di Gello 21/7, nell'ex Lanificio Fedora, e magazzino in via Pasquinelli 34/36. Quest'ultima società, per esempio, era al servizio della Querci srl, gestita da Li Guoha e Shen Yuehue, con sede in via del Molinuzzo 83. In altre parole le partite di tessuti in uscita dal deposito dello spedizioniere genovese Guccini partivano per il magazzino di via di Gello, ma finivano in quello di via del Molinuzzo. Tra i veri destinatari dei tessuti figura anche la Albatex srl di Zhang Jian, che ha un deposito in via Toscana 57/A, molto vicino alla Teresa Moda dove lo scorso 1° dicembre sono morti sette operai cinesi nell'incendio della confezione (non è escluso che confezionassero tessuti entrati in Italia di contrabbando).
Un altro approdo pratese delle "pezze" cinesi è il magazzino della H&L Import Export di via Onorio Vannucchi 18/1, da dove poi venivano girate a pronto moda compiacenti, tra cui la P.L. Moda di Xie Youdi, in via Paronese 145, e poi rivendute al nero. Non solo in Italia ma anche in Grecia, dove opera tale Guo Zan, mentre il figlio Guo Tian Ming cura le spedizioni dalla Cina.
Una parte della merce arrivava anche a Poggio a Caiano, alla Suni Company di Sun Ruixi, e a Seano, dove in via Galilei 36 ha il deposito la Acqua Fortuna srl (con sede legale a Prato in via del Molinuzzo 83). E ancora, a Prato, figurano come destinatari finali la MD Import Esport di via Fonda di Mezzana 59/F, il Pronto Moda Miss di via delle Colombaie 5. Quando serviva un deposito dove stoccare la merce prima di consegnarla al destinatario finale, secondo la Procura ci pensava Lin Xia, titolare della Hexihe Immobile, che forniva capannoni e magazzini.
DEPOSITI FANTASMA. Un giro all’inizio del Macrolotto 2, tra il magazzino della MD di via Fonda di Mezzana e quello della H&L di via Onorio Vannucchi, aiuta a capire quanto sia difficile intercettare il flusso di tessuti che ogni giorno arriva dalla Cina: è una sfilata di capannoni anonimi, senza un’insegna, in molti casi senza un numero civico, come trovare un ago in un pagliaio, in quei capannoni ci può essere di tutto. Quello della MD è chiuso, davanti all’ingresso c’è un container aperto, apparentemente abbandonato. Quello della H&L è senza numero civico e non si trova anche chiedendo.
IL PRESTANOME. Sulla carta, una bella fetta dei tessuti arrivati di contrabbando a Prato sono stati importati da un tale Chen Pengchen. Quando i finanzieri sono andati a cercarlo hanno scoperto che si tratta di un operaio che da dieci anni lavora alla “Meccanica Lu” di Cenate Sotto (Bergamo). Il suo datore di lavoro dice che non si è mai allontanato da lì e che non sa nemmeno dove è Prato. Sua moglie ha raccontato che un anno fa fu contattato da un tale Ahong di Prato che gli chiese di aprire una società a suo nome, ma di non aver mai visto un euro.
SEQUESTRO E BOTTE. Il 17 febbraio 2012, quando un controllo della Finanza alla MD di via Fonda di Mezzana fa iniziare l’inchiesta del sostituto Paolini, i cinesi si rendono conto che si sta mettendo male . Ufficialmente sia il mittente che il destinatario sono la Import Export di Chen, quello che fa l’operaio a Bergamo. E allora parte una girandola di fax con bollette di accompagnamento, fatture di diversi importi. Tutta documentazione prodotta sul momento e che poi si scoprirà è stata inviata da una ricevitoria di via Bologna, a Prato. La titolare, sentita dalla guardia di finanza, si ricorda di aver visto entrare un cinese molto agitato che aveva urgenza di spedire i fax e che non si dava pace perché l’apparecchio si era guastato. Ma ormai il danno era fatto e uno di quelli che verranno poi arrestati, Li Zhendao, passerà un brutto quarto d’ora. In una telefonata del 19 febbraio
Li Zhendao confiderà a tale Aming di essere stato picchiato
dai suoi soci per la storia del container sequestrato dalla guardia di finanza.
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