Questa notizia non fa altro che confermare la mia
opinione estremamente negativa verso gli Enti locali denominati Regione. Non
passa giorno che qualche amministratore non venga inquisito, fra tutte e venti
le Regioni, per aver eluso denaro pubblico, la cosa buffa è che il nostro
Governo propone una modifica del Senato, facendolo diventare in pratica la
Camera delle Regioni. Al peggio non c’è mai fine, le Regioni ( in quanto Enti
locali ) vanno chiuse e ripristinate le Province.
Sebastiano Campo
Fabio
Rizzi, arrestato consigliere regionale Lega Nord per tangenti sugli appalti
odontoiatrici
Altre 20 persone coinvolte nell'operazione "Smile":
le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla
corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Ai domiciliari anche la moglie del
consigliere. Ambrosoli (Patto civico): "Continui mercanteggiamenti"
di Alessandro Madron | 16 febbraio 2016 IL FATTO QUOTIDIANO
Viene
considerato un fedelissimo del governatore. E da presidente della commissione
permanente sulla sanità ha firmato la riforma in Lombardia. Una sorta di
assessore ombra dopo la “cacciata” di Mario Mantovani, pochi giorni dopo
arrestato per corruzione. Ma anche per Fabio Rizzi, varesotto, medico
anestesista, consigliere regionale per la Lega, è arrivata una notifica di
un’ordinanza di custodia cautelare. C’è infatti anche il suo nome nella lista
di coloro che, questa mattina, sono stati arrestati dai carabinieri del Comando
provinciale di Milano. Cuore dell’indagine della Procura di Monza, condotta dal
procuratore Luisa Zanetti e dal sostituto Manuela Massenz, il solito giro di
mazzette e meccanismi per turbare appalti pubblici. Gare bandite dalle aziende
ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici. E proprio
per questo l’operazione è stata chiamata “Smile”. Ordine di custodia cautelare
anche la moglie di Rizzi, per la quale il gip ha disposto gli arresti
domiciliari.
Ventuno
indagati, “corruzione e turbativa d’asta”
In tutto
sono ventuno le persone indagate (9 in carcere, 7 ai domiciliari e 5 con
obbligo di firma) con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere
finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Nel mirino degli
investigatori dell’Arma un gruppo imprenditoriale accusato di aver corrotto
funzionari ai quali erano affidate una serie di gare di appalto: le operazioni
coinvolgevano anche appalti di società private accreditate con il Sistema
sanitario nazionale, tutte per la gestione esterna di servizi odontoiatrici.
Gli episodi di corruzione ricostruiti nel corso delle indagini sono dieci. Nel
2013 Fabio Rizzi al Fatto.it disse che la gestione Formigoni aveva lasciato un
“buco di 200-300 milioni”. Il giorno dopo aveva tentato di smentire, ma il
Fatto.it aveva pubblicato la registrazione. Rizzi, 49 anni, ha alle spalle una
lunga militanza nella Lega Nord. Segretario provinciale del Carroccio di Varese
dal 2006 al 2008, è stato anche per cinque anni senatore dal 2008 al 2013 (una
figura vicina ai tempi sia a Umberto Bossi sia a Maroni) oltre che sindaco del
suo paese, Besozzo. In passato Rizzi si faceva notare anche perché girava a
bordo di Hummer giallo.
Così il
privato si inseriva sul pubblico come un vero e proprio reparto
È stato il
componente di un collegio sindacale di un’azienda ospedaliera lombarda a far
partire l’indagine. “Sono quattro gli imprenditori che si sono aggiudicati
importanti gare d’appalto per la gestione dei servizi odontoiatrici nel
territorio lombardo, su cui ha indagato il Nucleo Investigativo di Milano – spiega
il Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano, colonnello Canio Giuseppe
La Gala – le gare di appalto pubbliche venivano vinte illecitamente da questo
gruppo con la complicità di undici funzionari pubblici”.
A capo del
sodalizio, secondo la Procura, c’è l’imprenditrice Maria Paola Canegrati, che
ha assicurato appalti milionari al proprio gruppo imprenditoriale Odonto
Quality. La Canegrati con le imprese del suo gruppo si è aggiudicata appalti
nel settore della sanità, in particolare nell’esternalizzazione dei servizi
odontoiatrici. Gli appalti, per gli investigatori, sono stati truccati con la
collaborazione di diversi funzionari pubblici. E tutto, questa l’ipotesi, è
stato reso possibile grazie alle influenze politiche di Rizzi e al suo factotum
Mario Valentino Longo (odontoiatra) che hanno fatto in modo che gli appalti per
i servizi odontoiatrici venissero vinti sempre dalla Canegrati.
L’indagine,
che riguarda principalmente strutture sanitarie in provincia di Milano e Monza
Brianza. Marginalmente anche a Como, Varese, Bergamo e Brescia, ha permesso di
scoprire che da oltre 10 anni numerose aziende ospedaliere hanno esternalizzato
il servizio di odontoiatria ricorrendo a gare di appalto per circa 400 milioni.
Il privato si inseriva all’interno della struttura ospedaliera come un vero e
proprio reparto, gestendo tutto, dall’allestimento dei locali alle visite
passando per la gestione del personale, in un regime di sostanziale monopolio
del settore odontoiatrico in Lombardia il tutto a danno della qualità del
servizio e degli utenti che venivano spinti (tramite allungamento delle lista
d’attesa) a servirsi dei servizi a pagamento.
L’imprenditrice:
“Quando le cose non vanno bene metto di mezzo la politica”
Negli anni
imprenditrice Canegrati si era costruita una rete di aderenze nel mondo della
politica regionale, formando un vero e proprio gruppo che si è dedicato a
cercare influenze nei vari settori, a livello amministrativo cooptando
funzionari corrotti, che si sono messi a libro paga delle imprese appartenenti
al gruppo principale rendendo favori alle imprese del gruppo, ad esempio
portando avanti le pratiche amministrative delle imprese stesse, al di fuori di
qualunque regola di trasparenza e buona amministrazione. I favori venivano
pagati con denaro ma anche con altre utilità
come assunzione di parenti e finte consulenze.
Il livello
politico ha assicurato le condizioni per il permanere di questo sistema
clientelare “quando le cose non vanno bene metto di mezzo la politica” diceva
l’imprenditrice. Gli investigatori hanno documentato anche un passaggio di
50mila euro dalla Canegrati a Longo, che poi lo avrebbe spartito con Rizzi. I
due avrebbero incassato il finanziamento della campagna elettorale del Rizzi
per le elezioni regionali del febbraio 2013.
Le mogli di
Rizzi e Longo, quest’ultima aveva avuto per un periodo una finta consulenza da
5mila euro al mese, erano poi entrate in quote di società partecipate per metà
da loro e metà dalla Canegrati. Un modo questo per garantire flusso di denaro
senza dare nell’occhio.

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