DIFENDI LE TUE IDEE

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venerdì 21 ottobre 2016

QUESTI GOVERNANTI ABUSIVI TENTANO DI TOGLIERE LA REVERSIBILITA’ PENSIONISTICA

Ancora una volta gli attuali governanti d’Italia tentano di togliere soldi e diritti al popolo.
Vogliono assolutamente depredare le famiglie italiane di ogni avere e di ogni spettanza per cui hanno pagato  le tasse più alte del mondo, soldi spariti ad appannaggio dei soliti amici degli amici.
Tra i ladroni del governo e parlamento non si è levata una sola voce per dire agli italiani cosa hanno in mente, neanche quelli che si spacciano per i difensori dei diritti o chi attacca il “governo” e poi ne appoggia a pieno le malefatte.
E’ sconcertante vedere con quale arroganza e libertà sono liberi di affamare il popolo e come nessuno ormai lo difenda.
Le istituzioni a qualsiasi livello sono ormai proni ed imburattinati, buoni solo a cercare in qualsiasi modo di arrivare al 2018 per prendersi la pensione da parlamentare o a difendere il proprio stipendio.
Il popolo ha bisogno di ritrovare la propria tutela tramite i soggetti nati per questo ma che in questo momento sono schierati palesemente con i governanti; possiamo solo sperare che qualcuno di questi decida di cambiare atteggiamento e tornare a difendere i principi per cui hanno giurato.


E’ ormai giunto il momento della soluzione finale,  cioè andare a votare scegliendo quel soggetto che stabilisce un patto col popolo accettando di imporre col prossimo governo di annullare tutto ciò che hanno posto in essere gli attuali ladroni, chiedendo anche l’annullamento delle loro future pensioni e la restituzione di quanto percepito ingiustamente sino ad oggi.


L’allarme l’ha lanciato ieri Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil: in Commissione Lavoro alla Camera è arrivato un disegno di legge delega che contiene un punto gravissimo. In pratica, la pensione di reversibilità, quasi sempre appannaggio delle donne,verrà considerata una prestazione assistenziale e non previdenziale. E che significa questo? Tantissimo, purtroppo. Lungi dall’essere un diritto individuale, come di fatto dovrebbe essere, la pensione di reversibilità sarà legata all’Isee, cioè al reddito familiare. Solo in apparenza si tratta di una rivoluzione meritocratica. In pratica, è un modo per demolire un diritto individuale e rendere la pensione, frutto di contributi versati, inaccessibile per centinaia di migliaia di donne (e uomini).
Facciamo un esempio: basta che una donna vedova viva ancora con suo figlio che magari ha un piccolo reddito da lavoro per far saltare la pensione, perché sappiamo ormai bene che l’Isee è un trucchetto per togliere, visto che l’asticella viene sempre fissata a un reddito davvero da fame, oltre il quale saltano tutti i benefici. Dicevamo di una donna che vive con suo figlio, ma anche – immaginiamo – di due donne che decidano di condividere una casa per rendere meno grama la la loro vecchiaia, o di una donna che dopo la morte del marito inizi una nuova convivenza: in tutti questi casi, se l’altro ha un minimo di reddito, ecco che la pensione di reversibilità salta, lasciando la donna senza reddito, a dipendere dalle persone con cui vive. Contribuisce inoltre all’Isee anche la casa, e siccome il governo a volte considera una proprietà come una forma di reddito, ci potrebbero essere casi di vedove con diritto alla reversibilità con casa propria e nessun reddito, visto che con la casa non si mangia.
Insomma sempre di più d’altronde questo governo va verso l’abolizione dei diritti individuali – ci aveva provato anche con l’assegno che spetta agli invalidi, anche quello lo si voleva agganciare all’Isee prima che una valanga di proteste lo fermasse – rendendo le persone sempre più povere e meno libere. Questa riforma poi colpisce in particolare le donne di oggi, che avranno già pensioni poverissime a causa di lavori intermittenti e del sistema contributivo. La reversibilità costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quasi contare. Fino ad oggi, appunto. Possiamo solo sperare che i parlamentari si fermino per il loro interesse, cioè quello delle loro mogli. Ormai solo il loro interesse privato può essere la leva per una tutela, a meno che non si trovi un cavillo che escluda le mogli dei parlamentari. L’altra speranza è quella di sempre: la giurisprudenza, ossia una corte che dichiari illegittima questa norma, perché contributi versati verrebbero scippati dall’Istituto di previdenza a persone che li hanno versati. A proposito di Inps, cosa dice Boeri di questa riforma? Economista dalla visione liberale, può accettare una riforma così profondamente illiberale solo per fare cassa, cassa, peraltro, sulla pelle delle vedove?

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