Ancora una volta gli attuali
governanti d’Italia tentano di togliere soldi e diritti al popolo.
Vogliono assolutamente depredare le
famiglie italiane di ogni avere e di ogni spettanza per cui hanno pagato le tasse più alte del mondo, soldi spariti ad
appannaggio dei soliti amici degli amici.
Tra i ladroni del governo e
parlamento non si è levata una sola voce per dire agli italiani cosa hanno in
mente, neanche quelli che si spacciano per i difensori dei diritti o chi
attacca il “governo” e poi ne appoggia a pieno le malefatte.
E’ sconcertante vedere con quale
arroganza e libertà sono liberi di affamare il popolo e come nessuno ormai lo
difenda.
Le istituzioni a qualsiasi livello sono
ormai proni ed imburattinati, buoni solo a cercare in qualsiasi modo di
arrivare al 2018 per prendersi la pensione da parlamentare o a difendere il
proprio stipendio.
Il popolo ha bisogno di ritrovare la
propria tutela tramite i soggetti nati per questo ma che in questo momento sono
schierati palesemente con i governanti; possiamo solo sperare che qualcuno di
questi decida di cambiare atteggiamento e tornare a difendere i principi per
cui hanno giurato.
E’ ormai giunto il momento della
soluzione finale, cioè andare a votare
scegliendo quel soggetto che stabilisce un patto col popolo accettando di
imporre col prossimo governo di annullare tutto ciò che
hanno posto in essere gli attuali ladroni, chiedendo anche l’annullamento delle loro future pensioni e la
restituzione di quanto percepito ingiustamente sino ad oggi.
L’allarme
l’ha lanciato ieri Ivan Pedretti, segretario generale
dello Spi-Cgil: in Commissione Lavoro alla Camera è arrivato un disegno di
legge delega che contiene un punto gravissimo. In pratica, la pensione di
reversibilità, quasi sempre appannaggio delle donne,verrà considerata una prestazione assistenziale e
non previdenziale. E che significa questo? Tantissimo,
purtroppo. Lungi dall’essere un diritto individuale, come di fatto dovrebbe
essere, la pensione di reversibilità sarà legata all’Isee, cioè al reddito
familiare. Solo in apparenza si tratta di una rivoluzione meritocratica. In
pratica, è un modo per demolire un diritto individuale e rendere la
pensione, frutto di contributi versati, inaccessibile per centinaia di migliaia
di donne (e
uomini).
Facciamo un esempio:
basta che una donna vedova viva ancora con suo figlio che magari ha un piccolo
reddito da lavoro per far saltare la pensione, perché sappiamo ormai bene che
l’Isee è un trucchetto per togliere, visto che l’asticella viene sempre fissata a un reddito davvero da fame, oltre il quale saltano tutti i
benefici. Dicevamo di una donna che vive con suo figlio, ma anche – immaginiamo
– di due donne che decidano di condividere una casa per rendere meno grama la
la loro vecchiaia, o di una donna che dopo la morte del marito inizi una nuova
convivenza: in tutti questi casi, se l’altro ha un minimo di reddito, ecco
che la pensione di reversibilità salta, lasciando la donna senza reddito,
a dipendere dalle persone con cui vive. Contribuisce inoltre all’Isee anche la
casa, e siccome il governo a volte considera una proprietà come una forma di
reddito, ci potrebbero essere casi di vedove con diritto alla reversibilità con
casa propria e nessun reddito, visto che con la casa non si mangia.
Insomma sempre di
più d’altronde questo governo va verso l’abolizione
dei diritti individuali –
ci aveva provato anche con l’assegno che spetta agli invalidi, anche quello lo
si voleva agganciare all’Isee prima che una valanga di proteste lo fermasse –
rendendo le persone sempre più povere e meno libere. Questa riforma poi
colpisce in particolare le donne di oggi, che avranno già pensioni poverissime a causa di lavori
intermittenti e del sistema contributivo. La reversibilità
costituiva fino ad oggi una piccola certezza sulla quasi contare. Fino ad oggi,
appunto. Possiamo solo sperare che i parlamentari si fermino per il loro
interesse, cioè quello delle loro mogli. Ormai solo il loro interesse privato
può essere la leva per una tutela, a meno che non si trovi un cavillo che
escluda le mogli dei parlamentari. L’altra speranza è quella di sempre: la
giurisprudenza, ossia una corte che dichiari illegittima questa norma, perché
contributi versati verrebbero scippati dall’Istituto di previdenza a persone
che li hanno versati. A proposito di Inps, cosa dice Boeri di questa riforma? Economista dalla visione liberale, può
accettare una riforma così profondamente illiberale solo per fare cassa, cassa,
peraltro, sulla pelle delle vedove?

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