Oggi siamo ad analizzare il nuovo fenomeno dei
Voucher, come sostiene , in questo caso giustamente Boeri (Presidente INPS),
“La nuova frontiera del precariato”.
Uno strumento che identifica come il lavoro sia
diventato una chimera per molte persone e in questo caso si denota una nuova
fonte di schiavismo umano….Persone che in stato di bisogno sono costrette ad
accettare ogni forma di condizione contrattuale per la loro sopravvivenza….
Questo articolo è significativo…..
Sebastiano Campo
Voucher, il 37% dei percettori non ha altri redditi da
lavoro. E l’85% guadagna sotto i mille euro l’anno
Non solo dipendenti in cerca di arrotondare lo
stipendio o pensionati impegnati in un lavoretto saltuario. Come dimostrano le
cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro, nel 23% dei casi, i buoni sono usati per
pagare ex occupati dell'età media di 37 anni. Tra 2013 e 2015 i prestatori sono
più che raddoppiati, nell'ordine del 137%
Non solo dipendenti in cerca di un secondo impiego per
arrotondare o pensionati impegnati in un lavoretto saltuario. Come dimostrano
le cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro, nel 2015 i voucher, strumento pensato
per retribuire il lavoro accessorio, nel 23% dei casi sono usati per pagare
lavoratori dell’età media di 37 anni, ex occupati, che in buona parte hanno
perso il posto nei due anni precedenti. E un’altra fetta importante fetta di
persone, il 14%, non è mai stata occupata. Risultato: nel 37% dei casi, quasi
uno su quattro, quello retribuito a voucher è l’unico reddito da lavoro. E si
tratta di un’entrata non certo sufficiente a mantenere una persona. Secondo la
relazione, l’85% dei lavoratori che ha avuto almeno un buono è rimasto al di
sotto dei mille euro annui. Il dato rivela una netta deriva dello strumento
rispetto al suo intento originario, cioè quello di facilitare l’emersione dal
lavoro nero e pagare prestazioni occasionali per occupazioni saltuarie come il
giardinaggio o i mestieri domestici: lo stesso presidente dell’Inps, Tito
Boeri, ha definito questo strumento “la nuova frontiera del precariato“. Non a
caso, nei prossimi giorni il governo varerà un decreto per introdurre la
tracciabilità dei buoni lavoro e limitarne la crescita esponenziale. Ma i
sindacati hanno già spiegato come questo intervento non sia sufficiente per
eliminare gli abusi, ma sia necessario escludere interi settori e fissare un
tetto di ore oltre il quale i buoni non si possono usare.
Nel dettaglio, il rapporto di Inps e Veneto Lavoro fornisce
un quadro dei percettori di voucher nel 2015. Tra 2013 e 2015 i prestatori sono
più che raddoppiati, nell’ordine del 137%. I silenti, cioè gli ex occupati,
sono attorno al 23%. L’età media è pari a 37 anni e la quota di donne è pari al
57%. Di queste persone circa il 40% è risultato attivo, occupato o beneficiario
di ammortizzatori sociali, nel 2014. Un altro 20% nel 2013. I soggetti mai
occupati, per lo più giovani intorno ai vent’anni, sono pari al 14%, meno di
200mila. In questo caso, la presenza di donne sfiora il 60%, mentre il 30% ha
già percepito voucher negli anni precedenti.
Gli occupati, che hanno un secondo lavoro retribuito a
voucher, rappresentano il 37% dei casi. All’interno di questa quota, il 29%
lavorano presso aziende private, mentre l’8% sono lavoratori domestici,
parasubordinati, operai agricoli, lavoratori autonomi, casse professionali,
dipendenti pubblici. Gli indennizzati, cioè percettori di ammortizzatori
sociali (in larga maggioranza disoccupati beneficiari di Aspi, MiniAspi o
Naspi, in minima parte percettori di cassa integrazione) sono il 18%, circa
252mila. In questo gruppo prevalgono i maschi e l’età media è 37 anni. I
pensionati, infine, rappresentano l’8% dei casi.
Sul fronte degli importi guadagnati dai lavoratori, sono
state 207mila le persone che hanno percepito più di mille euro netti nell’anno
grazie ai voucher appena il 15% del totale.
Quasi un milione di lavoratori ha guadagnato meno di 500 euro mentre 213mila
hanno percepito solo da uno a cinque voucher nell’intero anno.
Per quanto riguarda i committenti, invece, il rapporto
sottolinea che sono raddoppiati (+100%) dal 2013 al 2015, passando a 473mila.
Il 76% dei voucher sono stati pagati da aziende dell’industria e del terziario,
attive soprattutto nel turismo e nel commercio. Il resto è formato da persone
giuridiche e persone fisiche, artigiani e commercianti senza dipendenti, imprese
agricole e agricoltori autonomi.
In totale, nel periodo 2008-2015, sono stati venduti 277,2
milioni di voucher da 10 euro per un valore complessivo di oltre 2,7 miliardi
di euro. Il numero di tagliandi è passato dai 500mila del 2008 ai 115 milioni
del 2015. Su questa crescita esponenziale ha inciso soprattutto la legge
Fornero, che ha liberalizzato l’utilizzo dello strumento in praticamente tutti
i settori, ma anche il Jobs act, che nel 2015 alzato da 5mila a 7mila euro il
limite del reddito percepibile da ogni lavoratore in voucher.

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