I dati forniti oggi dall’ISTAT certificano il fallimento del
Governo Renzi, vediamo che balle racconterà il Presidente del Consiglio per
giustificare questi numeri……..Ma gli Italiani vorranno continuare a votare i
soggetti Politici che hanno portato il Paese in questo stato ? Cosa deve
accadere ancora per svegliare gli animi dei cittadini ?
Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi
solo la Grecia”
Nel suo rapporto annuale 2016, l 'istituto di
statistica spiega che un minore su cinque è in condizione di povertà, mentre
cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Sei giovani su 10
vivono a casa dai genitori, uno su quattro non studia e non lavora. E si
prevede che nel 2025 il tasso di occupazione resti ai livelli del 2010
Famiglie senza lavoro in aumento, una spesa sociale
inefficiente, una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito.
Questo è il quadro fornito dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat, relativo al
2015. Ma l’istituto scatta la fotografia anche di una società italiana dove 6
giovani su 10 vivono ancora con i genitori, mentre uno su quattro non studia e
non lavora. Il tutto in un contesto economico non certo esaltante, con
un’inflazione molto debole e un mercato del lavoro incerto: nel 2015,
l’istituto prevede che l’occupazione rimanga ferma a un livello simile al 2010.
Oltre 2 milioni di famiglie senza lavoro. Un minore su 5 in condizione di povertà -
In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie
“jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel
Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende
all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L’incremento ha riguardato le famiglie
giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7%
al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.
I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più
elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, scontando un
peggioramento della loro condizione relativa anche rispetto alle generazioni
più anziane. L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il
2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel
2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di
povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è
osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando
l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei
più giovani.
La spesa sociale è inefficiente, peggio di noi solo la
Grecia. E aumenta la disuguaglianza - Il sistema di protezione sociale italiano
è tra quelli europei “uno dei meno efficaci“. Lo rileva il Rapporto annuale
Istat 2016, evidenziando come “la spesa pensionistica comprime il resto dei
trasferimenti sociali”, aumentando il rischio povertà. Nel 2014 il tasso delle
persone a rischio si riduceva dopo il trasferimenti di 5,3 punti (dal 24,7% al
19,4%) a fronte di una riduzione media nell’Ue di 8,9 punti. Solo in Grecia il
sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.
In Italia, sottolinea l’Istat, la disuguaglianza nella distribuzione
del reddito (misurata attraverso l’indice di Gini sui redditi individuali lordi
da lavoro) è aumentata da 0,40
a 0,51 tra il 1990 e il 2010; si tratta dell’incremento
più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati.
Sei giovani su 10
a casa dai genitori. Il 25% non studia e non lavora - La
generazione dei bamboccioni non molla: nel 2014 più di 6 giovani su 10 (62,5%)
tra i 18 e i 34 anni hanno vissuto ancora a casa con i genitori. Il dato ha
riguardato nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto
europeo l’Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei paesi mediterranei
(“dove i legami sono ‘fortì”), a fronte di una media Ue del 48,1%.
Sono più di 2,3 milioni nel 2015 i giovani di 15-29 anni non
occupati e non in formazione (Neet), di cui tre su quattro vorrebbero lavorare.
I Neet sono aumentati di oltre mezzo milione sul 2008 ma diminuiscono di 64mila
unità nell’ultimo anno (-2,7%). L’incidenza dei Neet sui giovani di 15-29 anni
è al 25,7% (+6,4 punti percentuali su 2008 e -0,6 punti su 2014).
Dopo la laurea i giovani non cercano lavoro, ma continuano a
studiare - Rispetto a una ventina di anni fa sono quasi raddoppiati i giovani
che a tre anni dalla laurea non cercano lavoro, la maggior parte perché ha
deciso di continuare a studiare. A tre anni dal conseguimento del titolo, nel
1991 i laureati occupati erano il 77,1%. Questo valore è sceso al 72% nel 2015,
anno nel quale non cercano lavoro circa il 12,5% dei giovani laureati, quasi il
doppio di quelli del 1991 (6,6%). Quest’ultimo dato va letto – spiegano i
ricercatori – assieme al fenomeno della prosecuzione delle attività di
formazione: nel 2015, infatti, il 78,7% di coloro che dichiarano di non cercare
lavoro risultano impegnati in dottorati, master, stage o ulteriori corsi di
laurea, quando nel 1991 la stessa quota era pari a 59,7%.
Mercato del lavoro incerto: nel 2025 la stessa occupazione
del 2010 - Nel 2016 l’andamento dei prezzi “appare ancora molto debole” e
quello del mercato del lavoro “è incerto“. Lo afferma l’Istat nell’ultimo
rapporto annuale, ritenendo “plausibile”, per il primo semestre, il succedersi
di periodi di debole crescita tendenziale dei prezzi e di episodi
deflazionistici. La ripresa dei consumi risulta infatti insufficiente a
bilanciare il calo dei prezzi energetici. Allo stesso tempo, il mercato del
lavoro nei primi tre mesi 2016 mostra una sostanziale stabilità degli occupati.
L’Istat prevede inoltre, in un esercizio statistico, “un miglioramento
piuttosto modesto del grado di utilizzo dell’offerta di lavoro” nei prossimi
anni. Nel 2025 il tasso di occupazione potrebbe così restare “prossimo a quello
del 2010, a
meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi
e un ampliamento della base produttiva”.
Aumentano gli occupati, ma dal 2008 scende l’incidenza del
lavoro stabile. Nel 2015 gli occupati in Italia sono 22,5 milioni, 186mila in
più sull’anno (+0,8%). L’anno scorso il contratto a tempo indeterminato è stato
il più diffuso: vi hanno fatto ricorso quasi due terzi delle aziende
manifatturiere e del terziario. Nonostante l’aumento dei contratti fissi,
l’incidenza del lavoro standard sul totale degli occupati è scesa al 73,4% nel
2015 dal 77% del 2008 con 1,3 milioni di occupati in meno. A trainare le assunzioni,
in particolare nelle imprese manifatturiere, sono stati in primis gli sgravi
contributivi.
La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Nel 2015
minimo storico per le nascite – Al 1 gennaio 2016 la stima della popolazione
italiana è di 60,7 milioni di residenti (-139mila sull’anno precedente) mentre
gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è
tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania. Nel desolante
quadro demografico si inserisce il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per
le nascite: nel 2015 sono state 488mila, 15mila in meno rispetto al 2014. Per
il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per
donna.

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