Non
si può che condividere le opinioni del Dalai Lama , la logica impone questo
tipo di riflessioni, gli interessi delle lobby sono altri , altrimenti non si
spiega il motivo per cui l’ONU non prende in considerazione alcun tipo di
intervento per limitare questo esodo e questa strage di esseri umani nel
Mediterraneo (880, secondo stime, solo questa settimana), essendo l’unico
organo che può intervenire in materia, Come
si evince dallo Statuto, e può
chiedere il posizionamento ,nei luoghi
da dove partono questi migranti, dei centri di accoglienza e di
identificazione senza ledere la
sovranità dei Paesi in questione……non si spiega il motivo per cui nessun capo
di Stato ha il coraggio di denunciare l’ONU e il suo Presidente di strage
umanitaria.
Sebastiano
Campo
Pure il Dalai Lama bastona il Papa: "Così
diventate un Paese arabo"
QUOTIDIANO “LIBERO” del 01 Giugno 2016 di Andrea Morigi
«Anche da un punto di vista morale», il Dalai Lama è convinto che «i
rifugiati dovrebbero essere ammessi soltanto temporaneamente» e «l’obiettivo
dovrebbe essere che ritornino e aiutino a ricostruire i loro Paesi».
L’argomento è scottante, il terreno è scivoloso, ma lui non ha paura a
dichiararlo pubblicamente, in un’intervista alla tedesca Frankfurter Allgemeine
Zeitung, consapevole che sta per farsi dei nemici. A partire dalla cancelliera
tedesca Angela Merkel, a cui sembra rivolto il messaggio visto il mezzo di
comunicazione, ma anche le parole scelte per parlare dell’emergenza migranti:
«Ce ne sono troppi adesso», ha aggiunto.
Se lo avessero detto Marine Le Pen, Matteo Salvini o qualche leader di
Pegida, nessuno ci avrebbe fatto caso. Che le loro opinioni siano condivise da
una delle personalità più note e stimate del mondo, sconcerta. Potrà risultare
anche sorprendente che un religioso mantenga il proprio attaccamento a una
tradizione minacciata dalla globalizzazione, eppure il Dalai Lama sa quel che
dice quando ci mette sul chi va là, spiegando che l’Europa, in particolare la
Germania non può diventare un Paese arabo. La Germania è la Germania».
Certo, «quando guardiamo il volto di ogni rifugiato, ma specialmente quelli
di donne e bambini, percepiamo la loro sofferenza e un essere umano che è un
pochino più fortunato ha il dovere di aiutarli ma ce ne sono così tanti che in
pratica è diventato difficile».
Certo, i templi e i monasteri buddisti non sono noti come succursali della
Caritas, ma ognuno ha la propria vocazione e in ogni caso Tenzin Gyatso, l’81enne
leader mondiale del buddismo tibetano, è lui stesso un profugo, che ha scelto
l’esilio dal 1959, a causa dell’invasione del Tibet da parte della Cina
comunista nel 1950 e della successiva persecuzione della religione buddista.
Già questa sua posizione politica ha contribuito un po’ a dipingere il Dalai
Lama come un bieco reazionario e lo ha reso sgradito a molti che con Pechino
desiderano a tutti i costi fare affari, dispostissimi a chiudere due occhi
davanti ai campi di concentramento, alle esecuzioni capitali e alla mancanza di
democrazia. Magari tenteranno di togliergli anche il Nobel per la Pace, che gli
era stato assegnato nel 1989, di dargli dello xenofobo se non proprio del
nazista, scoprendo che fra i simboli buddisti si trova anche una svastica.

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