CETA , il nuovo trattato di scambio merci e professioni tra Europa e Canada, un modo per aggirare il fallimento del TTP, in questo modo le multinazionali più note degli Stati Uniti potranno con un' estrema facilità aggirare i dazi , creando , se già non hanno, la loro sede legale in Canada.
Il tutto viene fatto negli interessi di questi colossi industriali a discapito dei consumatori, dei lavoratori e delle piccole e medie aziende .
Sebastiano Campo
LA GLOBALIZZAZIONE, IL CETA E LA FINE DELL' UTOPIA MADE IN USA. SE N'E' DISCUSSO A LEFT LAB.
- "Il CETA è un accordo quadro che intende proseguire sulla stessa strada dove il Ttip ha fallito, con un' impronta tutta statunitense, che tuttavia dovrà tenere conto anche di altre globalizzazioni nel mondo".
E' questo, in estrema sintesi, il sunto di quanto spiegato dal professor Fabrizio Ghilardi venerdì sera nella sede di Left Lab, in via filippino, in occasione del primo appuntamento nazionale con un accademico a solo un mese dalla approvazione del trattato commerciale.
E' questo, in estrema sintesi, il sunto di quanto spiegato dal professor Fabrizio Ghilardi venerdì sera nella sede di Left Lab, in via filippino, in occasione del primo appuntamento nazionale con un accademico a solo un mese dalla approvazione del trattato commerciale.
Ghilardi, spronato dal collega Lucarini, ha sottolineato la scarsa democraticità dell'accordo: "Il Ceta, del quale ancora non si sa molto, considerato che è ancora in una fase di sperimentazione, viene criticato da più parti, per esempio da Coldiretti, perché penalizzerebbe e metterebbe in crisi alcuni settori come quello agricolo, della carne, del grano, etc... , tuttavia uno degli aspetti più importanti, ma soprattutto densi di conseguenze per noi europei e per la stessa Unione, è che questo trattato, che prevede la liberalizzazione dei commerci tra i paesi della UE e appunto il Canada, di fatto finisce per favorire quasi esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti. In pochi, infatti, hanno chiaro che gli USA c'entrano eccome, perché quasi tutte le multinazionali statunitensi hanno la sede legale appunto in Canada, spesso al confine, quindi attraverso il Canada possono arrivare con le loro merci in Europa senza problemi, visto l'abbattimento del 98% dei dazi doganali tra Canada e Europa, sfruttando appunto il CETA. Anche nel caso in cui Trump ponesse dazi alle merci europee.
Ghilardi, dopo aver ricordato che vi sarà una liberalizzazione anche nella libera professione (ha portato l'esempio degli avvocati), ha spiegato come non si tratti del primo accordo tra queste 2 aree del pianeta, infatti negli anni ' 70, quindi circa 40 anni fa, aveva già fatto qualcosa di simile con le allora comunità europee. Ci sarebbe dunque da domandarsi se quel trattato di allora funzionò oppure no. La risposta di Ghilardi è un NI, qui entra nel dibattito la differenza di opinioni che il professore ha nei confronti dell' attuale primo ministro Justin Trudeau e suo padre, Pierre Elliott Trudeau, il leggendario e carismatico primo ministro canadese tra i settanta e gli ottanta del secolo scorso: sostanzialmente negativo sul primo, positivo sul padre (che Ghilardi ha conosciuto e incontrato personalmente). "Direi che non si puo' dire tale padre e tale figlio - ha detto Ghilardi - in tal caso, anzi, perché se l'attuale premier, per carità molto popolare e fotogenico, fa una politica soltanto a parole a favore dell'ecologia e dell'interesse generale, ma in realtà si sottopone agli interessi di Washington, ebbene il padre sapeva anche dire dei no agli Stati Uniti e alla politica statunitense.
Si torna quindi un' altra volta al cuore del problema: che lo si chiami Ttip, Ceta o Nafta, la questione è che tutti questi trattati sono parte di un' unica ideologia, quella della globalizzazione made in Usa, che come tale persegue gli interessi degli Stati Uniti, lasciando ai partner solo le briciole. "Alla Conferenza di Bretton Woods - ha spiegato l'accademico - gli Stati Uniti dettarono le regole mondiali, certamente a favore dei propri interessi, ma con un' utopia positiva che nel corso degli anni si è persa. Dalla fine della guerra fredda - continua Ghilardi - nel biennio 1989/1991 con l'ideologia della globalizzazione statunitense, che attenzione è solo una delle tante globalizzazioni, non certo l'unica, si sono fatti da parte statunitense una serie di errori madornali che hanno portato all'attuale situazione geopolitica: dal rapporto con la Russia, alla strategia in Siria. Non è un caso che una presenza del gigante russo nel Mediterraneo contrasti con l'idea di globalizzazione che hanno in mente a Washington". Ghilardi ha anche ricordato come in fondo la stessa ISIS in Iraq e in Siria, in Medio Oriente, sia nata e sia cresciuta anche per gli errori della Clinton, che hanno portato per mettere in crisi la stessa NATO con tutto quello che sta succedendo nella Turchia di Erdoğan.
Ghilardi ha speso una parola per criticare chi dà una visione troppo ideologica della questione dei trattati: "Spesso sento criticare accordi commerciali come il Ceta, appunto, il Ttip o il Nafta, soprattutto da un punto di vista ideologico e con una certa dose di superficialità, quando invece secondo me il problema è ancora più profondo rispetto a un generico anti americanismo di maniera, poiché è in gioco addirittura la stessa democrazia". "Mi pare che oggi - ha continuato Ghilardi - il governato sia addirittura felice di assoggettarsi al governante", citando "Il Discorso sulla servitù volontaria, forse l'opera più nota di Étienne de La Boétie.
Infine, e qui almeno a parere di chi scrive, l'accademico dà il meglio di sé, un audace ma centrato paragone storico tra l'attualità e la politica dell' ENI sotto Enrico Mattei: Ghilardi osserva come nel mondo attuale non esista un' unica globalizzazione a stelle e strisce, ma come vi sia anche un altro modello di globalizzazione, ovvero quello della via della seta, quello pensato in Cina. "Esistono altre prospettive a livello globale, per esempio in Cina, dove rispetto al Ceta e all'ideologia statunitense o occidentale, ebbene esiste un' altra proposta di globalizzazione, che proprio come nel caso di Mattei, prevede numerosi vantaggi in più per i paesi coinvolti nella globalizzazione cinese. Da punto di vista sembra quindi essere molto più pragmatica e forse anche più efficace e attrattiva".
Marco Toccafondi


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