In questo articolo si fa
riferimento alla Bilancia commerciale,
un dato che sfugge a molti cittadini, uno strumento che è indice dello stato di
salute in cui versa il Paese. Da questi dati si evince che il motore trainante,
quello tedesco, sta schiacciando tutti gli stati membri dell’UE, continuando su
questa strada vedremo una Germania sempre più ricca e gli altri stati che
andranno sempre più verso il baratro della povertà. Oggi più che mai, dovremo
ripensare a questa Europa , le strade sono due : diventare l’Europa dei Popoli,
tutti con i soliti strumenti fiscali e solite imposte, considerando i debiti di
ogni Paese come un debito comune a cui far fronte come un unico Stato; oppure ridare la Sovranità ad ogni singolo
Paese cedendo la Banca centrale ai cittadini , in modo che chiunque possa
reiniziare a battere moneta e far fronte ai propri fabbisogni.
Sebastiano Campo
Bilancia commerciale, cos’è e come funziona. Perché la Germania
è avvantaggiata
Perché servono bilance
dei pagamenti strutturalmente in pareggio
07/07/2016 -
Il surplus record della bilancia commerciale della Germania è cosa nota, a fine
2015 era salito a 275 miliardi di euro, per poi toccare un nuovo primato
recentemente. Questo disallineamento con gli altri paesi dell’Eurozona suscita
però parecchi mal di pancia, tanto che se ne chiede il sanzionamento così come
previsto da Maastricht. Ma perché un eccesso di export costituirebbe un fattore
devastante per l’economia? Quali sono i mezzi per contrastarlo? Cominciamo a
vedere come funziona la bilancia commerciale, l’ammontare delle importazioni e
delle esportazioni di merci di un paese.
Cos’è e come
funzionano le dinamiche della bilancia commerciale
I rapporti
commerciali e finanziari di ciascun Paese con l’estero sono rappresentati dalla
bilancia dei pagamenti: il saldo è rappresentato da un flusso monetario, che
può essere attivo o passivo. Nel primo caso abbiamo un Paese che ha venduto ed
incassato dal Resto del mondo più di quanto ha comprato e pagato. Nel secondo
caso, abbiamo un Paese che ha venduto ed incassato meno di quanto ha comprato e
pagato.
Nel primo
caso il Paese si arricchisce; nel secondo si impoverisce e deve fronteggiare i
maggiori esborsi utilizzando il risparmio interno, ovvero ricorrendo al
prestito estero.
L’insieme
degli investimenti e dei crediti all’estero, e di converso delle proprietà e
dei debiti verso l’estero sono sintetizzati dalla Posizione finanziaria
internazionale netta. Nel caso che questa posizione sia attiva, ciò significa
che il valore degli asset posseduti all’estero e dei crediti verso l’estero è
superiore al valore delle proprietà straniere nel Paese ed ai debiti del Paese
stesso verso l’estero. La posizione finanziaria internazionale è costituita da
stock, che sommano proprietà e crediti.
Nella
bilancia dei pagamenti correnti, la prima componente è quella commerciale che
fa riferimento alle transazioni in merci e servizi. C’è poi la componente dei
redditi, primari e secondari, in cui vengono iscritti rispettivamente tutti i
pagamenti per rimesse degli emigrati/immigrati, i pagamenti e gli incassi per
investimenti e titoli di debito ed i pagamenti senza corrispettivo.
Anche
all’interno dell’Unione europea, e tra gli Stati che hanno adottato l’euro come
moneta comune, i rapporti internazionali sono rappresentati dalle bilance dei
pagamenti e dalle posizioni finanziarie internazionali nette. Un equilibrio
delle bilance dei pagamenti all’interno dell’Eurozona, visto che non esistono
strumenti redistributivi di reddito posti a carico delle aree ricche in favore
di quelle più povere, è indispensabile per evitare il ripetersi delle crisi che
abbiamo rilevato dopo il 2010.
Perché il
surplus della Germania penalizza gravemente e in modo poco lecito l’Ue
Il caso dei
rapporti tra Germania e Grecia è emblematico.
L’attivo
della bilancia dei pagamenti della Germania è in attivo strutturale da anni,
violando la regola europea sugli squilibri macroeconomici eccessivi, secondo
cui non si deve avere un attivo superiore al 6% per più di tre anni di fila. Il
divieto vale anche per il disavanzo, che non deve essere negativo oltre il 4%.
D’altra
parte, se c’è qualcuno in attivo, ci deve essere qualcun altro in passivo. Il
motivo per cui, al di là delle fluttuazioni annuali, i rapporti correnti con
l’estero devono essere in pareggio, deriva dalle conseguenze che derivano dal
fatto che uno o più Paesi vendano
costantemente più di quanto comprino, incassando dall’estero sempre più moneta
di quanto paghino.
Innanzitutto,
si sottrae reddito al lavoro impiegato nell’attività di esportazione: la
maggiore produttività, dimostrata dalla competitività in termini di qualità e
prezzo, viene destinata al profitto e non viene redistribuita al fattore
lavoro.
Facciamo un
esempio. Nelle relazioni tra Germania e Grecia, poniamo che nel primo anno
l’attivo tedesco rispetto al passivo della Grecia dipenda dal fatto che la
Germania vende automobili per un valore superiore a quello speso dai tedeschi
che vanno in vacanza in Grecia. A questo punto, ci sono due reazioni possibili:
nella prima, gli operai tedeschi sono pagati di più dalle loro imprese, e
l’anno dopo faranno vacanze più lunghe in Grecia, cosicché i conti ritornano in
equilibrio; nella seconda, i salari degli operai tedeschi rimangono invariati,
ma il surplus della Germania viene prestato alle banche greche affinché anche
nel nuovo anno i cittadini greci abbiano soldi a prestito per continuare a
compare macchine tedesche.
Nel primo
caso, i conti tornano in equilibrio e si attiva un meccanismo virtuoso, perché
i maggiori salari degli operai tedeschi vengono spesi allungando le vacanze in
Grecia. L’anno dopo, con i maggiori ricavi della stagione turistica, i
cittadini greci continuerebbero a comprare macchine tedesche ma senza doversi
indebitare.
Nel secondo
caso, i conti rimangono squilibrati e si attiva un processo vizioso: la
Germania, per poter continuare a vendere lo stesso numero di automobili in
Grecia, incassando più di quanto i suoi cittadini spendano in Grecia durante le
vacanze, deve prestare denari alla Grecia; i cittadini greci, per poter continuare
a comprare lo stesso numero di automobili tedesche, devono indebitarsi. Se le
banche tedesche non prestassero denari alle banche greche per finanziare i
nuovi acquisti di auto, le industrie tedesche ridurrebbero le vendite, creando
problemi di occupazione. Si innesca un meccanismo perverso: i tedeschi, per
poter vendere ancora automobili in Grecia, sono costretti a prestare ogni anno
sempre più denari ai compratori. L’attivo commerciale sull’estero viene
reimpiegato come credito verso l’estero.
Il meccanismo
della svalutazione non funziona con l’euro
In passato,
quando ognuno aveva la sua moneta, i tedeschi il marco ed i greci la dracma,
c’era il meccanismo della svalutazione. La moneta greca perdeva periodicamente
valore sul marco, e così i greci compravano automaticamente meno automobili
tedesche. Parimenti, il marco si rivalutava sulla dracma, e così i tedeschi
potevano allungare automaticamente le loro vacanze in Grecia: spendendo gli
stessi marchi dell’anno precedente, potevano permettersi di stare più tempo.
L’euro,
moneta unica, rende impossibile la svalutazione. Ai Greci non resta che
indebitarsi o abbassare i salari, creando la depressione generalizzata.
Se i conti
correnti con l’estero di un paese sono in attivo strutturalmente, come quelli
della Germania, le sue banche sono costrette a prestare ogni anno altro denaro
ai compratori esteri. Arriva un punto in cui i debitori non sono in grado di
continuare a pagare i debiti ed a comprare ancora, facendo default.
Questo è
quello che è successo nelle relazioni tra la Germania da una parte, e
dall’altra la Grecia e la Spagna.
La Germania
continua a vendere all’estero più di quanto non compra: accumula denaro che
presta all’estero per evitare che all’interno ci sia inflazione. Diviene allo
stesso tempo sempre più sospettosa della capacità dei suoi debitori di onorare
i prestiti: è costretta così ad imporre il Fiscal Compact, per evitare che gli
altri Stati dell’euro si indebitino eccessivamente, e la Banking Union per
evitare che le banche degli altri Paesi non rimborsino i prestiti ricevuti da
quelle tedesche. E’ costretta ad assumere il ruolo del colonizzatore
finanziario. Se aumentassero i salari tedeschi e la Germania aumentasse gli
investimenti pubblici, tutti starebbero meglio: tedeschi, greci, spagnoli ed
anche gli italiani.
Ecco perché,
nelle relazioni commerciali internazionali, l’attivo strutturale non è affatto
positivo.

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